Martedì 09 Agosto 2022 | 09:51

In Puglia e Basilicata

L’intervista

«Senza sinistra si perde», parla Laforgia. «Candidature? Non ci interessa un gioco a perdere»

«Senza sinistra si perde», parla Laforgia. «Candidature? Non ci interessa un gioco a perdere»

Parla il presidente de «La giusta causa»: «Il problema principale sembra piazzare gli uscenti»

04 Agosto 2022

Michele De Feudis

Michele Laforgia, presidente dell’associazione progressista «La Giusta Causa», l’attuale momento politico le fa venire in mente un film?

«Un grande classico natalizio come “Una poltrona per due”…».

C’è livello nazionale l’accordo tra Letta e Calenda. Tutto a posto per settembre allora per il centrosinistra?

«Gli elettori non mi sembrano preoccupati da Letta e Calenda, ma dalla crisi climatica, dal caro vita, dal precariato, dalla guerra. Se poi ne vogliamo fare una questione politica, mi pare che questo accordo trascuri un pezzo non trascurabile dell’opinione pubblica: quella che si colloca a sinistra e che, da tempo, vota malvolentieri o non vota affatto, soprattutto fra i ceti popolari. Se non si torna a parlare anche a questi milioni di italiani, la sconfitta sarà pesante».

A che punto è la riflessione su programmi e candidature democratiche e di sinistra in Puglia?

«Me lo chiedo anche io, e non so che rispondere. Da quello che leggo – e non ho altre fonti di informazione, come tutti – sembra che il problema principale in questi giorni sia la distribuzione dei pochi posti nelle liste bloccate ai molti deputati e senatori uscenti. Di altro, sino a questo momento, non ho sentito parlare».

Il tema “partecipazione” era un elemento distintivo della sinistra pugliese. A che punto siamo in questa fase?

«La partecipazione va di moda solo in campagna elettorale, come il Sol dell’avvenire. Quando si tratta di comporre le liste e stabilire gli obiettivi (quelli reali, oltre la pura propaganda), la partecipazione, semplicemente, non esiste, a destra come a sinistra. Con l’astensionismo e la disaffezione che ne conseguono, e che da sempre fanno comodo a chi distribuisce le carte».

Michele Emiliano e Antonio Decaro, intanto, non saranno candidati.

«Fanno un altro mestiere ed entrambi sono pienamente consapevoli, anche per le esperienze pregresse, che le alleanze trasversali per le amministrative non sono riproducibili alle elezioni politiche».

Tanto corteggiamento per i liberali di Calenda e la sinistra-sinistra messa quasi in sordina solo nei listini (con Di Maio). Uno squilibrio? Eppure alle amministrative di Barletta, Giovinazzo e Polignano la sinistra tradizionale è tornata a raccogliere consensi rilevanti.

«Più di uno squilibrio, un tragico errore. Le elezioni amministrative, non solo da noi, hanno dimostrato che la sinistra, quando è credibile, coerente e adeguatamente rappresentata, può diventare maggioranza».

Il Pd nella lista aperta valuterà l’epidemiologo Lopalco. Basta per dare un segno di allargamento alla società civile?

«Lopalco è un’ottima persona, di indiscussa competenza nel suo campo, ma è un ex assessore e consigliere regionale. È il candidato di Articolo 1, non della società civile».

Se arrivasse una proposta di candidatura alla Giusta Causa (ieri sera ha tenuto una assemblea a Bari, ndr)?

«Sarebbe come mio nonno se avesse avuto le ruote: una carriola. Non ho visto nessun segnale in questo senso per quattro lunghi anni, non vedo come e perché dovrebbe arrivare proprio adesso, quando le candidature sono un gioco a somma fissa: il posto di uno è tolto a un altro. Se è un gioco a perdere, non siamo interessati».

Contro le destre va tentato un accordo in extremis con i 5S?

«Con l’attuale, pessimo sistema elettorale – che nessuno ha provato seriamente a cambiare, o almeno a correggere – le divisioni sono mortali. A destra lo hanno capito, dalle nostre parti pare proprio di no. Senza un accordo rischiamo di pagare un prezzo altissimo in tutti i collegi uninominali, dove sarà eletto il candidato con un voto in più. Parliamo di un terzo del prossimo Parlamento».

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