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Basilicata, Basento - Bradano: il «fantasma» dello schema idrico

Basento-Bradano a rischio i 65 milioni per lo schema

Lo schema irriguo «Basento-Bradano» rischia

POTENZA - A ritardi si accumulano ritardi. Lo schema idrico «Basento-Bradano» rischia di rivelarsi una grande illusione. Un’illusione per una larga fetta di popolazione che aveva riversato nell’ irriguo i piani di riscatto passando da un’agricoltura estensiva ad una intensiva. Facile arguire che con più raccolti nel corso di una stagione anche l’economia arrancante dell’area sarebbe decollata.

E invece? Sono trascorsi oltre 40 anni dall’idea dell’Ente irrigazione di Puglia e Basilicata. Un lasso enorme di tempo in cui le speranze dei padri sono passate ai figli. Ma la funzionalità del progetto non è mai diventata realtà. Miliardi di vecchie lire spese, ma il nulla di fatto è rimasto.
In tutto questo lasso di tempo non sono mancate le promesse politiche, gli scioperi, le manifestazioni sindacali. Anche fondi (per il distretto «G» circa 58 milioni euro) prima dirottati verso Expo 2015 di Milano e poi per fortuna rientrati.

Lo schema «Basento-Bradano» avrebbe dovuto irrigare una superficie coltivabile di circa 43 mila ettari e avrebbe dovuto servire 13 comuni più l'altopiano bradanico. Un sistema che avrebbe dovuto far parte di un grande progetto di irrigazione di una regione che fonda la sua economia sull'agricoltura. La funzionalità del piano, mai portata a termine, avrebbe rappresentato una certezza per il settore primario lucano utilizzando l'acqua raccolta negli invasi.
Ma ad oggi il progetto vive in uno stato di abbandono.

Ma l’uomo della strada, il cittadino si chiede del progetto. «Tanti soldi spesi, tante promesse di cambiare il volto sia all’economia che all’agricoltura dell’area bradanica, a che punto è lo stato dell’arte?».
La risposta è semplice. Finora in oltre 40 anni sono stati realizzati gli invasi di Acerenza (con una capacità di circa 30 milioni di mc di acqua) e di Genzano (la diga sulla Fiumarella ha una capacità di 57 milioni di mc). Le opere adduttrici dalla diga di Camastra a Trivigno e conseguenti by pass per gli invasi di Acerenza e Genzano.
Cosa manca? Le opere per l’irrigazione a valle di Genzano il cosiddetto distretto «G».
Si chiama anche «Genzano-vasche di compenso». Un progetto rientrante nella Legge Obiettivo del 2001. Ad oggi non è cambiato nulla.

La realizzazione delle opere del «Distretto G» che serviranno per l’irrigazione di un’area di circa 13 mila ettari dell’Alto Bradano è ancora in alto mare. È una vicenda lunghissima quella dell’appalto per la realizzazione di opere che riguardano la realizzazione di una condotta principale di 23 chilometri fra la diga di Genzano e la diga del Basentello, le diramazioni settoriali, 14 vasche di compensazione variabile e il relativo impianto di sollevamento.

Detto della revoca del finanziamento nel 2014 ed il successivo rifinanziamento ci portiamo all’aggiudicazione della gara, avvenuta nel 2016. L’importo dei lavori è di oltre 58 milioni di euro. Il soggetto aggiudicatore è il Consorzio di bonifica del Vulture Alto Bradano. Il sistema di realizzazione è quello dell’appalto integrato. Ad aggiudicarsi i lavori è la ditta campana D’Agostino Costruzioni srl con una somma di 40 milioni di euro con un ribasso di aggiudicazione del 23,83%. Le ditte seconda e terze classificate ricorrono al Tar che respinge il ricorso. Per farla breve ancora un ricorso al Consiglio di Stato che conferma il verdetto del Tar.

Lavori dunque al via? Neanche per sogno. Basta pensare che la data presunta di inizio lavori era il 2 maggio del 2017 con conclusione degli interventi 19 agosto del 2019. Una data ovviamente destinata a slittare visto il grande ritardo. Ma perchè questi ulteriori intoppi? «Il Consorzio di bonifica - fanno sapere i sindacati di categoria - ha mosso delle osservazioni e chiarimenti all’impresa D’Agostino. Quest’ultima ha risposto alle istanze che ora sarebbero esaminate».
«Ma finora - hanno aggiunto a più riprese Fillea Cgil. Feneal Uil e Filca Cisl - nessun passo in avanti, non ci sono certezze sull’avvio dei lavori».

Insomma c’è da stare preoccupati e non poco, visto che ci sono i soldi e non si riescono spendere. Oltretutto il via ai lavori darebbe una sostanziale boccata d’ossigeno ad un settore come quello edile che dal 2008 in Basilicata ha perso qualcosa come 5 mila addetti.

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