di AMERIGO DE PEPPO
BARI - Se un manager fa cadere il titolo in Borsa con le dimissioni, allora vuol dire che non è proprio l’ultimo arrivato. Ecco quindi che l’addio del pugliese Luca De Meo (è di Locorotondo) al Gruppo Fiat nulla toglie al suo valore. Al punto che già si parla di un suo ricollocamento nel mondo delle auto: lunedì sera, subito dopo l’annuncio del «divorzio», c’era stato chi aveva avanzato l’ipotesi di un suo ritorno alla Toyota e ieri una prestigiosa ed autorevole rivista tedesca «AutoMotorUndSport» ha annunciato il passaggio di De Meo alla Volkswagen come responsabile vendite e marketing, al posto del 66enne Detlef Wittig.
Quel che è certo è che, sia pure attenuato da toni soft e reciproci ringraziamenti e attestati di stima, si è consumato alla Fiat un divorzio che fino a pochi mesi fa sarebbe stato impensabile, quello tra Luca De Meo e del suo mentore Sergio Marchionne. Il giovane e brillante manager pugliese aveva conseguito nel gruppo notevoli risultati, dalla Grande Punto alla Fiat 500, fino al punto da scatenare rumours su una sua possibile successione a Marchionne quando quest’ultimo avesse raccolto in eredità la presidenza Fiat di Luca Cordero di Montezemolo.
Voci a parte, De Meo ha mostrato negli anni trascorsi in Fiat notevole esperienza: non a caso le sue esperienze profesionali precedenti, una volta conseguita la laurea in Economia alla Bocconi, erano state alla Renault, in Italia e Francia, nei settori vendite e marketing, e alla Toyota Motor Europe, come responsabile della pianificazione prodotto e del coordinamento dei piani commerciali di Lexus, il brand di lusso della casa automobilistica giapponese.
In Fiat ha iniziato nel 2002 come responsabile del marketing Lancia, marchio del quale è diventato responsabile nel giugno 2004. Appena cinque mesi dopo, il passaggio a Fiat Automobiles come amministratore delegato. Nel 2007 il passaggio all’Alfa Romeo, come responsabile del marchio, e a questo incarico aveva aggiunto pochi mesi fa anche quello di numero uno di Abarth.
Lascia dunque un manager brillante, poco conformista (le sue felpe erano un po’ il suo marchio, come il maglione di Marchionne), dall’approccio semplice e familiare e dalla battuta pronta. Come quando spiegò che il nome della Sedici gli era stato suggerito dal figlio: il bambino sentendo il padre al telefono dire «quattro per quattro», riferito al piccolo Suv Fiat, gli avrebbe risolto la moltiplicazione, indicandogli il nome dell’auto. Chissà se ora il bimbo non gli ha detto: «Papà, hai freddo? leva la felpa e mettiti un Golf...».















