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In Puglia e Basilicata

ambiente

Inceneritore, altro dietrofront
Decaro: niente soldi pubblici

protesta inceneritore

Regione, si mobilitano i tecnici. Il sindaco chiede di cancellare le autorizzazioni e polemiche ambientali

04 Febbraio 2018

di GIANLUIGI DE VITO

La speranza di bloccare l’inceneritore di Bari è scongelata. La Regione sembra intenzionata a usare il cancellino. Ma siamo ancora agli annunci. E la «battaglia dei rifiuti» si fa rovente. Perché a incendiare il clima non c’è solo l’autorizzazione integrata ambientale («aia»), firmata il 25 gennaio dal dirigente Barbara Valenzano, direttore del Dipartimento Ecologia della Regione, che ha di fatto spianato la strada all’impianto di coincenerimento progettato dalla «Newo». Giungono nuove reazioni contro un’altra autorizzazione regionale, quella all’impianto di compostaggio «Prometeo 2000» a Mellitto (Grumo). S’allunga, insomma, l’ombra di uno scenario in cui «centrali» di smaltimento di rifiuti speciali diventino operative, nonostante i dubbi e gli allarmi avanzati da una parte della comunità scientifica e la volontà contraria di molte collettività.

Torniamo al progetto Newo della holding controllata dall’imprenditore foggiano e banchiere Vincenzo Chirò. Ieri, si è appreso di una nota inviata da Barbara Valenzano ad Antonietta Riccio, la dirigente che ha firmata la valutazione d’impatto ambientale («via»), concessa dopo 14 pareri favorevoli all’impianto, tra i quali quello del Comune di Bari.

Nella nota, Valenzano si dice pronta a valutare l’annullamento dell’«aia» anche perché la «via» non può essere soggetta al riesame. La «via», cita Valenzano, è stata concessa anche in virtù del fatto che la presenza vicino di un impianto come quello Newo, «limitrofo all’Amiu», abbatterebbe le emissioni causate «dal considerevole traffico generato dal trasporto dei rifiuti residuali verso discariche finali fuori provincia». Poi, Valenzano richiama le dichiarazioni del sindaco Antonio Decaro e quelle del commissario dell’Ager, Gianfranco Grandaliano, dichiarazioni di «mancato conferimento dei rifiuti dell’Amiu» allo stabilimento Newo. Il che in sostanza mette in discussione l’impianto: non sarebbe più utile al territorio.

Decaro non ha mai avallato il progetto. E Grandaliano, in qualità di commissario Ager, si è affrettato a dire che non un solo rifiuto urbano sarebbe stato destinato alla Newo. Parole chiare. Che Decaro ha ribadito anche all’assessore regionale Filippo Caracciolo. Ma, pur sempre, solo parole.Tanto che Barabara Valenzano scrive: «Le dichiarazioni del sindaco dovranno essere ratificate dal competente organo tecnico del Comune di Bari». Proviamo a interpretare: non basta dire di essere contrari a parole; visto che c’è un parere tecnico del Comune, meglio sarebbe un atto di annullamento in autotutela del parere da parte del Comune stesso. Così pure, le parole di Grandaliano non si sono tradotte in un nessuno atto formale. Con le «carte», sarebbe più facile arrivare all’«annullamento della determina del 25 gennaio», l’atto più atteso dal fronte contrario all’inceneritore.

Ma la meta agognata dagli ecologisti è lontana perché Valenzano si è limitata a dire che «esistono le condizioni per avviare approfondimenti tecnico amministrativi» e quindi per valutare «l’opportunità di un annullamento in autotela» dell’«aia». In fondo, era quello che aveva chiesto tre giorni fa il governatore, Michele Emiliano. Ma non siamo ancora al colpo di spugna, solo a una disponibilità a valutare se esistano le condizioni o meno per poter usare il cassino.

Gli interrogativi rimangono. Come mai la richiesta politica di rivalutare «via» e «aia» arrivano solo ora? E perché solo ora viene messo in chiaro che quell’impianto non serve all’Amiu e né alla Regione, dopo che è stato presentato proprio con l’avallo Amiu e localizzato a un tiro di schioppo dall’azienda municipalizzata? E se queste contrarietà politiche e disponibilità dirigenziali al riesame delle autorizzazioni non dovessero comunque portare a nulla, visto che la Newo ha proceduto facendo tutto in regola?

Rimane la disponibilità a valutare l’annullamento dell’«aia». Non è poco. Lo sa bene Decaro. Che continua a sbattere i pugni: «È solo il primo passo. Chiediamo ora di dar corso celermente all'annullamento delle autorizzazioni concesse, così come preannunciato». Il sindaco rincara e solleva un altro punto fin qui rimasto in ombra, circa lo stabilimento Newo: «Pare che sia stato progettato in funzione di un cospicuo finanziamento pubblico. Ora chiediamo alla Regione di chiarire subito che non ci sarà alcun finanziamento e procedere poi celermente al ritiro di tutte le autorizzazioni in modo da chiudere questa spiacevole vicenda una volta per tutte».

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