Martedì 22 Gennaio 2019 | 15:14

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la storia

A Nardò tante pizze per salvare il monastero delle suore di clausura

Monache di clausura rompono la riservatezza e chiedono aiuto per restauro convento. Organizzata festa con pizzaioli da Napoli per preparare le famose pizze

L'antico monastero delle clarisse di Nardò inizia ad accusare qualche acciacco a causa dell'età veneranda

monastero suore clausura

Il monastero a Nardò delle suore clausura

NARDO' - Tante pizze per salvare quasi mille anni di esistenza: l’antico monastero delle clarisse di Nardò inizia ad accusare qualche acciacco a causa dell’età veneranda. Così le monache di clausura rompono la secolare riservatezza chiedono aiuto e “invitano” i fedeli a condividere con loro un’ala del vetusto edificio: restaurate, le cellette diventeranno una foresteria nella quale ospitare i visitatori alla ricerca di un’oasi di preghiera e serenità, nel cuore del Centro storico neritino. In questo modo il monastero potrà guardare con maggiore serenità al futuro, visto che i costi per mantenere l’enorme struttura sono veramente gravosi e aiuti non ce ne sono più come un tempo, quando i conventi accoglievano giovani donne di ricchissime famiglie nobili, con i loro lasciti e quote d’eredità.

Per farlo, domani sera, è stata organizzata una grande festa in loro onore in piazza Salandra: da Roma e Napoli sono già arrivati dodici famosi pizzaioli per preparare le famose pizze, uno dei quali è stato incoronato come campione del mondo della categoria. Poi musica e canti, grazie ad una famosa soprano e ad un direttore d’orchestra del San Carlo di Napoli.
Sarà anche un evento mediatico: al seguito di artisti e ristoratori sono giunti molti giornalisti che seguiranno, dal vivo e con successivi resoconti, “l’operazione salvataggio”.

Ma torniamo indietro di qualche mese. La “spolverata” delle abitudini consolidate in quasi un millennio - secondo la tradizione il monastero delle Clarisse di Nardò, il più antico dell’Italia Meridionale, fu fondato intorno al 1256, solo tre anni dopo la morte di Santa Chiara – è arrivata qualche anno fa quando, nel cuore di Nardò, hanno messo piede alcune suore provenienti dalla Campania, tra cui la nuova badessa suor Chiara Veronica Guidone e suor Chiara Sabina De Angelis, un medico chirurgo che ha scelto la “regola” e la vita in monastero. Nell’edificio neritino, però, hanno trovato davvero la situazione cristallizzata nel tempo, ferma a secoli e secoli fa. Clausura sì, ma proprio come nel remoto passato: “Abbiamo trovato un monastero impacchettato, imballato come un vecchio pacco” dicono alzando le spalle. Con la forza della loro straordinaria “napolanità” hanno iniziato a cambiare l’aria, continuando ad osservare ogni abitudine e tradizione delle anziane consorelle. Va ricordato, infatti, che nel monastero neritino ci sono state bambine entrate all’età di pochi anni ed uscite solo dopo la morte. Emblematico il caso di due sorelline entrate per mano all’inizio del secolo scorso ed uscite solo una volta, in occasione del voto elettorale col “suffragio universale”, quando cioè vennero ammesse al voto anche le donne.

Le “nuove” monache, insomma, avevano da lavorare: dopo tanti secoli di usura infissi, tubazioni, muratura avevano bisogno di manutenzione. Faceva molto freddo, ad esempio, ed è stato necessario comprare una stufa a pellet. Nonostante ciò arrivano importanti bollette del gas perché l’edificio è immenso. Poi porte e finestre che stavano venendo giù per l’usura. Il monastero non ha grandi entrate: fino ad ora si è mantenuto con l’assegno sociale erogato dall’Inps solo alle più anziane. Da tempo le monache faceva le ragioniere: con quei pochi soldi non si può più andare avanti. Così hanno iniziato la produzione – tipica nelle strutture monastiche e conventuali – di ottime marmellate, di limoncello, di altri liquori che vengono offerti ai visitatori. Poi sono stati tirati fuori oggetti preziosissimi, risalenti addirittura al Quattrocento, come libri e sculture. Infine, dal Settecento, sono venuti fuori coloratissimi “paliotti” (arazzi che coprono l’altare dal piano fino a terra) di straordinaria bellezza. La finalità è sostenersi e restaurare le tante cellette abbandonate e fatiscenti così che sia possibile, al più presto, realizzare una foresteria grazie alla quale ospitare “quanti hanno bisogno di ritrovarsi” per alcuni giorni di solitudine e preghiera in comunità. Come farlo meglio che in un monastero? Per questo domani sera ci saranno maestri internazionali della pizza, come il campione del mondo Michele Cuomo, Alfredo Follieri e Luigi Vanacore, o artisti come la soprano Margherita De Angelis e il direttore d’orchestra Domenico Sodano.

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