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Basilicata terra dei Neet: disoccupati e rassegnati

Il 22,5% dei giovani fino a 29 anni ha rinunciato a cercare lavoro

Basilicata terra dei Neet: disoccupati e rassegnati

La Basilicata è al decimo posto in Europa nella non certo positiva classifica dei Neet con il 22,5 per cento dei giovani tra i 15 e i 29 anni che, di fronte alla carenza di opportunità di lavoro, rinunciano a cercare un’occupazione. Lo rivela Eurostat, che nella speciale classifica del «Vecchio Continente» pone in cima quattro regioni del Sud Italia (Sicilia, Calabria, Campania e Puglia), cui seguono regioni spagnole e bulgare e, appunto, la Basilicata. Il dato, però, se esteso alla fascia di età dai 15 ai 34 anni si impenna, visto che, secondo le statistiche fornite dai centri per l’impiego, arriva al 66,4 per cento.

A conti fatti, solo il 32,3 per cento dei disoccupati invia curricula, partecipa a concorsi o ad attività di formazione, mentre coloro che non lavorano, non studiano e non sono iscritti ai centri per l’impiego rappresentano una maggioranza preoccupante. In numeri, sarebbero circa 32mila i Neet lucani, anche se il dato dei centri per l’impiego potrebbe essere sottostimato, anche perché di difficile inquadratura dal punto di vista della statistica.

Il fenomeno, che ovviamente deve preoccupare sia le organizzazioni sindacali che la politica, nella nostra regione pare abbia avuto un buon contrappeso in «Garanzia giovani», visto che l’incidenza dei ragazzi lucani presi in carico da questo programma risulta essere del 90,8 per cento, a fronte di una media italiana dell’82,5. La sperimentazione di questo programma in Basilicata avrebbe prodotto, per la categoria dei tirocini extracurriculari, un buon risultato in termini di occupazione con circa 1.600 nuovi contratti di lavoro. Ma qual è la situazione in Italia? Stando agli ultimi dati Eurostat, che si riferiscono al 2018, i giovani Neet italiani tra i 20 e i 34 anni sono il 28,9 per cento, dato in calo rispetto a quello dell’anno precedente (29,5 per cento), ma che, si sottolinea da più parti, rimane pur sempre molto alto, soprattutto perché è quasi il doppio della media europea.

Nel «Vecchio Continente», infatti, i Neet tra i 20 e i 34 anni sono il 17,2 per cento nell’Eurozona e il 16,5 in tutta l’Unione europea. Va detto che il dato italiano è talmente preoccupante da essere peggiore di quello della Grecia, dove i Neet sono al 26,8 per cento. Al terzo posto c’è la Bulgaria con il 20,9, seguita dalla Romania con il 20,6. Viceversa, i Paesi più virtuosi sono il Lussemburgo con il 9,9 per cento di Neet, l’Olanda (8,4) e la Svezia (8). Va poi aggiunto che l’inattività riguarda soprattutto le donne: nel 2018, infatti, in Europa le donne Neet tra i 20 e i 34 anni sono state il 20,9 per cento, contro il 12,2 degli uomini.

Una differenza di genere che si conferma anche per l’Italia, dove i Neet sono al 23,8 per cento tra gli uomini e al 34,2 tra le donne. Incrociando, poi, i dati di Eurostat con quelli dell’Istat, che riguardano la fascia 15-34 anni, il numero dei Neet in Italia supera i 3 milioni. Il lavoro non c’è, o, comunque, scarseggia, ma c’è chi ha smesso di cercarlo. Non è un bel segnale e il fatto che la Basilicata sia al decimo posto in Europa conferma che, dalle nostre parti, su questi temi c’è ancora tantissimo da fare. Magari senza perdere altro tempo prezioso e senza prodursi in troppe chiacchiere.

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