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Laureati, Lecce vola e supera Bari: prima in Puglia con il titolo del 40% di residenti tra i 25 e i 49 anni

Maddalena Mongiò

Il rapporto di Openpolis certifica l’ascesa del capoluogo salentino. Dal 2018 al 2022 balzo di circa quattro punti. Bene anche i centri della provincia

Lecce sfiora il 40% di residenti laureati e supera nettamente Bari: è la fotografia più sorprendente del nuovo quadro sull’istruzione terziaria in Puglia disegnato da un Report di Openpolis.

Nel capoluogo salentino, infatti, la quota di laureati tra gli adulti con età compresa fra i 25 e i 49 anni passa dal 34,8 per cento del 2018 al 38,6 per cento del 2022, mentre Bari - città universitaria con ormai più di 100 anni di storia - cresce più lentamente, passando dal 27,7 per cento al 30,9 per cento nello stesso periodo. Una differenza di quasi otto punti percentuali che ribalta molti luoghi comuni e indica un profondo cambiamento socio-culturale in atto nell’estremo Tacco d’Italia.

Il dato di Lecce non è un episodio isolato, ma il vertice di un processo più ampio che coinvolge l’intera provincia. Tra 2018 e 2022, tutti i principali centri del Salento mostrano un incremento costante della popolazione laureata: Maglie sale dal 31,7% al 35,5%, Gallipoli dal 22,6% al 26,9%, Nardò dal 21,4% al 24,7%, Tricase dal 29% al 33,3%. Anche nei comuni medi e piccoli - da Campi Salentina a Lequile, da Leverano a Corigliano d’Otranto - la crescita oscilla tra i tre e i cinque punti percentuali. Una traiettoria che segnala una trasformazione sociale diffusa, non confinata ai soli poli accademici.

Bari, dal canto suo, conferma una crescita positiva, ma più moderata. Nonostante ospiti un grande ateneo, non riesce a tenere il passo. Resta la seconda provincia pugliese per quota complessiva di laureati (24,9%), dietro Lecce (25,8%). La distanza, tuttavia, nei dati comunali dei due capoluoghi è netta.

Questo divario assume un significato particolare se inserito nel contesto nazionale ed europeo. L’Italia, secondo le analisi di Openpolis basate sui dati di Eurostat, resta lontana dall’obiettivo UE del 45 per cento di laureati tra i giovani dai 25 ai 34 anni entro il 2030: oggi è ferma al 31,6 per cento, penultima in Europa. Il Mezzogiorno continua a segnare i ritardi maggiori, con Puglia, Sicilia e Campania tra le regioni meno istruite.

È in questo divario che il “caso Lecce” emerge come controcorrente. Perché mentre la media pugliese si ferma al 24,2 per cento, il territorio salentino non solo supera questa soglia, ma mostra anche una crescita più rapida della media nazionale. Il capoluogo appare capace di attrarre studenti, trattenere laureati e generare un tessuto professionale più dinamico, anche grazie alla presenza dell’Università del Salento e a un ecosistema culturale cresciuto negli ultimi anni.

Il confronto con Bari, dunque, racconta una Puglia che si muove a due velocità: da un lato il capoluogo regionale, forte di un sistema universitario consolidato ma rallentato da criticità strutturali; dall’altro Lecce, protagonista di un’ascesa silenziosa ma costante, capace di guidare la regione sul fronte dell’istruzione terziaria.

Il Report di Openpolis sottolinea: «I dati confermano che investire in educazione resta uno degli strumenti più efficaci per contrastare il disagio socio-economico. Chi raggiunge livelli di istruzione più elevati ha mediamente maggiori probabilità di accedere a carriere più stabili e meglio retribuite, con effetti positivi che si estendono all’intero arco della vita. Abbiamo anche visto però che spesso la condizione socio-economica della famiglia ha un impatto decisivo sul percorso di studio dei figli. Per questo è fondamentale che le istituzioni garantiscano pari opportunità di accesso ai più alti gradi di istruzione, indipendentemente dal contesto sociale e territoriale di partenza».

In un Paese che celebra ogni 24 gennaio la Giornata internazionale dell’educazione sottolineando il ruolo dello studio come leva di sviluppo e riduzione delle disuguaglianze, il confronto tra Lecce e Bari offre una lezione chiara: investire in formazione funziona. E quando un territorio intercetta il valore dell’istruzione, spesso cambia il proprio destino socio-economico.

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