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Gabriele, da 18 giorni in mano ai sequestratori in Afghanistan

Afghanistan - Gabriele TorselloDiciotto giorni nelle mani dei rapitori. Gabriele Torsello è stato infatti rapito giovedì 12 ottobre in Afghanistan. L'ultimatum fissato per domenica 22 ottobre, ultimo giorno di Ramadan, è stato superato da una settimana e le altre telefonate sono giunte che hanno rassicurato sulle condizioni di salute del rapito. Ma l'inquietudine rimane, perchè è rimasta l'accusa di spionaggio da parte dei sequestratori contro il fotografo italiano.
Questi i fatti salienti legati al suo sequestro.

- Giovedì 12 ottobre Torsello parte da Lashkargah, a bordo di un autobus pubblico, diretto a Kabul. Nella stessa mattinata, il fotoreporter invia dal suo cellulare un messaggio senza testo allo staff dell'ospedale di Emergency a Lashkargah, dove Torsello era stato in visita nei giorni precedenti.
L'autobus arriva a Kabul senza Torsello. L'autista, una volta nella capitale, non dice niente a nessuno e, sulla strada del ritorno, si ferma a Kandahar e affida l'autobus a un suo collega che lo riporta a Lashkargah.

- Sabato 14 ottobre, l'agenzia di stampa californiana Zuma Press, con cui collabora Gabriele Torsello, riceve una telefonata da un altro reporter che si trova in Thailandia. Quest'ultimo racconta di aver ricevuto a sua volta una telefonata da Kabul: l'interlocutore, che non si è identificato, ha detto al reporter che Gabriele Torsello aveva «grossi problemi» in Afghanistan. L'agenzia Zuma Press segnala immediatamente la cosa all'ambasciata italiana in Afghanistan.
Contemporaneamente, fonti afgane contattano lo staff del centro chirurgico della Ong Emergency a Lashkargah, e riferiscono la possibilità che un italiano sia stato rapito, il giovedì precedente, mentre viaggiava in autobus verso Kabul. Un membro afgano dello staff di Emergency, nel pomeriggio, riesce a parlare con Torsello sul suo cellulare. Il giornalista conferma di essere stato rapito, di non sapere dove si trova e chiede di spiegare ai suoi rapitori le proprie buone intenzioni e il fatto che è di fede musulmana. Dopo un breve contatto, però, la comunicazione viene sospesa. Vengono attivati tutti i canali diplomatici nel Paese per giungere a un esito positivo del sequestro. L'agenzia di stampa afgana Pajhwok riporta che, in un'altra telefonata al cellulare di Torsello, uno dei rapitori avrebbe dichiarato: «Siamo talebani e abbiamo rapito lo straniero perchè è una spia». La stessa agenzia riporta che tale Gholam Mohammed, il quale dichiara di essere stato in viaggio con lui, ha raccontato che sono stati fermati da cinque uomini armati, che hanno prelevato Torsello, sul tratto di strada tra Lashkargah e Kandahar.

- Domenica 15 ottobre un portavoce dei talebani, Qari Muhammad Yousaf, dichiara all'agenzia di stampa Afghan Islamic Press che Torsello «non è stato rapito dai talebani ma da qualche banda di malviventi». «Con lui, anzi, abbiamo avuto buoni rapporti», spiega Yousaf, che ha raccontato: «Lo abbiamo anche portato a Musa-Qala dove ha fotografato le nostre attività». Ma fonti locali nella zona, contattate da PeaceReporter, ribadiscono: «i rapitori sono legati alle milizie combattenti talebane». E Nabi Jan Mullakhel, comandante della polizia della provincia di Helmand, dichiara ad un'agenzia di stampa: «A noi risulta che il giornalista italiano sia stato rapito da militanti talebani nella provincia di Kandahar. Sono in corso negoziati indiretti». Attorno alle 8 ora italiana (le 10.30 in Afghanistan) c'è un nuovo contatto tra lo staff di Emergency e gli uomini che rivendicano il sequestrato di Torsello: dicono che l'ostaggio sta bene e annunciano la loro intenzione di diffondere in giornata un comunicato con le loro richieste per il suo rilascio.

- Lunedì 16 ottobre un nuovo contatto tra Gabriele Torsello e lo staff di Emergency a Lashkargah: una telefonata alle 21.30 ora locale afgana (le 19.00 in Italia). Torsello ha parlato al telefono con il responsabile afgano della sicurezza dell'ospedale di Lashkargah, rassicurandolo sulle proprie condizioni di salute. «Sto bene - ha detto Torsello - ci siamo spostati di zona». Lo staff di Emergency ha parlato anche con i rapitori di Torsello, che hanno promesso una nuova comunicazione.

- Martedì 17 ottobre, alle 20:30 ora afgana, le 18 in Italia, i rapitori di Gabriele Torsello si sono rifatti vivi.
Questa volta, comunicando la loro richiesta per il rilascio dell'ostaggio: il ritorno in Afghanistan di Abdul Rahman, l'afgano convertito al cristianesimo, rifugiatosi in Italia alla fine del marzo scorso per sfuggire alla condanna a morte per apostasia. E hanno anche dato un termine di tempo: la fine del Ramadan, che in Afghanistan si conclude domenica notte. «Altrimenti - hanno detto - lo uccidiamo». Secondo Rahmatullah Hanefi, il responsabile afgano della sicurezza dell'ospedale di Emergency che ha ricevuto la chiamata, «i rapitori si sono mostrati irremovibili nella loro richiesta e hanno detto che non vogliono sentire parlare di soldi». Prima di parlare con i sequestratori, Rahmatullah è riuscito a scambiare due parole con Torsello. «Mi ha detto che oggi stava così così, mentre ieri aveva detto che stava bene».

- Mercoledì 18 ottobre, nuova telefonata dei rapitori di Gabriele Torsello a Rahmatullah Hanefi. «Se non è possibile ottenere il rimpatrio dell'apostata, allora pretendiamo il ritiro di tutti i soldati italiani dall'Afghanistan»: questo il contenuto della breve comunicazione, avvenuta attorno alle 19 ora italiana.
L'interlocutore di Emergency non ha potuto parlare con Gabriele Torsello. I suoi sequestratori hanno promesso a breve un nuovo contatto e, al termine della telefonata, hanno precisato che anche per la nuova richiesta rimane valido il termine da loro fissato in precedenza, vale a dire la fine del Ramadan. Quel giorno si registra anche l'appello di Lord Ahmed, parlamentare britannico di origini pakistane che ha chiesto di liberare «Kash, fratello musulmano».

- Giovedì 19 ottobre, alle 18.30 ora italiana (le 21.00 in Afghanistan) l'ospedale di Emergency a Lashkargah ha ricevuto una nuova telefonata di Gabriele Torsello. Il fotoreporter ha parlato direttamente con Rahmatullah Hanefi, e ha detto di stare bene e di essere «preoccupato», confermando la scadenza dell'ultimatum domenica sera. Poi silenzio fino a lunedì mattina, 23 ottobre, quando intorno alle 9 ora italiana (le 11.30 in Afghanistan) c'è stato un nuovo contatto tra i sequestratori e il centro chirurgico di Emergency a Lashkargah. «Non abbiamo parlato con Gabriele, ma ci hanno assicurato che Torsello è in buone condizioni di salute». Questo nuovo contatto teso a rassicurare sulle condizioni fisiche del fotoreporter indicherebbe dunque la decadenza dell'ultimatum posto dai sequestratori e la loro volontà di mantenere un canale di comunicazione aperto.

- Martedì 24 ottobre Qari Yousaf Ahmadi, portavoce dei talebani, ha contattato telefonicamente l'agenzia di notizia afgana Pajhwok, dicendo: «Chiediamo ai rapitori di liberare l'ostaggio perché pensiamo che non sia corretto colpire l'Italia uccidendo un giornalista innocente».Ahmadi ha affermato che I talebani hanno più volte provato a contattare direttamente i rapitori per parlare con loro, ma di non esserci mai riusciti. «I sequestratori di Torsello sono ladri che agiscono solo per denaro, diffamando il movimento talebano. Li trascineremo davanti a un tribunale se riusciremo a prenderli». Il portavoce talebano ha ribadito che con Torsello c'erano buoni rapporti, e che i talebani avevano provveduto alla sua sicurezza durante la sua visita di due giorni a Musa Qala e quella di tre giorni a Sangin.

- Mercoledì 25 ottobre, sul sito Internet «www.islam-online.it» (legato all'Ucoii, l'Unione delle Comunità Islamiche in Italia), è stato pubblicato un appello per la liberazione di Gabriele Torsello: «"Non vogliamo esprimere nessuna valutazione sulle circostanze del rapimento di Gabriele Kash Torsello e sulle richieste avanzate dai suoi sequestratori - scrive l'Ucoii - se non che la vicenda è islamicamente inaccettabile e quindi coloro i quali rivendicando tale appartenenza lo detengono, hanno il dovere religioso di rilasciarlo immediatamente e consentire che possa rientrare in sicurezza in Italia». «Nessuna giurisprudenza islamica - aggiunge - consente il sequestro e la detenzione di persone che pur trovandosi in terreno di guerra ne sono del tutto estranei e, anzi, come nel caso di Kash Torsello, prestano la loro opera professionale, per documentarne gli orrori con l'intenzione di denunciarli e favorirne la cessazione. La sua condizione di musulmano inoltre deve essere una ragione in più per invitare coloro che lo restringono ad esercitare nei suoi confronti gli elementari doveri di fratellanza obbligatori per tutti i musulmani. Siamo vicini al nostro fratello e alla sua famiglia con la preghiera e con quanto potremo».

- Venerdì 27 ottobre, i giocatori di Serie A e B scendono in campo chiedendo «Liberate Gabriele Torsello». Il presidente della Lega calcio Antonio Matarrese ha infatti deciso di aderire all'appello della famiglia per la liberazione del giornalista italiano free lance rapito in Afghanistan. «Penso che sia fondamentale che il calcio metta la sua grande visibilità e l'interesse con cui viene seguito in tutto il mondo al servizio di cause così importanti - ha spiegato il numero uno della Lega - E' un piccolo gesto, ma testimonia la partecipazione con cui il mondo dello sport segue una vicenda che ci ha molto colpito».
Sempre il 27 ottobre, la madre di Gabriele Torsello, ha lanciato un nuovo appello ai rapitori dai microfoni del Tg2: «Sono trascorsi quindici giorni dal sequestro di mio figlio Gabriele, fratello di tutti voi. Gabriele ha abbracciato non solo gli uomini, le donne e i bambini che ha incontrato nella vostra terra ma ha anche condiviso il vostro stile di fede, la vostra fede. Ridateci mio figlio, restituitelo alla sua missione di conoscenza e testimonianza e soprattutto restituitelo alla sua famiglia».
L'appello è stato rilanciato dalla tv araba satellitare Al Jazira.

- Sabato 28 ottobre, «Al Salam Aleikam. Gabriele è un fotoreporter italiano sequestrato 16 giorni fa in Afghanistan dove è andato a dar voce a chi non ha voce». Così comincia l'appello letto dalla moglie Silvia del fotoreporter Gabriele Torsello e tradotto in arbo dal presidente dell'Ucoii Mohamed Nour Dachan duante la manifestazione ad Ancona orgfanizzata in occasione della fine del Ramadan dall'unione delle comunità islamiche in Italia. «Voleva parlare della vita quotidiana - prosegue l'appello - della gente, delle sofferenze del popolo, della vita degli afghani. Gabriele stima il popolo afgano, ha lavorato tanti anni in Kashmir e da due anni sta lavorando per l'Afghanistan. Gabriele è una persona pulita, è trasparente, è un uomo vero che vuole fare solo il suo lavoro. E' un fotoreporter. Vi preghiamo con tutto il cuore di liberarlo perchè possa tornare nella sua famiglia. Gabriele ha scitto a mamma Vittoria che ama l'Afghanistan e il popolo afgano.
Gabriele ama tanto il mondo islamico tant'è che ha abbracciato la fede islamica. Nessuna madre, nessun padre, nessuna moglie e nessun figlio vorrebbe che il loro congiunto si trovasse in questa situazione. Ciao Gabriele ti aspettiamo. Fi Aman Illah (che Dio sia con voi)». Dopo l'appello della famiglia, che è stato inviato anche all'emittente Al Jazeera, il presidente dell'Ucooi Mahamed Nour Dachan ha letto un appello completamente in arabo a nome della comunità islamica.

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