Martedì 19 Marzo 2019 | 00:26

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La decisione
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La denuncia
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l’altra faccia della disoccupazione
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L'inchiesta del 2015

Potenza, maltrattamenti al Don Uva: assolti 7 dei 15 indagati

Nel 2016 gli arresti e gli obblighi di dimora: l'assoluzione non riguarda gli accusati di condotte violente ma il personale imputati di omissioni in realtà attribuibili a carenze della struttura

Potenza, maltrattamenti al Don Uva: assolti 7 dei 15 arrestati

Il gup di Potenza Rosa Maria Verrastro, al termine di un processo celebrato con il rito abbreviato, ha assolto sette persone - Agatino Mancusi, Vincenzo Raffaele Mori, Fabrizio Volpe, Filomena Monaco, Antonio De Bonis, Antonio Iannielli e Nunzia Angela Fiore - coinvolte a vario titolo in un’inchiesta su presunti maltrattamenti ai pazienti della struttura sanitaria «Don Uva» di Potenza.

Nel 2016, su richiesta della Procura di Potenza, furono emesse sette ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari e otto divieti di dimora, sulla base delle indagini svolte dai Nas nel 2015, anche utilizzando telecamere nascoste all’interno della struttura: la richiesta di arresto riguardava gli operatori sociosanitari, mentre il divieto di dimora fu emesso nei confronti del direttore del centro, di due medici, due infermiere e altri tre operatori sociosanitari.

Sul banco degli imputati in questa storia di presunti maltrattamenti al Don Uva ci sono posizioni tra loro molo diverse che possono essere schematizzate in due grandi gruppi: da una parte chi è accusato di condotte violente, con autentici pestaggi, o di trascuratezza, ossia il non aver prestato ai pazienti le cure di cui avevano bisogno. Dall’altra gli accusati di comportamenti omissivi, di denuncia (qualcuno che avrebbe saputo dei pestaggi e avrebbe taciuto) o di predisposizione di misure idonee (è il caso degli ex livelli dirigenziali della sede potentina dell’Istituto). Questi ultimi, in particolare hanno potuto contare sulle stesse ragioni che portarono il Tribunale del Riesame ad annullare le misure cautelari ritenendo che quanto verificatosi non fosse imputabile a loro ma frutto di limiti strutturali dell’Istituto.

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