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Gallipoli

Il Consiglio di Stato
«riaccende» il Samsara

I titolari pronti ad avviare la programmazione dal 1 aprile

Il Consiglio di Stato «riaccende» il Samsara

Giuseppe Albahari

GALLIPOLI - Il Samsara Beach non rimuove le strutture, non smobilita e può riaprire i battenti in attesa della decisione che sarà assunta dai giudici del Consiglio di Stato a seguito dell’udienza del prossimo 7 giugno.

Un fatto, certamente positivo per la società «Sabbia d’oro» titolare dello stabilimento balneare, ma anche per l’offerta turistica cittadina e per gli utenti; i quali hanno cominciato a commentare tempestivamente la «comunicazione ufficiale» postata dalla società sul profilo facebook.

Questo il testo: «Su sollecitazione del presidente della quinta sezione del Consiglio di Stato, il Comune si è impegnato, con dichiarazione a verbale di udienza, a non dare esecuzione alla determina comunale di decadenza fino alla conclusione del giudizio di merito la cui udienza è stata fissata per il 7 giugno 2018. Pertanto le attività possono nel frattempo riprendere nel pieno rispetto delle regole». Alle condivisioni e ai post gioiosi dei clienti, manifestati anche con faccine e cuoricini, il Lido ha risposto, poco dopo, con un’immagine di tramonto con la sovrastante scritta: «La nostra storia continua… Opening 1 aprile».

Un’apertura, quindi, resa possibile da una sospensione di fatto, con imprimatur del Consiglio di Stato, della determina di decadenza della concessione demaniale, assunta nei mesi scorsi dal dirigente comunale e avallata dal Tar Lecce. La vicenda, in estrema sintesi, ha preso le mossa da un sopralluogo al Samsara effettuato lo scorso luglio dai militari della capitaneria di porto; la quale ha poi contestato il cambio d’uso della concessione da lido a «discoteca», segnalando al Comune che per tali casi il codice della navigazione prevede la revoca del titolo demaniale. Dopo l’istruttoria, con memorie e controdeduzioni dell’autorità marittima, il dirigente ha assegnato al Lido 60 giorni di tempo per sgomberare l’area. L’azienda è ricorsa al Tar, che, non tenendo conto della mancanza di qualsivoglia diffida preventiva, ha confermato la legittimità del provvedimento. Ha però spostato il focus decisionale, dall’intrattenimento in spiaggia «al superamento dei livelli di intensità acustica», per altro senza che decibel di troppo fossero mai stati né contestati, né rilevati con i regolamentari strumenti di misura.

La società «Sabbia d’oro» - Rocco Greco, Davide Cicchella e Giovanni Scigliuzzo – si è opposta dinanzi al Consiglio di Stato, ricorrendo alla professionalità dello studio legale Sticchi Damiani e dell’avvocato Francesco Saverio Marini; Inoltre, l’avvocato Avilio Presutti è intervenuto «ad adiuvandum» per conto di Federbalneari Salento. Il Comune si è affidato all’avvocato Domenico Mastrolia.

La decisione dei giudici di Palazzo Spada, propedeutica alla ripresa dell’attività balneare, è stata evidentemente propiziata da una disponibilità delle parti convenute in giudizio. Si presta, però, anche ad una lettura più ampia: un sottinteso invito al dialogo tra gli attori principali, ossia il Comune e magari le diverse associazioni di categoria dei concessionari demaniali, per giungere ad una regolamentazione condivisa dell’attività degli imprenditori.

I quali sostengono di avere bisogno di linee guida, cui intendono adeguarsi per conseguire l’indispensabile certezza nell’espletamento dell’attività.

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