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Lecce, i luoghi della cultura devono avere un'identità

L'assessore Antonella Agnoli: «Teatri e altri contenitori non possono continuare a essere solo "location"»

Dal Must al castello di Carlo V, dal teatro Apollo ai Teatini, l'assessore Antonella Agnoli illustra i programmi e replica all’opposizione

LECCE - L'assessore Antonella Agnoli

LECCE - L'assessore Antonella Agnoli

LECCE - «Stiamo lavorando per dare una visione ed un'identità ai luoghi della cultura della città». Dal Must al castello di Carlo V, dal teatro Apollo ai Teatini, l’assessore Antonella Agnoli spiega obiettivi e programmi, rispondendo anche alle critiche dell’opposizione.

Assessore, negli ultimi tempi è al centro delle critiche delle opposizioni che la accusano di essere assente.
«In questo momento stiamo costruendo una visione, un ragionamento complessivo che metta insieme tutti i luoghi, una sorta di mosaico all’interno della città, individuando quale ruolo possa giocare ciascuno di questi differenti e straordinari luoghi. Posso dire che sono contenta che l’opposizione sia vigile e solleciti, credo che sia il suo ruolo. Ma vorrei che lo facesse ragionando anche su quello che è stato fatto».

Le critiche maggiori stanno riguardando il Must.
«La prima cosa che ho fatto è cercare di capire come i cittadini vedevano quel luogo. E mi sono resa conto che, purtroppo, è un luogo che non offre l’idea di un museo così come lo intendiamo oggi, un luogo riconoscibile per la sua funzione. Vi è, invece, al suo interno una eterogeneità di utilizzi nella quale dobbiamo mettere ordine».

Vale a dire?
«Un museo attivo, che ha una sua identità, dove si va sapendo quali opere troverà. Io dentro ho trovato tante cose differenti, alcune molto pregevoli, ma bisogna capire quale vocazione vogliamo che abbia. Si chiama “museo storico della città”, offre una parte archeologica, ancora poco nota, e poi ci sono opere d’arte contemporanea. Oggi sembra che questa vocazione abbia preso il sopravvento. Per questo potremmo pensare di renderlo proprio nel museo del contemporaneo a Lecce, con artisti del territorio ma anche con collezioni che arrivano da fuori».

E le collezioni di archeologia dove le mettiamo?
«Qui c’è l’altro straordinario luogo che entra in gioco: il castello di Carlo V, che vogliamo sempre più valorizzare come grande custode della storia della città. Qui oggi trova spazio anche il museo della cartapesta, con pezzi bellissimi che forse possiamo valorizzare meglio, insieme alla Soprintendenza. Anche attraverso i questionari che gli sono stati sottoposti, i visitatori ci hanno fatto sapere di volere che il castello possa raccontare la storia di Lecce. Questa è un’altra visione sulla quale siamo impegnati a lavorare costruendo le condizioni perché si realizzi. Un lavoro non facile che per essere completato richiederà pazienza e determinazione. Stiamo facendo molto, dunque, anche se, a differenza delle amministrazioni precedenti che hanno potuto godere di fondi ingenti come quelli per la capitale della cultura, e altri, noi non possiamo beneficiare delle stesse occasioni economiche. È facile fare proclami, più difficile costruire tutta questa mappa culturale della città».

Un altro contenitore: il complesso degli Agostiniani.
«Premesso che il cantiere dev’essere ancora concluso, quel luogo accoglierà l’archivio comunale e quello della Corte d’appello. Ma non vogliamo sia un luogo statico, vogliamo che proprio grazie a questi patrimoni, lì si possano anche produrre ricerca, studi, valorizzazione di quei documenti».

Tra le altre accuse c’è anche quella di non aver valorizzato il progetto «Lecce città del libro».
«Io, che mi occupo di libri, devo dire che a Lecce occorre lavorare per migliorare gli indici di lettura. Dobbiamo far entrare in contatto con i libri tantissime persone che oggi non leggono. Per questo, anziché fare manifestazioni per un pubblico che già aveva competenze, abbiamo fatto un lavoro veramente straordinario del quale mi sento fiera: quello nelle periferie. È andato benissimo e lo racconteremo con una grande festa. Siamo stati alla zona 167 B, a Frigole, nelle scuole, coinvolgendo associazioni che hanno fatto progetti che andavano bel oltre duemila euro, per costruire nuovi pubblici, nuovi lettori. Questa è la vera sfida. Tutti i nostri contenitori culturali se non generano nuovi pubblici non avranno alcun senso nè futuro. La sfida è far diventare Lecce città più colta, non per chi già lo è ma per chi non ha mai usufruito della cultura».

Torniamo alla situazione del Must ed alla mancanza di un direttore. Perchè pensare ad una figura esterna al Comune e non individuare una interna, come in precedenza?
«Un conto è la figura responsabile dei procedimenti, più tecnico-amministrativa, un conto è chi ha competenze e progetta. La figura precedente aveva l’una e l’altra cosa, ma il curatore di un museo può essere nominato anche solo per realizzare un progetto. Tutto sta nella visione: cosa vogliamo fare di quel luogo? Fermo restando che possono esserci entrambe le figure, una tecnica e l’altra scientifica. Purtroppo siamo anche bloccati da un regolamento che era stato fatto nel 2012 perchè in quel momento c’era quella figura, che di fatto blocca possibilità future. Per questo lo modificheremo».

L’ex sindaco Perrone le contesta il fatto di aver anche «spento» l’ex conventi dei Teatini.
«È “spento” perchè non c’è più un mercatino? Che tra l’altro rappresentava una disparità con l’altro che si tiene in strada. Mi sembra ingenerosa come critica, soprattutto nei confronti di quel meraviglioso luogo. Comunque, ai Teatini ci sarà un’estate piena, con un progetto, al quale tengo moltissimo, che riguarderà anche Corso Vittorio Emanuele, diventata una via molto commerciale. Per questo abbiamo deciso che i Teatini devono avere una vocazione culturale, mettendo insieme iniziative per turisti e leccesi, per adulti e bambini. La settimana prossima, non appena sarà pronto il programma, lo, presenteremo con una conferenza stampa. Abbiamo già anticipato che vogliamo fare cinema, per esempio. E poi penso sia importante anche, in una città come Lecce, far rivivere i chiostri per quello che erano una volta: luoghi dedicati al silenzio, alla riflessione, alla meditazione, al distacco dal consumo. È straordinario vedere le persone che entrano nel "vuoto" e apprezzano il silenzio, il cinguettio degli uccellini, rispetto al caos che c’è nella via fuori. Basta con l’ossessione di riempire tutti i luoghi, che ovunque debba essere Disneyland».

E la gestione dei teatri?
«Con meno soldi siamo riusciti a fare una stagione teatrale all’Apollo e al Paisiello. L’Apollo, consegnato da poco, abbiamo faticato mesi e mesi per metterlo a regime. E la procedura non è ancora conclusa. Basti pensare alla carenza di strumenti a cui dobbiamo sopperire. Eppure nonostante le difficoltà di partenza la stagione teatrale è andata molto bene, 5400 spettatori complessivi e tanti volti nuovi in platea. E questa è la nostra soddisfazione: aver portato a teatro cittadini che non ci avevano mai messo piede».

Credo che la vicenda della candidatura a capitale europea per la cultura 2019 sia una ferita ancora aperta per la città. Pensa che poteva essere ragionata diversamente?
«Non sono in grado di rispondere. Posso però dire che non credo faccia bene ragionare di turismo solo in termini di numeri. E che si possa parlare di una candidatura della città quando saranno stati messi a posto tutti i luoghi dei quali abbiamo parlato. Ho passato mesi a spiegare ai cittadini che questi non sono location, come invece sono stati trattati fino ad ora. Questo non significa negare le possibilità a cittadini, associazioni di fare iniziative, ma all’interno di una visione. Per esempio, più di una persona mi ha chiesto cosa sia il teatro Paisiello, che accoglie di tutto e di più? Qual è la sua identità? I teatri non sono location ma beni comuni della città che devono esprimere al massimo le loro potenzialità. A quel punto si potrà parlare di candidatura».

A proposito di location, cosa pensa del fatto che Lecce venga scelta quale set per diversi film?
«Questo mi sembra interessante, perchè fa conoscere la città, valorizza dei luoghi. Quello che vorrei combattere è lo stereotipo. Lecce è bella ma questo non è sufficiente; il barocco non è sufficiente. E poi c’è anche la parte che sta fuori dal centro. La trax road, per esempio, è un posto bellissimo, che potrebbe davvero giocare un ruolo importante, anche quello è un altro pezzo da far vivere: ma perchè non ha funzionato? Forse dovremo ripensarlo in maniera diversa».

Tirando le conclusioni, quale dev’essere il futuro?
«Penso che cultura e turismo siano fondamentali, l’uno deve essere funzionale all’altro. Su questo dobbiamo aprire una grande riflessione. Se le opposizioni hanno voglia di dare un contributo, vero, saremo ben contenti».

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