Martedì 04 Agosto 2020 | 09:43

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«Nonostante la somministrazione massiccia di antibiotici, la febbre resta altissima». Ha fatto ricorso ad una metafora medica, ieri mattina, il sindaco Carlo Salvemini per spiegare il precario stato di salute del Comune di Lecce. Lo ha fatto, in un Open Space affollato di giornalisti, sostenitori, cittadini. Accanto a lui, solo il suo vice Alessandro Delli Noci.
«Dopo giorni di silenzio, ora parlo io - ha premesso il primo cittadino - ho letto e ascoltato inesattezze, falsità, accuse, ingiurie, ultimatum». E nel suo mirino, com’era prevedibile, è finito in particolare Paolo Perrone, suo predecessore e attuale consigliere di minoranza, che giovedì scorso ha contestato l’attuale gestione dei conti comunali. «L’ex sindaco - ha detto Salvemini con riferimento a Perrone - è stato impegnatissimo a rilasciare interviste, a presidiare gli uffici finanziari del Comune per incalzare di richieste dirigente e funzionari, a telefonare al presidente Michele Emiliano e all’onorevole Francesco Boccia per convincerli che il sottoscritto vuole il male della città perché animato dall'accecante desiderio di consumare una vendetta politica contro di lui. Convinto che stessi lavorando per fare dichiarare il dissesto del Comune: un danno che doveva ad ogni costo evitare. Per sé o per la città, c’è da chiedersi. A giudicare politicamente la conferenza stampa di giovedì non ci sono dubbi: quando un ex sindaco, ora consigliere, per parlare di un tema di interesse generale, convoca i giornalisti nell’albergo di famiglia e si presenta in splendida solitudine politica è simbolicamente evidente che non è il futuro della città a preoccuparlo. Ma una questione personale». E, sempre riferito a Perrone, ha rincarato la dose: «Si è dichiarato disponibile a darmi un consiglio, se continuerò ad essere sindaco - ha proseguito Salvemini - anche se preferirebbe confrontarsi con un commissario; ha chiesto di potermi incontrare e l’ho invitato a farlo lì dove incontro tutti: a palazzo Carafa, nella mia stanza. Le porte sono aperte, quando vuole, ci sediamo e ci confrontiamo, partendo dall’ultima delibera di giunta con la quale abbiamo approvato la relazione tecnica dei servizi finanziari, una sorta di bollettino medico del bilancio comunale».
E cosa dice quella relazione consegnata, giorni fa, al primo cittadino? «Dice che, negli ultimi 5 anni, nonostante operazioni straordinarie di risanamento non ripetibili attivate per rimediare un lungo ciclo di dissennatezze, spregiudicatezze e inconvenienti quali Boc, via Brenta, filobus, Leadri - la situazione finanziaria del Comune resta di allarme. Abbiamo utilizzato oltre 100 milioni di euro tra vendita del patrimonio immobiliare, anticipazione di liquidità per pagamento fatture, eliminazione crediti inesigibili e ripiano di disavanzo trentennale eppure gli indicatori di salute peggiorano. Purtroppo la diagnosi indica una nuova minaccia: dal 2014 al 2017 è maturato un ulteriore disavanzo di parte corrente di circa 30 milioni di euro dovuto allo scarto tra accertamenti di entrata e riscossioni».
Da qui un nuovo pericoloso allarme e tre possibili terapie per salvare il Comune malato. «Risanare in un anno o tre attraverso gli strumenti ordinari, ma tagliare la spesa corrente di 30 milioni in un periodo cosi breve significherebbe ammazzare il paziente - ha spiegato il sindaco - Lo possiamo fare in un periodo massimo di 15 anni, attraverso lo strumento straordinario (procedura di riequilibrio pluriennale con accesso al fondo di rotazione), che è al momento l’unica opzione possibile, a legislazione vigente. C’è poi una terza opzione, che deriva da una proposta di emendamento al “decreto Milleproroghe”, che ho chiesto di presentare all’onorevole Boccia e vede come firmatario anche Guido Crosetto. Questo provvedimento, se approvato, consentirebbe di ripianare l’incremento del disavanzo in un periodo massimo di 26 anni. Sono andato a Roma, martedì scorso, per questa ragione: trovare la soluzione meno dolorosa e più efficace per la città. Non per dichiarare una situazione di dissesto che mi sto impegnando in ogni modo ad evitare io che governo da soli 13 mesi».
Venerdì prossimo le proposte di risanamento approderanno in Consiglio comunale. «Siamo fiduciosi - hanno sottolineato Salvemini e Delli Noci - chi intende sostenerle le può votare. Chi ne contesta presupposti, contenuti, conclusioni, potrà dichiararsi contrario. Noi siamo certi di avere fatto tutto il possibile e fino in fondo il nostro dovere».

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