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Pomodoro, la Regione Puglia
boccia l'Igp del pelato napoletano

Accolte le ragioni dei produttori foggiani. Di Gioia: «La richiesta non coinvolge tutte le componenti della filiera, siamo contrari»

pomodori

di MASSIMO LEVANTACI

Pollice verso della Regione Puglia sull’Igp del pelato Napoli. Non ci sarà via libera sul riconoscimento del marchio di qualità (identificazione geografica protetta) richiesto dalle industrie di trasformazione campane all’Unione europea per il pomodoro lungo, prodotto per il 90% dei suoi circa 7 milioni di quintali di produzione al Sud in provincia di Foggia. Ieri vertice convocato dall’assessore regionale all’Agricoltura, Leonardo Di Gioia, con le otto Op foggiane, le stesse che avevano sollevato una levata di scudi sulla denominazione “Napoli” dell’Igp. «Formalizzeremo sostanzialmente un parere negativo, come peraltro ha fatto la Campania con noi per la mozzarella di Gioia del Colle (che ha comunque ottenuto la Doc: ndr) - ha annunciato Di Gioia - ma non è un regolamento di conti: riteniamo piuttosto che l’Igp identifichi un’area geografica connessa alla produzione che in questo caso palesemente non c’è, perché se il pelato viene trasformato in Campania è anche vero che in questo modo si taglia di netto tutto il resto della filiera produttiva».

Il ricorso a specifiche produzioni Igp come ad esempio il lardo di Colonnata o la bresaola valtellinese aiuta a inquadrare il problema: produzioni tipiche locali, nel caso della bresaola ricavate anche da carni argentine, ma sottoposte in loco a un processo industriale di valorizzazione che ne esalta la tipicità. Il pelato - dicono i produttori - non viene sottoposto ad alcun processo di trasformazione se non attraverso l’eliminazione della pellicola, dunque è e resta il pomodoro lungo delle campagne. I produttori si chiedono piuttosto se non sia il caso di riproporre l’Igp per il pomodoro lungo di Capitanata presentato sedici anni fa dai coltivatori foggiani. Giuseppe Grasso, presidente di Apo Foggia, il decano dei produttori dauni ricorda il precedente: «Sedici anni fa presentammo il marchio per il pomodoro Igp della Capitanata, volevamo conferire un’identità al nostro pelato quale prodotto di punta della produzione ortofrutticola in Capitanata. Ma dovemmo fare i conti con troppe resistenze, ci sconsigliarono ad andare avanti. Inviti che provennero proprio dalle industrie di trasformazione che vedevano in quel tentativo forse il rischio di un aumento dei prezzi. Ora sedici anni dopo evidentemente hanno cambiato idea, ma non possono portare il pelato in Campania. Questo proprio no».

Ora però potrebbe succedere che il ministero delle Politiche agricole, recepito il parere della Puglia, possa comunque decidere di andare avanti proprio com’è successo con la recente vicenda della mozzarella. Tra i produttori ci sono però sensazioni diverse: « Riterrei illogico non tener conto del parere della Puglia - commenta Giuseppe De Filippo, presidente della Coldiretti di Foggia - l’Igp del pomodoro ha un suo perchè ma ci devi mettere dentro il territorio che lo produce altrimenti non ha senso. Questo al ministero lo sanno bene. Nessuno può permettersi di tenere fuori l’area di provenienza. E’ un problema di denominazione e di esclusione: se si escludono territori stanno facendo grandi sforzi per promozionarsi significa voler arrecare un danno. Voglio ricordare - conclude De Filippo - che il pomodoro da industria in Capitanata vale un miliardo di euro di produzione lorda vendibile (Plv), un valore che sia pur nominalmente noi portiamo in Campania. per fare cosa? Non è chiaro, non hanno neanche un progetto di valorizzazione».

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