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In Puglia e Basilicata

La denuncia

Lecce, 9 ore d’attesa per una trasfusione: «Mancava il personale che portasse le sacche all'Oncologico»

Lecce, 9 ore d’attesa per una trasfusione: «Mancava il personale che portasse le sacche all'Oncologico»

Le due strutture distano appena 400 metri, la protesta dei pazienti

25 Maggio 2022

Emanuela Tommasi

LECCE - Nove ore d’attesa per una trasfusione programmata, quelle necessarie a lenire le sofferenze a chi soffre di diverse patologie del sangue e non può affrontare alcuna altra terapia. La denuncia viene da Gigi Pedone, a nome suo e di altri pazienti i quali, ieri, hanno dovuto affrontare quest’altra sofferenza. «Premetto che Ematologia di Lecce può essere benissimo inclusa tra le strutture di eccellenza in Italia - dice Pedone - diretta dal dottor Nicola Di Renzo di fama nazionale, e non solo; coadiuvato da personale medico preparatissimo e scrupoloso; lo stesso dicasi per il personale infermieristico, qualificato e sempre disponibile».

«Detto questo - prosegue - denuncio due episodi gravi capitati a me e a tanti altri pazienti. Convocati per le trasfusioni di sangue o di piastrine e altro, abbiamo dovuto aspettare 8-9 ore perché non c’era personale che portasse le sacche dal Centro trasfusionale presso l’ospedale “Vito Fazzi”, a circa 400 metri di distanza, all’Oncologico. Una cosa inaudita - sottolinea - causata dalla carenza di personale. Può succedere una cosa simile? È accaduta. Ed oggi (ieri, ndr) non ne ho potuto più e mi son messo a protestare come un folle, non solo per il torto subìto da me ma anche per tanti altri come me. E molte di queste persone vengono dai comuni della provincia, col disagio che sono costretti a sopportare».
Si tratta di pazienti che devono affrontare trasfusioni con cadenza anche settimanale, con tutti i disagi che la situazione comporta.

«E così ho inviato messaggi al presidente regionale Michele Emiliano - fa sapere Gigi Pedone - all’assessore regionale alla Sanità Rocco Palese, al dottore Rodolfo Rollo, direttore generale dell’Asl, a Luigino Sergio, amministratore delegato di Sanità Service. Mi ha risposto subito Rocco Palese, dicendo che stanno facendo l’impossibile per eliminare situazioni di criticità simili».
«Io, per la mia esperienza di paziente quasi quotidiano, non ne posso più di impegni e di parole - continua sconfortato - Ci vogliono fatti concreti e subito. Trovo pertanto quasi un insulto a tutti gli italiani che vengano sottratti soldi anche alla sanità per aumentare le spese militari».

Ma Gigi Pedone sostiene che disservizi come questo possano essere risolti, almeno nell’immediato, razionalizzando la distribuzione del personale in servizio nell’Azienda sanitaria. Per esempio, aggiunge, destinando ai reparti ospedalieri quelle unità che risultano più numerose negli uffici amministrativi. «Ieri, in Ematologia, era in servizio un solo infermiere - aggiunge - che doveva provvedere a tutte le incombenze e le necessità. Una situazione che non è tollerabile nè da parte di chi lavora nè da parte dei pazienti, i quali hanno già condizioni di fragilità fisiche e psicologiche».
Restando in materia di disservizi, ma passando ad altra questione, è da segnalare l’insolita situazione di quanti hanno bisogno di una visita specialistica o indagini strumentali urgenti, per i quali il medico curate, nell’apposita richiesta, chiede che venga evasa in 10 giorni. Ma quella che è una necessità diventa un terno al lotto, una possibilità destinata ai pochi fortunati che accedono alle sportello alle 7.45. Solo a quell’ora si può sperare di trovare qualche possibilità, e neanche sempre, secondo quanto spiegano gli impiegati agli sconcertati pazienti, ai quali non resta che attrezzarsi per una soluzione più veloce. 

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