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In Puglia e Basilicata

Il caso

Lecce, perseguita colleghi e tutor all'Università: dottoranda a processo

Lecce, perseguita colleghi e tutor all'Università: dottoranda a processo

La denuncia è stata presentata dal rettore Pollice dopo aver saputo dei tanti episodi

21 Settembre 2022

Angelo Centonze

LECCE - Finisce sotto processo una dottoranda dell’Università del Salento, accusata di avere molestato con una serie di messaggi tramite WhatsApp, una ricercatrice. Non solo, avrebbe anche insultato ripetutamente altri colleghi e tutor, poiché a suo dire l’avrebbero ostacolata nel conseguimento del dottorato di ricerca.

Il pubblico ministero Simona Rizzo ha emesso nelle settimane scorse un decreto di citazione a giudizio nei confronti della dottoranda, di 38 anni. E nella mattinata di ieri, si è svolta la prima udienza del processo dinanzi al giudice monocratico Stefano Sernia. Il processo è stato però rinviato al primo dicembre per un difetto di notifica. L’imputata, difesa dall’avvocato Paolo Cantelmo, potrà difendersi dalle accuse nel corso del dibattimento. Risponde dell’ipotesi di reato di molestia o disturbo alle persone. L’Università  ha deciso di non costituirsi parte civile. Stesso discorso per le altre persone offese, tra cui comparivano ricercatori e professori dell’Università, uno dei quali difeso dall’avvocato Ivana Quarta.

L’inchiesta ha preso il via dalla denuncia presentata dal rettore Fabio Pollice dell’Università del Salento e le indagini sono state coordinate dai carabinieri della stazione di Lecce Principale. I fatti contestati dalla Procura si sarebbero protratti per oltre un anno. Secondo l’accusa, tra l’inizio del 2019 e il mese di luglio del 2020, la 38enne avrebbe mandato su WhatsApp innumerevoli messaggi (sia vocali che scritti) dal contenuto offensivo, minaccioso ed intimidatorio, indirizzati ad una collega. E in altre occasioni avrebbe rivolto una serie di insulti ed ingiurie verso altri colleghi e tutor, gridando a squarciagola nei corridoi dell’Università.

L’inchiesta si è avvalsa di una consulenza tecnica sui dispositivi informatici, al fine di estrapolare i messaggi “incriminati”, finiti al centro delle indagini della Procura leccese.
Ora sarà il processo a stabilire eventuali responsabilità a carico della dottoranda.
Un processo che si annuncia molto delicato nel corso del quale sono previste le testimonianze delle vittime.

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