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Scandalo alloggi & voti a Lecce:
niente carcere per Pasqualini

Monosi resta ai domiciliari: così la decisione del tribunale del riesame

Scandalo alloggi & voti  a Lecce:niente carcere per Pasqualini

No al carcere per l’ex assessore Luca Pasqualini ma l’impianto accusatorio a sostegno dell’inchiesta sulla presunta «mala gestione» degli alloggi popolari a Lecce supera il vaglio del Tribunale del Riesame. Tutte le misure sono state confermate; altre, persino, aggravate. Il collegio (presidente Silvio Piccinno, relatrice Pia Verderosa, a latere Anna Paola Capano) era chiamato a pronunciarsi sia sull’appello presentato dalla Procura contro l’ordinanza del gip Giovanni Gallo che non aveva aderito a tutte le richieste avanzate ma anche sul ricorso presentato dai difensori degli indagati contro l’applicazione delle misura cautelare.

Il gip, con la sua ordinanza eseguita il 7 settembre scorso, ha disposto i domiciliari per Luca Pasqualini, 47 anni di Lecce, ex assessore; Attilio Monosi, già assessore al Bilancio, 48 anni di Lecce; Pasquale Gorgoni, 63 anni di Lecce, funzionario all’Ufficio Patrimonio; il consigliere del Pd Antonio Torricelli, 74 anni di Lecce. Custodia in carcere, invece, è stata disposta Umberto Nicoletti e Nicola Pinto, rispettivamente di 41 e 31 anni, ritenuti vicini agli ambienti della malavita organizzata e accusati del pestaggio, nel 2015, dell’uomo che nel 2013 con la sua denuncia diede il via all’inchiesta. Per un terzo presunto componente del gruppo accusato del pestaggio è finito ai domiciliari: si tratta di Andrea Santoro, 20 anni, di Lecce.
E veniamo al verdetto del Riesame.

La posizione dell’ex assessore Pasqualini si presentava come la più delicata. I pubblici ministeri Roberta Licci e Massimiliano Carducci avevano chiesto l’applicazione della misura cautelare e la contestazione di un nuovo capo d’imputazione relativo ai parcheggi concessi davanti all’ingresso di un supermercato. Il collegio - come si diceva - non ha concesso l’aggravamento della misura ed ha confermato i domiciliari, introducendo, però, la nuova contestazione.

Domiciliari confermati anche per l’ex assessore al Bilancio Attilio Monosi per il quale sono contestati anche altri tre capi d’imputazione assorbiti con l’ipotesi corruttiva. Stesso provvedimento adottato per l’allora dirigente comunale Pasquale Gorgoni. Rimane ai domiciliari ma con un nuovo capo d’imputazione relativo al presunto sostegno fornito ad Antonio Briganti (fratello di Pasquale Briganti, dell’omonimo clan) dopo l’incendio della sua abitazione il 30 giugno 2014 ed in particolare le spese dell’alloggio nel B&B in attesa della definizione della pratica per l’assegnazione dell’immobile alla famiglia Briganti.
Il Riesame ha accolto l’appello invece per Monica Durante, 41enne, per la quale sono stati disposti i domiciliari e per Diego Monaco, 39 anni, entrambi di Lecce (la prima sottoposta all’obbligo di dimora; il secondo, indagato a piede libero).

I giudici hanno inasprito la misura dei domiciliari con il carcere per Andrea Santoro, coinvolto nella vicenda del pestaggio dell’uomo che con la sua denuncia ha consentito ai militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di avviare le indagini, Le misure, ovviamente, non sono state eseguite. Solo quando i provvedimenti diventeranno definitivi o dopo un’eventuale pronunciamento di conferma della Suprema Corte gli arresti potranno essere eseguiti.

No ai domiciliari, invece, per Monia Gaetani, 49enne di Lecce, che rimane all’obbligo di dimora e per Rosario D’Elia, 49, anch’egli residente a Lecce, coinvolto con Gorgoni nel filone sui sostegni alla famiglia Briganti. Ovviamente le nuove misure disposte dal Tribunale del Riesame rimangono congelati. Per conoscere le motivazioni che hanno convinto i giudici a confermare le misure cautelari per i politici e ad aggravare altre posizioni bisognerà attendere i prossimi 45 giorni. Subito dopo il collegio difensivo composto dagli avvocati Giuseppe Corleto, Riccardo Giannuzzi, Giuseppe De Luca, Luigi Covella, Amilcare Tana, Tommaso Donvito, Pietro Antonio Romano, Umberto Leo, Pantaleo Cannoletta, Giuseppe Presicce e Antonella Lillo potrà presentare ricorso in Cassazione.

Intanto nel corposo fascicolo d’inchiesta sono confluite altre intercettazioni tra l’ex assessore Attilio Monosi e il parlamentare della Lega Nord Roberto Marti.
C’è, infine, un secondo filone d’inchiesta nato da uno stralcio del fascicolo principale. In questo risultano tra gli indagati anche gli ex sindaci Adriana Poli Bortone e Paolo Perrone.

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