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Terreni espropriati

Per la statale 275 i proprietari
bussano alla Corte europea

Per la statale 275 i proprietari  bussano alla Corte europea

di Mauro Ciardo

TRICASE - Gli espropriandi della statale 275 faranno ricorso alla Corte europea per i diritti dell’uomo. Ad annunciarlo è l’avvocato Luigi Paccione, che ha difeso 12 proprietari di immobili ubicati tra Alessano e Tricase e interessati dal tracciato di ammodernamento della statale Maglie – Leuca.

Giorni la Corte di Cassazione, dopo aver dichiarato inammissibile il loro ricorso, li ha condannati anche al pagamento di oltre 10mila euro di spese processuali nonostante il progetto della statale sia in fase di rivisitazione da parte di Anas che ha anche revocato la gara d’appalto per l’opera.

Davanti ai giudici della Cassazione si sono confrontate diverse posizioni, quella dei proprietari ma anche quelle di Provincia di Lecce e Consorzio Asi (entrambi difesi dal legale Pietro Quinto), della società di progettazione Pro.Sal (rappresentata dall’avvocato Ernesto Sticchi Damiani) e del Comitato interministeriale per la programmazione economica (attraverso l’Avvocatura dello Stato). «La sentenza della Corte di Cassazione - spiega Paccione - è una “non notizia” relativa a un ricorso che venne presentato dagli espropriandi nel 2013, prima che, grazie anche alle nostre denunce, intervenissero sul tema 275 l’Autorità nazionale anticorruzione, le procure della Repubblica di Roma e di Lecce e quella della Corte dei Conti capitolina. Oggi tutti gli atti della procedura risultano azzerati dall’Anas per le gravi illegittimità consumate ai danni dei cittadini. Come noi sosteniamo da anni e come ha pure rilevato l’Anac - prosegue - la progettazione dell’opera fu affidata in via diretta e senza gara pubblica a un soggetto che non aveva titolo per eseguirla. Se non fossimo intervenuti noi con le nostre contestazioni in ogni sede, la strada avrebbe tombato diverse discariche di rifiuti tossici e nocivi, con un enorme e irreparabile danno per la comunità salentina. Quanto alle osservazioni dell’avvocato Quinto sull’ultima sentenza della Corte di Cassazione, le stesse costituiscono un fuor d’opera perché questa sentenza interviene dopo l’azzeramento degli atti e certamente non li riporta in vita».

Ora il ricorso a Strasburgo. «Ci riserviamo di sottoporre alla Corte europea dei diritti dell’uomo questo caso di somma ingiustizia per i diritti di proprietà perché rimane una ferita aperta e insanabile la tesi affermata dal Tar Lecce e dal Consiglio di Stato, su cui la Cassazione ha dichiarato di non poter pronunciare, circa la tardività del ricorso degli espropriandi sul presupposto che questi ultimi avrebbero dovuto impugnare gli atti del Cipe nel 2009, quando quegli atti erano per loro oggettivamente inconoscibili perché non recavano né i nomi delle proprietà da espropriare, tantomeno le particelle catastali interessate dal progetto dell’ingegnere Angelo Sticchi Damiani. Insomma i proprietari – conclude - chiederanno tutela al giudice europeo perché quella tesi costituisce una chiara quanto incondivisibile negazione di giustizia».

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