l'iniziativa
Bari, una app che combatte la bassa autostima nei più giovani
Nasce «GrowUp» una applicazione che serve al ragazzo per misurare la propria autostima
BARI - Da un lato ragazzi «nativi digitali», dall'altro genitori, non necessariamente «l'un contro l'altro armati», ma sicuramente che vivono in due mondi differenti e che a volte faticano a comprendersi. È anche da questo punto di partenza che nasce «GrowUp» una applicazione che serve al ragazzo per misurare la propria autostima e all'adulto, che sia un genitore o un insegnante, offrire una chiave di lettura per entrare in comunicazione con i più giovani ed eventualmente identificare spazi dove è necessario un sostegno psicologico.
L'idea messa a punto dall'organizzazione di volontariato «Anto Paninabella» e la cooperativa sociale «Voglia di Bene», ha vinto il bando «Orizzonti solidali» della Fondazione Megamark, e può rappresentare un mezzo di sostegno sotto forma di un gioco-test per individuare situazioni in cui il livello di autostima del ragazzo necessita di intervento.
«Prima che scoppiasse l'emergenza Covid avevamo avviato il progetto nell'IISS Tommaso Fiore di Modugno – spiega Domenico Diacono fondatore di Anto Paninabella -. C'erano stati i primi incontri con i genitori dei ragazzi che volevamo coinvolgere. L'idea è somministrare il test a 60 studenti e in base ai risultati organizzare sei differenti laboratori per lavorare sull'autostima dei ragazzi. Stiamo parlando di laboratori teatrali, o di educazione cinofila, o di motivazione allo studio, tutti lavori seguiti da personale specializzato, psicologi ed educatori».
Cogliere il disagio nei ragazzi è a volte un percorso difficile per un genitore. I figli sembrano gusci chiusi in se stessi, ripiegati su strumenti informatici che non sempre un adulto padroneggia. Si creano così barriere difficili da valicare. GrowUp è una applicazione che si può scaricare gratuitamente dagli store Android e iOs, adatta a ragazzi tra i 9 e i 19 anni e può rappresentare un ponte tra generazioni.
«Quando incontro genitori o insegnanti cerco di far capire quanto sia importante dare attenzione ai ragazzi – sottolinea Diacono -, su cosa sembra funzionare o non funzionare nella loro vita. La mia esperienza è stata estrema con la morte di mia figlia Antonella, per la stragrande maggioranza dei ragazzi non è così, ma non si deve mai dare nulla per scontato. Agli adulti dico: andate oltre al singolo voto, ai risultati. Noi adulti abbiamo una percezione differente di un ostacolo, tendiamo a inquadrare un problema contingente in uno scenario più ampio, a relativizzare, mentre per un ragazzo, per un adolescente, può diventare un macigno insormontabile, impossibile da superare senza aiuto».
La scuola, la famiglia sono i luoghi dove per antonomasia un ragazzo può trovare sostegno e nello stesso tempo da dove cerca di nascondersi specie nell’età di crescita, ecco che una app può diventare uno strumento più semplice da dove partire. Perché un ragazzo prenda coscienza di un suo problema e nello stesso tempo possa sapere a chi rivolgersi per una mano.
«Spesso le scuole e gli studenti sono sistemi che subiscono decine di input, tra Pon, incontri, progetti. Parlare di un problema come la depressione giovanile o la bassa autostima che scatena la tristezza e apatia nei ragazzi non è facile - spiega il fondatore di Anto Paninabella -, ce ne rendiamo conto. Ecco perché i nostri progetti si muovono spesso lungo la sensibilità di un docente o di un dirigente scolastico. GrowUp è un progetto che speriamo di poter diffondere nelle scuole. Purtroppo l'epidemia ha fermato il primo esperimento che stavamo portando avanti, ma da settembre speriamo di poter ripartire. Abbiamo incontrato molti genitori, in tanti si sono dimostrati interessati anche nel promuovere l'iniziativa, anche attraverso le fantomatiche chat di classe. È importante».