partita chiusa
Lecce, ecco i soldi di Snam per il passaggio del metano tramite il gasdotto Tap
Arrivano le compensazioni: un milione per la tettoia Liberty, 700mila a palazzo Scipione Ammirato. Il sindaco Poli attacca la precedente amministrazione: «Senza ideologie la città avrebbe ottenuto di più»
Il nodo delle compensazioni ambientali legate al metanodotto Tap arriva finalmente a una svolta anche per Lecce. Dopo anni di polemiche, contenziosi e trattative mancate, la giunta guidata da Adriana Poli Bortone ha approvato i progetti che consentiranno al Comune di incassare 1,7 milioni di euro da Snam, destinati a due interventi di grande valore simbolico e urbano: il restauro e il reinserimento della tettoia liberty nell’ex Massa e il recupero funzionale di Palazzo Scipione Ammirato.
Si tratta di misure di compensazione e riequilibrio ambientale previste dalla legge 239 del 2004, connesse alla realizzazione del metanodotto Tap, infrastruttura che sul territorio comunale di Lecce si sviluppa per oltre 22 chilometri, rendendo il capoluogo salentino il Comune che ha ceduto più suolo all’opera, dal valore complessivo di 216 milioni di euro e autorizzata con procedura di Via ministeriale nel 2017.
La delibera di Palazzo Carafa chiude una vicenda lunga e controversa, segnata da scelte politiche che oggi l’attuale sindaco non esita a definire sbagliate. «La precedente amministrazione ha affrontato la questione Tap da un punto di vista squisitamente ideologico - attacca Adriana Poli Bortone - Se la vicenda fosse stata gestita in maniera diversa, in un quadro che tenesse conto di tutti i punti di vista ma soprattutto delle prospettive, probabilmente avremmo raggiunto risultati anche più proficui. Per quanto ci riguarda, siamo estremamente soddisfatti per un traguardo nel quale credevamo fortemente ma per raggiungere il quale purtroppo si era persa ogni forma di dialogo».
Nel 2020 il Comune aveva scelto la strada giudiziaria, costituendosi parte civile nel procedimento penale contro i vertici delle società coinvolte nella realizzazione del metanodotto, per chiedere il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali. Il processo si è però concluso il 12 maggio 2025 con l’assoluzione di tutti gli imputati. Un esito che, come riconosciuto dallo stesso legale dell’ente, appariva ampiamente prevedibile già alla luce dell’istruttoria e delle richieste del pubblico ministero. Nel frattempo Tap aveva avviato accordi transattivi solo con Melendugno e Vernole, lasciando fuori Lecce e gli altri Comuni, che invece rimanevano in partita con Snam. La svolta nel marzo 2025, quando, con il processo ancora in corso, Lecce, insieme a Lizzanello e Castrì, ha partecipato a una riunione negli uffici del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica con i vertici di Snam (gestore della rete). Da lì è ripartito un confronto tecnico ed economico che ha portato al riconoscimento dei ristori ambientali.
Un risultato costruito con il legale Francesco Baldassarre, il dirigente dell’Ufficio Ambiente Francesco Magnolo e il capo di gabinetto Angelo Tondo. Rispetto alle pretese iniziali si è dovuto accettare un “ribasso”. In origine, l’accordo che coinvolgeva anche Tap prevedeva 4 milioni di euro per Lecce, all’interno di una più ampia ripartizione che destinava milioni di euro anche alle altre comunità coinvolte. Oggi Snam pagherà meno, ma quanto basta per restituire alla città due beni di straordinaria importanza.
Un milione di euro sarà destinato al restauro della tettoia liberty e alla sua ricollocazione nel nuovo edificio con parcheggio sotterraneo nato dalle ceneri dell’ex caserma Massa. Intervento atteso da anni e mai incluso nel project financing del 2020, definito solo successivamente in accordo con la Soprintendenza. Proprio per la delicatezza del manufatto in ferro-ghisa, sarà la Soprintendenza a fungere da stazione appaltante. Gli altri 700mila euro serviranno invece a riqualificare palazzo Scipione Ammirato, puntando sull’efficientamento energetico e sulla valorizzazione sostenibile dell’edificio. «Con queste compensazioni Lecce non solo chiude una pagina complicata, ma investe sul proprio patrimonio e sull’ambiente», rivendica Poli Bortone. Una conclusione che, al di là delle polemiche, segna finalmente il passaggio dalle battaglie giudiziarie ai cantieri concreti.