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Taranto

Ilva, battaglia legale
sui risarcimenti danni

In mille chiedono di costituirsi parte civile contro i 47 imputati

Ilva, battaglia legale sui risarcimenti danni

di Mimmo Mazza

TARANTO - Chi pagherà i danni provocati dal presunto disastro ambientale provocato dall’attività dello stabilimento siderurgico Ilva? E fino a che punto i 47 imputati (44 persone fisiche e le società Ilva, Riva Fire e Riva Forni elettrici) possono essere chiamati a far fronte alle pretese di oltre 1000 parti civili?

È il nodo che la corte d’assise dovrà sciogliere, prevedibilmente entro la prossima settimana, per poter finalmente completare la costituzione delle parti e dichiarare aperto il dibattimento su fatti-reato che nel frattempo stanno perdendo di attualità (gli ultimi risalgono al 2013) e di attenzione popolare (l’aula Alessandrini è piena solo di avvocati e di una decina di cittadini, tra parti lese e ambientalisti) mentre l’attività dell’acciaieria più grande d’Europa procede, coperta dallo scudo giudiziario ideato dal governo, e il rione Tamburi continua ad essere periodicamente avvolto dalle polveri dei parchi minerari e chi vi abita costretto a tenere le finestre sbarrate.

La battaglia sulle parti civili è iniziata ieri, dopo che la corte d’assise ha dichiarato ammissibili solo quelle presentate entro e non oltre lo scorso 14 giugno. Restano fuori alcuni cittadini, che avevano avanzato richiesta tra ieri e l’altro ieri, e rimarranno inevase le istanze di quanti, tra persone fisiche enti e associazioni, volevano estendere la domanda risarcitoria anche alle società.

Il gup Vilma Gilli in avvio di udienza preliminare respinse tutte le richieste di costituzione di parte civile avanzate nei confronti delle tre società (Ilva, Riva Fire, Riva Forni Elettrici) imputate ai sensi della legge 231 del 2001 che disciplina, e punisce, la responsabilità delle imprese. Il giudice Gilli fece propri i rilievi dei legali delle imprese (gli avvocati Angelo Loreto e Filippo Sgubbi per Ilva, Loiacono per Riva Fire e Riva Forni Elettrici) che, richiamandosi a dottrina e giurisprudenza prevalente, aveva sollecitato il rigetto delle richieste. Un orientamento che peraltro era stato fatto proprio dalla Procura che aveva paventato, in caso di accoglimento della costituzione di parte civile contro le persone giuridiche, addirittura il rischio di una procedura di infrazione della Commissione Europea. Argomenti sui quali ieri è tornato il procuratore aggiunto Pietro Argentino e che nell’udienza di oggi saranno al centro delle discussioni dei legali delle società e anche di quanti, come ad esempio Legambiente con gli avvocati Eligio Curci e Ludovica Coda, invece sul punto intende insistere nella richiesta.

Risultano costituiti alcuni enti territoriali (i Comuni di Taranto, Statte e Montemesola, la Provincia di Taranto e la Regione Puglia) contro gli imputati pur essendo teoricamente solo il ministero dell’Ambiente l’unico ente titolato a sollecitare il risarcimento dei danni ambientali: fatto sul quale già ieri sono piovute le contestazioni puntuali del collegio difensivo. Via libera era stata data dal gup alle costituzioni di parte civile anche contro gli imputati che non rispondono di disastro ambientale, a partire dal governatore Nichi Vendola e del sindaco Ezio Stefàno, oltre che dell’ex presidente della Provincia Gianni Florido e dell’ex direttore dello stabilimento Salvatore De Felice che è anche un dirigente del Pd tarantino, che si sono ritrovati costituiti contro Legambiente, Verdi (prima volta per un partito politico), Peacelink, Wwf, Legamjonici, Altamarea e che ieri però hanno cominciato a chiedere l’esclusione di ogni parte civile e anche di tutti i sindacati, ritenendo legittimato unicamente il ministero dell’Ambiente per il danno ambientale e quello della Salute per il danno sanitario.

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