Martedì 09 Agosto 2022 | 19:46

In Puglia e Basilicata

il processo

Lecce, sentenza per l’omicidio dei fidanzati: ricorso della Procura

Lecce, duplice omicidio: in un video la fuga del killer

Chiesto l’isolamento diurno per un anno a carico dell’assassino condannato all’ergastolo

29 Luglio 2022

Angelo Centonze

LECCE - La Procura presenta ricorso in Cassazione contro la sentenza di condanna all’ergastolo per Antonio De Marco- l’omicida reo confesso di Daniele De Santis ed Eleonora Manta- sostenendo che bisognava applicare anche la pena dell’isolamento diurno per 1 anno, come richiesto dal pm Maria Consolata Moschettini, nel corso della discussione in aula. Dunque, come si legge nei motivi dell’impugnazione, la Corte d’Assise (presidente Pietro Baffa, giudice togato Maria Francesca Mariano e giudici popolari) avrebbe dovuto accogliere l’istanza, in virtù dell’orientamento giurisprudenziale attualmente prevalente. Il pm Moschettini ritiene che trattandosi di duplice omicidio, si doveva applicare l’articolo 72 comma 1, poiché a De Marco non sono state riconosciute le attenuanti generiche e sono state applicate le aggravanti della premeditazione della crudeltà.
Come riportato dal pm, questa disposizione di legge si fonda sulla necessità di impedire che i delitti concorrenti con quello punito con l’ergastolo rimangano impuniti.

Intanto si attendono anche le mosse della difesa di De Marco, rappresentata dagli avvocati Andrea Starace e Giovanni Bellisario, che sulla scorta delle motivazioni della sentenza depositata nei giorni scorsi dal giudice relatore Mariano, potrebbe presentare ricorso contro la condanna all’ergastolo. In quel caso, anche la decisione sul ricorso della Procura dovrebbe essere presa dai giudici della Corte di Appello. Nel caso in cui la difesa non dovesse impugnare la sentenza, allora sarà la Cassazione ad esprimersi sull’istanza del pm. Ricordiamo che il 7 giugno scorso, la Corte d’Assise ha emesso la sentenza di condanna al carcere a vita nei confronti del 23enne di Casarano. Antonio De Marco che è stato riconosciuto colpevole del reato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà.

I giudici hanno disposto un maxi risarcimento del danno in favore dei familiari della coppia, barbaramente assassinata con quasi 80 coltellate, nell’abitazione di via Montello a Lecce, il 21 settembre del 2020. La famiglia di Daniele De Santis, arbitro leccese di 33 anni, è difesa dagli avvocati Mario Fazzini e Renata Minafra. La mamma, lo zio e la nonna di Eleonora Manta, 30enne originaria di Seclì, laureata in giurisprudenza con un impiego all’Inps, sono assistiti dagli avvocati Francesco Spagnolo, Stefano Miglietta, Fiorella d’Ettorre. Il papà è invece difeso dall’avvocato Luca Piri.

La difesa di De Marco aveva chiesto alla Corte d’Assise, il riconoscimento dell’infermità del vizio di mente, quanto meno parziale. Inoltre, aveva sostenuto che la perizia psichiatrica dei consulenti del tribunale risulterebbe inadeguata. In essa si parla di un disturbo narcisistico della personalità. Invece, secondo la difesa, De Marco sarebbe affetto da una grave condizione psicopatologica dello spettro autistico, sulla scorta delle conclusioni dei consulenti di parte. I legali avevano anche chiesto l’esclusione delle aggravanti della crudeltà e della premeditazione, che comporterebbe l’applicazione del giudizio abbreviato. E infine, il riconoscimento delle attenuanti generiche, anche in virtù della collaborazione di De Marco con gli inquirenti.
Antonio De Marco venne sottoposto a fermo il 28 settembre del 2020, dai carabinieri di Lecce ad una settimana di distanza dal ritrovamento dei cadaveri di Eleonora Manta e Daniele De Santis in via Montello. Il provvedimento venne poi convalidato dal gip Michele Toriello. Nel corso dell’interrogatorio in carcere, il 23enne di Casarano aveva riferito, in merito al movente, di avere agito spinto dalla rabbia: “Forse un gesto eclatante…. Forse fare dolore agli altri. E loro erano felici, sembravano felici”.

Antonio De Marco in un diario, inoltre, creava un suo avatar chiamato Vendetta, che si poneva come obiettivo la sofferenza e la morte degli altri. Una sorta di alter ego, dai contorni fumettistici, che compariva solo in alcuni frangenti, quando la rabbia del giovane era pronta ed esplodere, come poi realmente accaduto. Ora si attendono gli sviluppi giudiziari della dolorosa vicenda che ha sconvolto il Salento.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 

BLOG

- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725