scontro in consiglio
Filobus, addio al referendum: «Buttate via 7200 firme dei cittadini»
La replica: «Li avete ingannati» Bocciato l’ordine del giorno della minoranza che proponeva di rimettere la decisione alla commissione di esperti. La maggioranza vota la modifica del regolamento
«Con questo voto avete detto chiaramente che il referendum non si farà e che realizzerete il potenziamento del filobus a prescindere dalla volontà dei cittadini». Le parole del consigliere di Coscienza civica, Antonio De Matteis, sintetizzano l’accusa della minoranza rivolta all’amministrazione, che è risuonata nel Consiglio comunale di ieri mattina, dopo che è stato bocciato l’ordine del giorno proposto dall’opposizione (con 18 contrari e 9 favorevoli), che puntava a rimettere la decisione nelle mani della commissione tecnica, composta dai tre esperti, per farli esprimere definitivamente sul quesito referendario e in caso di dichiarazione di illegittimità rivolgersi ai giudici. Invece con 19 voti favorevoli e 8 contrari, l’aula ha approvato l’ordine del giorno della maggioranza che apre alla riforma del regolamento per allinearlo allo statuto, eliminando la possibilità di consultazioni popolari sugli atti di giunta e del sindaco. Il risultato politico è immediato: oltre 7mila firme non serviranno più a nulla.
Durante il dibattito è emerso che, se il Ministero dovesse concedere il finanziamento richiesto dalla giunta, il potenziamento del filobus dovrà prima essere inserito nel Piano urbano della mobilità sostenibile, poi approvato dal Consiglio comunale e solo a quel punto, trattandosi di un atto consiliare, potranno essere raccolte nuovamente le firme per chiedere un referendum abrogativo.
A difendere la scelta è stato il capogruppo di Fratelli d’Italia, Andrea Pasquino: «Siamo favorevoli ai referendum, ma solo se sono legittimi. Ci basiamo sul parere di autorevoli esperti che hanno escluso la possibilità di una consultazione sugli atti di giunta. Così tuteliamo anche tutti i consiglieri comunali dal rischio di un possibile danno erariale». Una posizione che ha acceso ulteriormente lo scontro.
«State affossando la raccolta firme e il referendum», ha replicato Sergio Della Giorgia, capogruppo di Lecce Città Pubblica, mentre Christian Gnoni, di Coscienza civica, ha accusato la commissione di non aver assolto fino in fondo al proprio compito: «Ritengo che, nonostante le alte professionalità, non abbia adempiuto al suo compito di dichiarare ammissibile o meno il referendum».
La minoranza ha ribadito che tra statuto e regolamento non c’è alcun contrasto e che il referendum abrogativo può riguardare anche gli atti di giunta. Gnoni ha inoltre definito infondato il timore del danno erariale a causa dei soldi spesi per una consultazione inutile, ricordando che, se il finanziamento ministeriale non arrivasse, la domanda potrebbe essere ripresentata attingendo ad altre risorse.
«Lei, sindaco, ha paura del referendum - ha attaccato Della Giorgia - spetta alla commissione tecnica dichiarare illegittimo il quesito». Il consigliere di minoranza, Giovanni Occhineri ha rimarcato che «non si possono cambiare le regole in corsa e, soprattutto, non possono avere effetti retroattivi».
Il consigliere di maggioranza Paolo Cairo ha difeso l’autorevolezza della commissione composta dall’avvocato Giovanni Pellegrino, dal segretario comunale Giacomo Mazzeo e dal professor Vincenzo Tondi della Mura. «Abbiate il coraggio di dire alle oltre 7mila persone che hanno firmato che avete sbagliato», ha rincarato Bronek Pankiewicz.
Nel dibattito è intervenuto anche l’ex sindaco Carlo Salvemini, ricordando che la commissione aveva sollevato solo un dubbio interpretativo e che il Consiglio avrebbe potuto scioglierlo restituendo la questione agli esperti. «Il testo unico degli enti locali prevede il referendum sugli atti di giunta», ha spiegato, aggiungendo che cambiare il regolamento dopo la raccolta firme «avrebbe poco senso», visto che l’iter si è svolto sulla base di norme vigenti.
Il sindaco Adriana Poli Bortone ha chiuso ricordando che il referendum è stato introdotto dalla sua giunta nel 2000: «La commissione ha rilevato un’illegittimità del regolamento e ha chiarito che il quesito su un atto di giunta non è ammissibile. Il Consiglio deve riformare il regolamento». La prima cittadina ha anche respinto l’accusa di aver ingannato gli elettori sul potenziamento della filovia, sostenendo che fosse già nel suo programma, anche se con il nome di «trolleybus». «A chi ha firmato per il referendum non avete spiegato che il finanziamento riguardava solo per il 7 per cento il filobus, per il resto si tratta di parcheggi di scambio e altre opere strategiche», ha puntualizzato la prima cittadina.
«State buttando via 7274 firme, ma non ci arrenderemo», hanno promesso dai banchi dell’opposizione.