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Vertice per il ritiro della Siria dal Libano

Vertice per il ritiro della Siria dal Libano

Vertice per il ritiro della Siria dal Libano

 

Lunedì 07 Marzo 2005, 20:09

02 Febbraio 2016, 19:12

BEIRUT - La galoppante crisi libanese ha vissuto oggi un'altra giornata decisiva: riuniti a Damasco, i presidenti Bashar Assad ed Emile Lahoud hanno stabilito che il «ritiro» delle truppe siriane nella Valle della Bekaa verrà ultimato entro fine mese, ma nel più grande raduno dai funerali dell'ex premier Rafik Hariri almeno 150.000 manifestanti hanno ancora una volta reclamato a Beirut il «ritiro totale» dei 14.000 soldati che la Siria mantiene in Libano.
A ritmo incalzante, dopo quella indetta stamani dall' opposizione nella terza settimana dall'uccisione di Hariri nell' attentato del lunedì di San Valentino, a Beirut è intanto in programma per domani la contro-manifestazione del movimento sciita Hezbollah e altri 17 gruppi minori a sostegno della Siria e contro le «ingerenze straniere» di cui la risoluzione 1559 del Consiglio di sicurezza Onu - approvata nel settembre scorso su iniziativa di Stati Uniti e Francia - sarebbe lo strumento.
Proprio per discutere dell'attuazione della risoluzione, che richiede il ritiro totale delle truppe siriane dal Libano e il disarmo delle milizie di Hezbollah, l'inviato speciale dell'Onu Terje Roed-Larsen è atteso venerdì nella capitale libanese, prima tappa di una delicata missione che proseguirà a Damasco.
In attesa di incontrare l'inviato dell'Onu e all'indomani della contromanifestazione di Hezbollah, Lahoud dovrebbe dal canto suo avviare mercoledì le consultazioni per la formazione del nuovo governo, dopo le dimissioni a sorpresa di lunedì scorso del premier Omar Karami, la cui riconferma - secondo il quotidiano indipendente An-Nahar - sarebbe una delle ipotesi prese in considerazione dal presidente libanese, anche se l' opposizione la considera alla stregua di una «provocazione».
«Nel rispetto della Carta dell'Onu, è stato deciso che la Siria ritiri le forze siriane stazionate in Libano nella Valle della Bekaa a Daher al-Beidar fino al triangolo Hamana, Mdeirej, Ein Dara prima della fine di marzo 2005», ha annunciato al termine del vertice a Damasco il segretario generale dell'Alto consiglio siro-libanese, Nasri al-Khouri.
Il segretario dell'organismo creato in base agli accordi di Taif (che nel 1989 hanno posto fine ai 15 anni di guerra civile in Libano) ha aggiunto che entro aprile i responsabili militari siriani e libanesi dovranno poi definire la durata della permanenza delle truppe di Damasco nelle nuove posizioni e la forza numerica delle unità ridispiegate nella Bekaa. «Alla fine del periodo concordato, i governi siriano e libanese dovranno quindi negoziare la continuazione del ritiro siriano», ha concluso, in modo sibillino, il libanese Khouri, leggendo il comunicato finale dell'incontro tra i presidenti dei due paesi, i rispettivi premier e vice premier, i presidenti dei Parlamenti e i ministri della difesa e degli esteri.
Le decisioni del vertice di Damasco sono state accolte con netta contrarietà dall'opposizione libanese, che stamani ha organizzato a Beirut la sua più grande manifestazione dagli oceanici funerali dell'ex premier Hariri. Una manifestazione che è andata man mano ingrossandosi e che alla fine, quando i dimostranti hanno raggiunto in corteo dall'ormai famosa Piazza dei Martiri il luogo dell'attentato del 14 febbraio, ha raccolto almeno 150.000 persone.
Le rivendicazioni sono state quelle ricorrenti nelle ultime due settimane: verità sull'uccisione di Hariri, destituzione dei capi dei servizi di sicurezza libanesi, ritiro totale delle truppe siriane ("adesso, non tra dieci anni», ha scandito dal palco il deputato d'opposizione Walid Eidu).
Ma attraverso il corteo si poteva cogliere anche una sorta di sfida alla contromanifestazione indetta per domani da Hezbollah e dagli altri movimenti filo-siriani nella centrale piazza Riad el-Solh, a meno di un chilometro dalla Piazza dei Martiri.
«Televisioni, zoomate lungo», si leggeva su grandi striscioni, con evidente allusione polemica al leader di Hezbollah, sheikh Hassan Nasrallah, secondo il quale le Tv avrebbero ingigantito ad arte la partecipazione alle manifestazioni dell'opposizione.
«Cristiani e musulmani insieme», si leggeva su alcuni cartelli con la Mezzaluna islamica e la Croce cristiana, mentre altri striscioni proclamavano: «Assad arrenditi, il tuo tempo è finito», «Siriani, andatevene, vi ringrazieremo e vi dimenticheremo». Molti anche i cartelli con le foto dei capi dei servizi di sicurezza libanesi di cui l'opposizione reclama le dimissioni e con sovrimpressi il segnale del divieto di transito e la scritta «Dovete solo andarvene. Verità».
Ma a dispetto delle manifestazioni di piazza a Beirut e delle pressioni internazionali, il ridispiegamento delle truppe siriane sembra essere stato avviato al rallentatore: al bivio di Ain-Dara, che a una trentina di chilometri a est di Beirut immette nella Valle della Bekaa, è stato notato nel pomeriggio solo il passaggio di una decina di automezzi militari.
Il ridispiegamento delle unità siriane finora di stanza nel nord del Paese dei Cedri e sul Monte Libano, affermano però i soliti esperti, potrebbe farsi più intenso stanotte, quando l' oscurità assicurerà maggior protezione da sguardi indiscreti.
Stefano Poscia
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