Martedì 25 Settembre 2018 | 12:41

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il Bif&st a bari

Scamarcio, furia-day
contro critici e reporter

Scamarcio, furia-day  contro critici e reporter

di Livio Costarella

BARI - La Bella e la Bestia. Nei focus del Bifest preserali di ieri al Circolo Barion non è andato in scena il celebre cartoon Disney, ma Sabrina Ferilli e Riccardo Scamarcio hanno tenuto due incontri, moderati dal critico Franco Montini, diametralmente opposti: tranquilla e pacata la Bella Sabrina, senza peli sulla lingua la «Bestia» Scamarcio, che si è tolto qualche sassolino dalla scarpa e si è scontrato anche con il pubblico. Proprio quello che gremiva il salone inferiore del Barion, e che era lì già da qualche ora pur di assicurarsi i posti a sedere.

Sabrina Ferilli, elegantissima, ha raccontato dei tanti cinema della sua carriera, dal farsesco al comico, dai cinepanettoni all’autoriale. Difficile esplorare il cinema a 360 gradi? «È difficile per chi ha preconcetti – ha risposto -, ho cercato di fare sempre la cosa giusta, ma non credo ci sia un cinema di serie A o B. Il mio stile di recitazione si è sempre ispirato alla saggezza popolare, presa da mio padre. Non ho mai pensato che senza questo lavoro sarei morta, ma solo che dovesse essere fatto bene, anche col giusto cinismo».

Cinismo che non è mancato a Scamarcio, che ha volutamente provocato il pubblico. «Quando uno mette in scena uno spettacolo – ha detto l’attore andriese -, poi il problema è il pubblico: voi rompete il cazzo, perché volete interagire con lo spettacolo». Iniziano a piovere fischi ed anche un fotografo si prende un insulto per aver semplicemente scattato una foto. Riccardo cita Carmelo Bene («professionalmente parlando dedico a lui il premio ricevuto al Bifest») e sembra in effetti di assistere alle storiche e luciferine sortite dell’artista salentino. Ma qualcosa non è andato giù, a Scamarcio, in relazione a un film forte e profondo come Pericle il Nero, ben giudicato dalla critica, ma non premiato dal botteghino. «Per me il cinema non è una questione di vanità, ma di sopravvivenza. Stare in scena significa essere disposti a fare una bella figura di merda. Solo chi è disposto a fare questo, può dirsi attore».

Ma ne ha anche per gli stessi critici cinematografici che lo hanno premiato al Bifest. «Loro erano a Cannes, dove Pericle il Nero era in concorso nella sezione “Un Certain Regard”, ma non dimentico quando tutta la stampa ha snobbato il film. E io lì ho dichiarato ciò che nessun produttore avrebbe mai fatto, dato che il film era già in sala da una settimana, dicendo che non avrebbe incassato un euro». Poi spiega anche le sue provocazioni. «Oggi dev’essere tutto accondiscendente e consolatorio nei confronti del pubblico. Io invece sono disposto a rischiare e a dire anche cose sconvenienti. Preferisco approfondire, piuttosto che essere consolatorio. Gli artisti hanno questo compito: mettere in scena l’impalpabile, le contraddizioni. Perché l’umanità è contraddittoria. Il cinema ha bisogno di pirati, di gente un po’ matta». Al termine fischi e applausi si compensano, insieme a chi gli grida «cafone» e a chi va ad abbracciarlo. Anche questo è teatro (per alcuni un teatrino), o forse cinema del reale.

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