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Mika in arrivo a Bari: «Canto l'amore e l'intimità»

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Mika in arrivo a Bari: «Canto l'amore e l'intimità»

foto Francesco Prandoni

Si chiama Michael Holbrook Penniman Jr, ma per tutti è Mika. Il 36enne cantautore e showman libanese naturalizzato britannico arriva in Puglia, venerdì 7 febbraio al Palaflorio di Bari, con la sua tournée mondiale «Revelation Tour», che proseguirà negli Stati Uniti, in Canada, Sud America, Giappone, Cina e Korea. Incentrato sui brani del suo nuovo e quinto album My Name Is Michael Holbrook, pubblicato all’inizio dell’ottobre scorso su etichetta Polydor-Universal Music (biglietti ancora disponibili sui circuiti Vivaticket, Ticketmaster e Ticketone), e i suoi grandi successi, per Mika la tappa a Bari sarà la sua terza volta in Puglia, dopo i live tenuto al teatro Petruzzelli e a Molfetta. Sul palco con Mika ci saranno i musicisti Timothy Van Der Kuil (chitarra), Max Taylor (basso), Wouter Van Tornnhout (batteria) e Mitchell Yoshida (pianoforte). Ad aprire il live sarà la giovanissima e già talentuosa cantautrice Charlotte. Con i suoi dischi Mika ha collezionato certificazioni d’oro e di platino in 32 Paesi del mondo, e ha venduto oltre 10 milioni di dischi venduti. Anche la carriera televisiva è conferma del suo talento con Stasera a casa Mika e X Factor Italia e The Voice in Francia. Il live di Mika è un vero e proprio one-man-show multicolor, due ore di spettacolo innovativo e magico.

Mika, come ha preparato questo tour mondiale?
«Fondamentalmente la mia posizione come artista è abbastanza alternativa, sono molto fedele a quello che rappresento e ho sempre fatto. Questo tour riproduce un manifesto chiaro di quello che volevo fare e di quello che volevo sentire. Nel passato mi sono sempre adeguato al paese dove mi esibivo, mentre questa volta il live sarà uguale in tutti quelli nei quali mi esibirò. Poi, un’altra cosa forte che possiamo fare in questo momento è provocare l’amore, l’intimità, perché dentro queste due componenti si può parlare di tutto anche di cose graffianti: tutta la verità che entra nella musica deve uscire sul palco. Voglio combattere anche questa idea di finto sensazionalismo e trash, che penso sia una sorta di malattia che si annida nella cultura popolare in questo momento».

Che repertorio ha previsto nel suo live e che tipo di arrangiamenti ha utilizzato?
«Ci sono 8 canzoni del nuovo album, poi tutti i classici del mio repertorio. Per questo tour ho coinvolto un super gruppo di musicisti che ha un sound straordinario. Gli arrangiamenti sono cambiati un po’, anche per essere al servizio della storia che racconto sul palco. Il suono è molto più graffiante, ogni canzone è un po’ più aggressiva».

Che ruolo ha avuto l’Italia nel processo nella sua carriera? Terza volta in Puglia: ha avuto modo di visitarla?
«Sono andato oltre il cliché che gli stranieri hanno per l’Italia, mi sono reso conto che più conosco l’Italia e più non la capisco, ma è esattamente la cosa che più mi affascina. È una nazione che ha tirato fuori in me una sorta di poesia adulta, perché qui è permessa, mentre in America ad esempio non si può così tanto. In Italia il colore, l’emozione e il caldo fanno parte del discorso poetico adulto e anche intellettuale. È un Paese che mi ha dato il modo di esprimermi, al contrario di altri dove non ho potuto farlo. Ho potuto vedere anche la Puglia, perché viaggio spesso in auto o in treno, proprio per vedere i luoghi in cui mi esibisco. A Bari, in particolare, mi fermo spesso per prendere il traghetto che mi porta in Grecia, quindi la conosco abbastanza».

Quali sono stati i suoi punti di riferimento artistici?
«Soprattutto la musica classica, da ragazzo cantavo da soprano. Ho studiato con una maestra molto brava al Conservatorio di Mosca, che mi ha insegnato le diverse tecniche vocali. Adesso per esprimermi ho voluto utilizzare tutte le varianti della mia vocalità. Per me la voce non deve essere al servizio della vanità, ma dell’emozione della storia che stai raccontando».

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