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nulla si muove per la balena fossile

«Giuliana dimenticata
tiratela fuori dalle casse»

balena fossile trovata nel Materano

di EMILIO SALIERNO

MATERA - Fossilizzata due volte, prima dal tempo (1 milione di anni fa) che è passato da quando era vivente sino ad oggi, e ora dall’inerzia di chi continua a tenerla, dimenticata, nelle casse di legno del Museo Ridola di Matera.
Ma il destino del fossile di balena più grande mai scoperto al mondo (risalente al Pleistocene) non può essere segnato tanto miseramente, visto il disinteresse che continua ad esserci nei suoi confronti
Giuliana, così fu soprannominata dagli ambientalisti, fu rinvenuta a Matera l'8 agosto del 2006 ed è ritenuta dagli scienziati il più grande animale ad aver mai «frequentato» il mar Mediterraneo.

C’è una nuova tappa, però, nello sforzo di segnalare all’Italia e al mondo l’importanza di tutelare e rendere fruibile quella scoperta: il documentario scientifico di Renato Sartini, dal titolo “Giallo ocra - Il mistero del fossile di Matera” (co-prodotto dallo stesso autore con la Video Eikon di Giovanni Bruno) è approdato in Parlamento. Ieri, infatti, è stato proiettato in Senato nella Sala Caduti di Nassirya su iniziativa del senatore lucano Giovanni Barozzino, che a ottobre del 2016 presentò un’interrogazione al ministro Dario Franceschini sollecitando la dovuta attenzione sulla valorizzazione del ritrovamento. “Aprite quelle casse!” è la richiesta forte che il video rivolge alle Istituzioni “affinché Giuliana venga, finalmente, studiata, restaurata e consegnata all'umanità”.

«Servono risorse per Giuliana - dice a La Gazzetta il senatore Barozzino - ma il presidente della giunta regionale lucana Pittella assicurò che sarebbero state trovate. Sinora non si è fatto nulla per dare al mondo, mica solo alla Basilicata e all’Italia, la possibilità di vedere esposta la balena ricomposta. Dopo la mia interrogazione, torno a chiedere al Governo e alla Regione Basilicata di impegnarsi seriamente per quest’opera, anche in vista di Matera 2019. Ho visto video il documentario su Giuliana e sono rimasto davvero colpito dalla bellezza del lavoro».

Giuliana - così chiamata perché scoperta nella diga di San Giuliano, tra Matera e Miglionico - è lunga più di 25 metri, misura stimata grazie al ritrovamento del cranio, largo da zigomo a zigomo ben 2,88 metri. A dieci anni dalla sua scoperta, però, questo bene culturale, importante per le implicazioni sulla conoscenza dell'evoluzione di questa specie e per comprendere anche alcuni aspetti dei cambiamenti climatici, prezioso anche in ambito turistico-economico, non è stato ancora studiato, restaurato ed esposto in un museo.

Questa storia, sconosciuta e dimenticata dalle istituzioni, è stato fatto presente ieri al Senato, venne consegnata all'opinione pubblica l'8 ottobre 2016, con la proiezione a Futuro Remoto, festival delle Scienze di Napoli, del documentario di Sartini.
«A gennaio del 2017 - dichiara Francesco Canestrini, soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Basilicata - abbiamo consegnato alla Regione Basilicata una richiesta di budget pari a 30.000 euro per effettuare uno studio preliminare. Questi soldi serviranno per aprire le casse in cui il fossile è custodito e comprendere le condizioni in cui si trova. Così da poter valutare una strategia per procedere nel percorso di studio, restauro e musealizzazione. A oggi non sono a conoscenza dei passaggi fatti dalla Regione».
«Giuliana è una di quei innumerevoli e ambiti pezzi seminati da madre natura che ogni ricercatore spera di trovare per poterlo aggiungere al complicato mosaico della storia del nostro pianeta - rileva Renato Sartini - . Eppure le premesse, già facevano presagire dal primo sopralluogo dei paleontologi una scoperta eccezionale», come sottolinea nel documentario, del resto, il professor Walter Landini, ordinario di paleontologia dell'Università di Pisa, che insieme ai paleontologi Angelo Varola dell'Università del Salento e Giovanni Bianucci dell'Università di Pisa si sono occupati del cetaceo.

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