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Regione Basilicata

Il blitz della giunta al capolinea sui direttori della sanità

Ufficializzate le nomine al San Carlo e alle aziende sanitarie. Proroga di tre anni per il direttore Arpab

Regione Basilicata  problemi per gli stipendi

L’ultimo colpo di coda della giunta regionale prima del «rompete le righe» ha il sapore di una lottizzazione pre-elettorale. La precedente nomina dei commissari - con tutto quanto n’è derivato in termini di contestazioni e denunce sfociate nell’inchiesta giudiziaria - era stata giustificata dall’esecutivo Pittella con la necessità di garantire la gestione della sanità lasciando l’incarico di indicare i nuovi direttori generali al prossimo governo lucano. Pittella spiegò, in uno slancio dialettico sulla correttezza politica, che non voleva «ipotecare il settore a ridosso di scadenze elettorali». Parole frantumate dai fatti di queste ore. Ecco uscire dal cilindro dell’ultima giunta «incerottata» i nomi di chi dirigerà il comparto sanitario lucano da qui a cinque anni: Angelo Cordone, 64 anni, originario della provincia di Teramo, nuovo direttore generale del San Carlo di Potenza, ex dg della Fondazione Irccs del Policlinico San Matteo di Pavia e direttore sanitario della Fondazione Irccs dell’Istituto Neurologico «Carlo Besta» di Milano; Lorenzo Bochicchio, 45 anni, di Salerno, nuovo direttore generale dell’Azienda sanitaria di Potenza. Dal 2011 è direttore amministrativo dell’Università degli Studi della Basilicata; Joseph Polimeni, nuovo direttore generale dell’Azienda sanitaria di Matera, 49 anni, di New York, già direttore sanitario dell’azienda ospedaliera universitaria di Siena, commissario governativo ad acta per la prosecuzione del piano di rientro dal disavanzo sanitario della Regione Campania e direttore generale della Asl 2 di Lucca.

In tema di nomine, prima di staccare la spina la giunta ha messo cappello anche su un altro settore strategico, l’ambiente: confermato per altri tre anni Edmondo Iannicelli alla guida dell’Arpab.
Insomma, l’attuale esecutivo espropria il futuro governo dell’impostazione che si vuol dare a due comparti strategici. «Sarebbe stato opportuno – sottolinea il segretario provinciale di Potenza della Lega, Francesco Fanelli – che la scelta di questi nuovi dirigenti in un settore che negli ultimi anni non si è certo distinto per efficacia ed efficienza, fosse effettuata da chi andrà a governare la regione da qui a poco».

L’indicazione dei direttori generali della sanità, in particolare, finisce per sconfessare il credo alla base del commissariamento firmato un anno fa da Pittella. Alla luce di quanto deciso, non vi era il carattere di straordinarietà per giustificare quel provvedimento che fu duramente criticato, in primis, dal segretario regionale della Cgil, Angelo Summa, e dai consiglieri regionali Gianni Rosa, Giannino Romaniello, Gianni Perrino e Gianni Leggieri.
I nomi sono stati scelti da una commissione di esperti in una rosa di candidati: per l’Asp Massimo De Fino, Stefano Lorusso, Maria Mariani ed Elisabetta Simeoni; per l’Asm Sergio Maria Molinari e Giuseppe Montagano; per il San Carlo Giuseppe Spera e Massimo Barrosi. Si è arrivati così all’epilogo di un bando regionale, emanato a luglio, superando quel commissariamento che, come dicevamo, evidentemente non aveva ragione d’essere. Al di là dell’opportunità politica di queste nomine, formalizzate all’ultimo giro di lancetta dell’esecutivo, ci chiediamo, la Franconi era obbligata a farle proprio ora? Se si vuole trovare una sponda, va detto che a fine dicembre «scadono» i commissari e, quindi, la sanità si sarebbe trovata senza guida, visto che il nuovo governo regionale, nella migliore delle ipotesi, verrà fuori dalle urne il 20 gennaio. Se si dovesse votare il 26 maggio, gli ospedali e le aziende sanitarie resterebbero prive di timoniere per altri cinque mesi. Detto questo, però, non si spiega la decisione di rinnovare per tre anni Iannicelli all’Arpab. Qui non c’era un’esigenza di carattere temporale. E, infatti, nella stessa giunta, al momento della proroga, non sono mancati i distinguo.

L’assessore Luca Braia ha fatto mettere a verbale la sua uscita prima della votazione, ritenendo che sarebbe stato meglio prevedere anche in questo caso un bando. Assente pure Donato Del Corso, il segretario di giunta, vale a dire la figura preposta a garantire la legittimità delle delibere. Non entra nel merito delle questioni, ma se ci sono impedimenti di natura legislativa e regolamentare il segretario è tenuto a segnalarlo ai componenti dell’esecutivo. «Prevedere un avviso pubblico per l’Arpab - dice Braia - significava allineare le procedure operative a quelle utilizzate per la sanità». L’assessore è, invece, in sintonia sulla nomina dei dg: «L’iter è stato avviato a luglio - spiega - e l’abbiamo chiuso dopo il lavoro di selezione del gruppo di esperti. Perché non nominare i direttori al posto dei commissari? All’epoca il governo centrale stava mettendo in piedi una nuova procedura prevedendo un albo nazionale, da cui attingere per le nomine, che si è materializzato solo dopo il commissariamento».

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