Martedì 23 Luglio 2019 | 15:42

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POTENZA - Il dibattito che ruota attorno al futuro del Punto Nascite di Melfi - su cui la Regione ribadisce che non sarà chiuso - rischia di oscurare altre analoghe emergenze sanitarie, inghiottite da un silenzio da spezzare al più presto per evitare di trovarsi davanti all’irreparabile. Se Melfi piange, non ride certo Potenza. E qui parliamo di un reparto di strategica (e vitale, è proprio il caso di dirlo) importanza nel puzzle della pediatria: l’Unità di terapia intensiva neonatale. Da oltre tre mesi è sul tavolo del direttore generale dell’ospedale San Carlo, Massimo Barresi, una nota delle organizzazioni sindacali in cui si denunciava una situazione di «estremo disagio lavorativo per i medici»: turni di notte sempre più incalzanti, doppi turni, superlavoro che si traduce in un clima di alta tensione. I neonatologi sottoposti a stress continuo lanciano segnali di insofferenza e parlano addirittura di «pregiudizio per la loro integrità psicofisica».

Il grido d’allarme non ha prodotto finora dei risultati. Anzi, il quadro generale è peggiorato: l’organico del personale medico, infatti, si ulteriormente ridotto a cinque unità dopo l’aspettativa concessa a un medico dall’1 maggio scorso, risultato vincitore di un concorso all’ospedale di Cosenza, e per effetto di due medici in malattia.

Attualmente il reparto controlla lo stato di salute di una trentina di bambini, di cui sei in terapia intensiva. La forza lavoro, ridotta al lumicino, ha retto finora per senso di responsabilità e abnegazione, ma si è al limite del collasso. Di qui l’appello lanciato a Barresi di prevedere interventi quanto meno per ridurre i carichi di lavoro, attraverso, per esempio, la sospensione del servizio di trasporto emergenza neonatale. È il cosiddetto Sten che copre l’intero territorio lucano, garantito al momento solo da tre unità.

Perdurando questa situazione si crea un sovraccarico operativo che difficilmente garantirà un’adeguata assistenza, oltre a confliggere con la normativa sull’orario di lavoro (legge 161/2014). L’organico medico, insomma, si conta sulle dita di una mano e la programmazione dei turni è un rebus irrisolvibile: vengono comunicati giornalmente, creando disagi agli stessi medici e alle rispettive famiglie. A ciò si aggiunga il fatto che le giornate libere, ormai da alcuni mesi, non sempre vengono garantite, contravvenendo a qualsiasi norma contrattuale.

I medici sono «in riserva». Dicono di non poter più garantire quegli standard di assistenza che finora hanno consentito all’Unità di essere uno dei punti di forza del San Carlo. Le attività di ambulatorio per il follow-up del neonato a rischio, per l’ipotiroidismo, l’ecografia cerebrale, follow-up del neonato sano post dimissione, si reggono solo sullo spirito di responsabilità e sacrificio del personale superstite. Ma il peso è eccessivo e rischia di schiacciare l’intero reparto.

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