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Corte dei Conti

Truffa fondi antiracket
sequestrati beni a Gualtieri

Sotto chiave i beni del presidente dello sportello del Salento e di dipendenti dei comuni di Brindisi e Lecce per 1,3 milioni

Maria Antonietta Gualtieri

Maria Antonietta Gualtieri

La Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti per la Puglia, su richiesta della Procura Regionale della Corte dei Conti ha disposto il sequestro conservativo di beni immobili e conti correnti bancari riconducibili al Maria Antonietta Gualtieri, presidente dello Sportello Antiracket Salento, e altre 10 persone tra cui dipendenti del Comune di Lecce e Brindisi. L’azione cautelare è stata esercitata dal Vice Procuratore Generale Carlo Picuno, cui il Procuratore Regionale Carmela de Gennaro ha assegnato l’istruttoria a seguito delle risultanze investigative acquisite nell’ambito di una indagine condotta dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Lecce.

Nel mese di maggio dello scorso anno le indagini portarono all’arresto di Gualtieri e dei suoi più stretti collaboratori, i quali, associandosi fra loro, avevano posto in essere falsa documentazione finalizzata alla percezione di contributi erogati dal MEF-IGRUE per un importo pari ad € 2.033.103. Per quanto di diretto interesse ai fini della quantificazione del danno patito dalle casse erariali, gli accertamenti così condotti consentivano di individuare nel presidente dell’associazione antiracket, in un dirigente e in un funzionario in servizio presso l’ufficio Patrimonio del comune di Lecce, gli ideatori ed i promotori dell’associazione a delinquere, i quali, unitamente ad ulteriori soggetti, alcuni dei quali legati all’amministrazione comunale da vincolo d’impiego, risultavano a vario titolo coinvolti nel compimento di plurimi reati di truffa aggravata ai danni di amministrazioni pubbliche, falso ideologico, peculato e corruzione.

Le indagini consentivano di accertare che l'associazione, nel perseguire i propri affari illeciti ed accedere ai contributi, aveva stipulato fittizi contratti di collaborazione con compiacenti dipendenti e professionisti emettendo false buste paga ovvero ricevendo fatturazioni per prestazioni professionali inesistenti, nonché rendicontato attività assistenziali asseritamente rese in favore di utenti della stessa associazione, in realtà mai erogate.

Allo stesso fine, sempre avvalendosi del concorso di pubblici dipendenti e direttori dei lavori coinvolti nel rilascio delle autorizzazioni e dei pagamenti delle relative opere, ponevano in essere falsa documentazione finalizzata ad ottenere il rimborso delle spese eseguite per la ristrutturazione della sede dell’associazione ubicata in Lecce, i cui lavori, peraltro in parte non eseguiti, venivano rendicontati e pagati due volte. Anomale situazioni, seppure per importi minori venivano riscontrate anche in merito ai lavori eseguiti presso la sede di Brindisi dell’associazione, ove veniva accertato che funzionari di quel comune, unitamente all’amministratore della ditta incaricata della esecuzione delle opere, certificavano l’ultimazione e la regolare esecuzione dei lavori, in realtà non ancora completati.

Al presidente dell’Associazione ed a due pubblici dipendenti dell’Ufficio Patrimonio del Comune di Lecce venivano inoltre contestate condotte corruttive poste in essere allorquando venivano approvate le richieste presentate dall’associazione per la percezione dei finanziamenti pubblici, l’assegnazione della nuova sede di Lecce e per l’esecuzione delle relative opere di ristrutturazione.

Il vice Procuratore Generale Carlo Picuno individuava evidenti responsabilità erariali complessivamente quantificate in euro 1.302.363,89, ascrivibili a titolo di dolo a carico di 10 soggetti, dipendenti pubblici o titolari di rapporto di servizio con la Pubblica Amministrazione, richiedendo il sequestro conservativo di beni mobili immobili e disponibilità finanziarie agli stessi riconducibili per pari valore, disponendo inoltre la notifica di n. 10 inviti a dedurre per le nascenti responsabilità conseguenti agli atti illegittimi posti in essere. In ordine a quanto disposto dalla magistratura contabile, i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Lecce hanno dato esecuzione al provvedimento ponendo sotto sequestro, in Lecce, Brindisi, Veglie, Carmiano, Parabita, e nelle province di Roma, Siena, Milano, Napoli, immobili e disponibilità finanziarie fino alla concorrenza del danno erariale accertato.

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