una mela al giorno
Dolore, lo si deve lottare e sedare: oggi si può
Un dolore può comparire all’improvviso o dopo un trauma e lo si definisce “acuto” oppure può essere persistente, cioè “cronico”
La lotta al dolore è diritto fondamentale, tutelato, in Italia, dalla Legge. Il dolore “totale” è sintomo, condizione complessa fisica, psichica, sociale ed esistenziale/spirituale causa di isolamento, perdita di ruolo, angoscia, ansia, depressione, paura, senso di impotenza… disperazione. Un dolore può comparire all’improvviso o dopo un trauma e lo si definisce “acuto” oppure può essere persistente, cioè “cronico” (nel mondo, un miliardo e mezzo di persone; in Italia oltre 10 milioni di adulti). Le cefalee colpiscono 1,4 miliardi di persone, specie donne. Spesso, purtroppo, c'è ritardo (anche anni) tra l'insorgenza dei sintomi, la diagnosi corretta e il trattamento specialistico. Le cause – ha detto, all’incontro di ’Università della Terza Età” di Noci (presidente, prof. Cesareo Putignano) il dott. Vito Gentile, specialista in anestesia e terapia del dolore, titolare dell’ambulatorio di terapia del dolore del Presidio territoriale di assistenza istituito dall’ ASL, cui si accede gratuitamente su richiesta del medico di famiglia - sono varie (osteoarticolari, neurologiche, oncologiche, ecc) ed il loro trattamento richiede strategie differenziate per la gestione che il Relatore ha illustrate.
A Verona, di recente, il primo impianto europeo (II al mondo) di neurostimolatore midollare eseguito, in day hospital, dal prof.Vittorio Schweiger. Il dolore deve essere “ascoltato” dal medico per comprenderne le cause, “misurato” anche per valutare l’efficacia del trattamento. Quest’ultimo si basa su approccio multidisciplinare, che include farmaci, terapie fisiche, farmacologiche d’avanguardia, tecnologie digitali, bio-ingegneristiche, stimolatori midollari, dispositivi digitali e, ora, anche dell’intelligenza artificiale, supporto psicologico, sociale e spirituale. L’obiettivo è migliorare la qualità della vita, ridurre l'angoscia e preservare la dignità sempre. Un approccio che guardi anche alla persona sofferente nella sua interezza. Ippocrate (460- 360 a.C.), il "padre della medicina" sentenziò "È cosa divina lenire il dolore" a sottolineare il dovere-compito tra i più elevati e quasi sacri della medicina. Il dolore è sulla via della sconfitta. Ma non si dimentichi la vicinanza personale. Ernest Hemingway scrisse “Nei nostri momenti più bui, ciò che desideriamo è semplicemente una connessione umana, una presenza tranquilla, un tocco delicato, piccoli gesti, àncore che ci tengono fermi quando la Vita esagera”.