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Canestrato di Moliterno
a processo due produttori

Canestrato di Moliternoa processo due produttori

Pino Perciante

I titolari di due aziende che si occupano della stagionatura del canestrato di Moliterno sono finiti sotto processo. La Procura di Lagonegro ha, infatti, chiuso le indagini a loro carico e ha rinviato a giudizio (questi procedimenti consentono al pubblico ministero la citazione diretta senza passare dal filtro dell’udienza preliminare) i due lucani protagonisti della vicenda accaduta l’anno scorso. Si tratta di Maria Santoro, 62 anni, di Moliterno (difesa dall’avvocato Danilo Laurino) e Nicola Mastrangelo, 46 anni, anche lui di Moliterno, ex presidente del consorzio di tutela del canestrato (difeso dall’avvocato Domenico Zambrino). L’accusa formulata nei loro confronti dal pubblico ministero Francesca Fresch è quella di tentata frode in commercio, aggravata dalla norma che tutela i prodotti Igp (Indicazione geografica protetta). I due avrebbero spacciato e venduto per pecorino lucano Igp un formaggio che non lo era. L’accusa fa riferimento, in particolare, a sei lotti (due della Santoro e quattro di Mastrangelo) messi a stagionare «con marchio del consorzio di tutela del canestrato di Moliterno in locali adibiti a fondaco non idonei – si legge nel capo di imputazione - ed in violazione di quanto previsto dal disciplinare di produzione per il formaggio pecorino ad indicazione geografica protetta».

Il pm è giunto a queste conclusioni dopo le indagini dei carabinieri forestali di Moliterno. Il processo comincerà il prossimo 27 giugno. La vicenda è accaduta un anno fa quando i carabinieri forestali sequestrarono diverse forme del famoso formaggio che ha avuto il riconoscimento Igp nel 2010. Il provvedimento fu emesso a causa dei locali di stagionatura risultati non idonei. A far scattare le indagini un esposto presentato da una delle stesse aziende che aderiscono al consorzio di tutela del canestrato e a farne le spese fu anche la sagra che in genere si tiene ad agosto e che fu fatta senza utilizzare il marchio.

Il canestrato di Moltireno, insieme alla burrata di Andria, è uno dei due soli formaggi Igp in Italia. L’Indicazione geografica protetta (Igp), è un marchio di qualità, rilasciato dall’Unione europea, che definisce prodotti che si identificano per delle peculiarità legate ad un determinato territorio e che rispettano un disciplinare di produzione in cui sia comprovata l’origine «storica» nel territorio dichiarato. Nel caso del canestrato, viene prodotto in 59 comuni, 45 in provincia di Potenza e 14 nella provincia di Matera e, come prevede il disciplinare, deve essere stagionato rigorosamente nel comune di Moliterno, nei tradizionali «fondaci», dove si creano le condizioni micro ambientali ottimali. Una procedura che non sarebbe stata rispettata. Sembra, infatti, che i «fondaci» di Santoro e Mastrangelo non fossero completamente interrati. La tradizione vuole che il canestrato di Moliterno (il nome deriva dal fatto che la cagliata viene pressata a mano all’interno di canestri di giunco) venga distinto, a seconda della stagionatura, come  primitivo  se non supera i 6 mesi, stagionato  se non supera i 12 mesi ed extra se la stagionatura supera un anno.

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