Martedì 23 Luglio 2019 | 04:39

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Ghetto di Rignano, dopo le ruspe
solo macerie nelle baraccopoli

Ghetto di Rignano, dopo le ruspe solo macerie nelle baraccopoli

BARI - Dopo due giorni di ruspe al lavoro, restano ormai quasi solo macerie nel Gran Ghetto di Rignano, la baraccopoli nelle campagne tra Rignano e San Severo popolatasi nell’arco di 20 anni per il flusso ininterrotto di migranti africani che, sfruttati dai caporali, cercano un lavoro nelle campagne della Capitanata. Due di loro, provenienti dal Mali, vi hanno trovato la morte l’altra notte quando un violento incendio ha avvolto e distrutto le loro e molte altre baracche. Mamadou Konate e Nouhou Doumbia, sono morti perchè fino all’ultimo, come centinaia di altri migranti, si rifiutavano di lasciare il ghetto dove da tre giorni era cominciato lo sgombero ordinato dalla Prefettura di Foggia. Sull'incendio, che secondo i primi elementi raccolti gli inquirenti ritenevano accidentale, oggi il questore di Foggia, Piernicola Antonio Silvis, avanza il sospetto che sia stato appiccato volontariamente. «Ci sono 7-8 soggetti che conosciamo bene che sobillavano gli altri ad andare via - ha detto - probabilmente non volevano uccidere qualcuno ma solo fare un danneggiamento».

L’ordine di sgombero della baraccopoli era partito dopo che la Dda di Bari aveva revocato la facoltà d’uso della baraccopoli messa da mesi sotto sequestro per presunte infiltrazioni criminali. Ultimate ieri le operazioni di sgombero prima di dare il via alle ruspe, ormai nella baraccopoli non c'è più nessuno salvo qualche curioso che dal perimetro osserva le macerie. Anche gli ultimi migranti irriducibili che volevano restare per non perdere i contatti con i procacciatori di manodopera, tra ieri e oggi hanno raccolto le loro poche cose e sono andati via: in molti sono ora ospitati in strutture messe a disposizione dalla Regione Puglia e dal Comune di San Severo con la Caritas. Alcuni migranti, rimasti fino all’ultimo a guardare l’opera delle ruspe, probabilmente per paura del rimpatrio hanno preferito andarsene a piedi per i campi, in cerca di altri alloggi di fortuna.
A parte qualche nuovo focolaio d’incendio scoppiato spontaneamente, le operazioni di sgombero e di abbattimento si sono svolte con tranquillità grazie anche al presidio delle forze dell’ordine. Unica preoccupazione per gli operatori, quella di rimuovere e mettere in sicurezza le decine di bombole di gas che venivano utilizzate nelle baracche per alimentare cucine e stufe. Nei prossimi giorni saranno i tecnici dell’Arpa (Agenzia regionale per l’ambiente) a stabilire le modalità dello smaltimento delle macerie: nel corso degli anni le baracche sono state costruite e rattoppate con mezzi di fortuna, lamiere, pezzi di legno, plastica e qualsiasi altro materiale recuperato dai migranti.

«Quel campo - ha detto oggi il governatore pugliese, Michele Emiliano - era una vergogna per l’Italia», e «la Regione Puglia è riuscita a supportare le operazioni umanitarie e di sgombero del campo, e ad alloggiare più di 300 persone». Resta il dolore per quelle due morti e la vergogna per le condizioni disumane in cui vivevano i migranti del Gran Ghetto. Per questo, Emiliano assicura che a breve la Regione predisporrà «le modalità attraverso cui qualunque lavoratore dovesse venire in Puglia troverà alloggio civile, con l’aiuto di tutte le organizzazioni, delle imprese agricole e dello Stato, per far sì che il collocamento in agricoltura non sia nelle mani dei capi neri che controllavano mafiosamente quel campo, ma sia nelle mani delle istituzioni, delle imprese e della Regione Puglia».

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