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In Puglia e Basilicata

Martino (Confapi),

«Ora le imprese temono il tracollo dell’ex Ilva»: fornitori in ginocchio, le banche non ci sostengono

«Ora le imprese temono il tracollo dell’ex Ilva»: fornitori in ginocchio, le banche non ci sostengono

17 Giugno 2020

Federico Pirro

Stati generali dell’economia italiana, l’ingegner Carlo Martino, fondatore della Tecnomec Engineering, una delle maggiori aziende impiantistiche dell’Italia meridionale e presidente della Confapi Puglia, esprime forti preoccupazioni per la situazione all’Ilva di Taranto e per quella di tante Pmi soprattutto nel Mezzogiorno: rilancio dell’Ilva e difesa delle Pmi che dovranno essere al centro dei dibattiti sperabilmente costruttivi in questi giorni.

«Siamo in tanti ad essere in apprensione in Italia e nel capoluogo ionico per quanto sta accadendo ormai da molti mesi nel Siderurgico, il più grande d’Europa e la maggior fabbrica manifatturiera italiana con i suoi 8.200 addetti diretti. Da parte del management di Arcelor Mittal siamo ad un livello di gestione delle manutenzioni veramente al minimo, mentre si rinviano quelle straordinarie di cui il sito avrebbe urgente bisogno. Ma per fortuna sinora non stanno accadendo incidenti almeno di grave entità».

Ma altra grave apprensione per la salute economico-finanziaria delle aziende di subfornitura è costituita dai ritardi nei pagamenti da parte del committente Ilva: «Anche in questo caso - sottolinea Martino - la situazione che si è venuta a determinare è insostenibile. Arcelor infatti non ha ancora saldato fatture scadute per circa 30 milioni emesse da numerose Pmi per prestazioni già eseguite da tempo, fatture peraltro che le banche non vogliono scontare perché si registrano ormai da tempo non solo crescenti ritardi del debitore nel saldarle, ma anche timori di possibile insolvenza della società committente e cioè AMInvestco Italy».

Società, Arcelor Mittal, che poi non è affatto sicuro resti a Taranto, dopo quanto è accaduto negli ultimi mesi. «Le ultime vicende scaturite dal duro confronto fra governo e azienda sulla sua ipotesi di piano industriale - definito inaccettabile da ministri e sindacati - inducono al pessimismo. Ma a questo punto, dal momento che lo stabilimento ionico è di interesse strategico nazionale, il governo deve intervenire con risolutezza, assicurando un suo intervento elevato nel capitale e definendo con Arcelor o, in caso di sua partenza con altri partner, un piano industriale che introduca un forno elettrico, che porti all’impiego del preridotto di ferro, riducendo così le emissioni nocive, ma che conservi la capacità produttiva del sito ad 8 milioni di tonnellate.

In questo scenario, il rapporto con le aziende dell’indotto deve stabilizzarsi per la tipologia di fornitura di beni e servizi, naturalmente in logiche di mercato, aiutando le Pmi a crescere e a qualificarsi sempre di più. In tale direzione noi come Confapi siamo pronti a questa sfida che potrebbe essere anche molto impegnativa».

Ma c’è un altro terreno di intervento - oltre a quello dell’Ilva - su cui la Confapi Puglia chiede al governo, insieme alle altre associazioni datoriali, un deciso cambio di passo. «Chiediamo con forza a Palazzo Chigi - cui pure riconosciamo il merito di avere assunto provvedimenti significativi per sostenere imprese e famiglie - di rendere le misure rapidamente esecutive. Quello che sta avvenendo, ad esempio, per le richieste di prestiti in gran parte garantiti dallo Stato è emblematico di come agli annunci del ministro Gualtieri siano poi seguiti fatti ancora numericamente limitati e molto lenti nell’accoglimento da parte degli istituti di credito, alcuni dei quali sono in grave ritardo, investigato anche nelle sue cause da Mef, Banca d’Italia e Abi.

Ogni minuto di ritardo nell’accedere a quei prestiti rischia di infliggere colpi forse letali a tante Pmi che potrebbero anche non sopravvivere a lungo, creando così entro l’autunno altre migliaia di disoccupati. Ne sono tutti veramente consapevoli?».

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