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assalto alla costa

«Così le plastiche soffocano
il mare nella provincia Bat»

rifiuti e plastiche gallegianti

di LUCA DE CEGLIA

BARLETTA - La plastica soffoca il mare, la sua fauna. Ed il tratto costiero che include la Bat, da Foce Aloisa, passando da Margherita di Savoia, Barletta, Trani e da Bisceglie e fino a Monopoli, non è da meno nel “quadro” di tale tipologia di inquinamento. Lo confermano i ricercatori dell’Arpa Puglia, Nicola Ungaro ed Enrico Barbone (Unità Operativa Semplice Biologia Mare e Coste), che hanno reso noto i risultati di una prima valutazione delle microplastiche nei mari pugliesi, effettuata su commissione della Regione Puglia.

LE CONSEGUENZE AMBIENTALI - “Le implicazioni ambientali derivanti dalla massiccia diffusione di oggetti in plastica che quotidianamente utilizziamo, destano ormai una grande preoccupazione. Infatti, le tanto reclamate proprietà delle materie plastiche, tra cui la loro resistenza alla degradazione e la loro durata nel tempo, ne costituiscono paradossalmente la maggiore minaccia per l’ambiente - ammoniscono i due studiosi - se però è ormai noto che gli oggetti plastici di maggiori dimensioni (buste, reti, etc.) minacciano una gran parte degli organismi marini da un lato e deturpano nel loro accumularsi i paesaggi marino costieri dall’altro, soltanto ultimamente si è iniziato a discutere dell’inquinamento da microplastiche in mare”.

LA DIRETTIVA EUROPEA - È infatti solo con la recente Direttiva Europea sulla Strategia Marina (MSFD, 2008/56/EC) che le microplastiche hanno acquisito lo status di variabile da monitorare. Con il termine microplastiche si intendono tutti i “pezzetti” di plastica dalle forme più varie come frammenti (più o meno appiattiti), palline o fibre, di dimensioni microscopiche e che derivano tipicamente dai prodotti della cosmesi, dalla sabbiatura e dall’industria farmaceutica), facilmente ingeribili dagli organismi marini. Non solo.
Nei processi di degradazione rilasciano delle sostanze chimiche sia essendo componenti stesse della plastica, sia in quanto additivi aggiunti durante la lavorazione.

IL MONITORAGGIO - L’attività di monitoraggio è stata svolta tra marzo e maggio 2014. L’area di studio è stata suddivisa in macro-aree: 1. confine con la Regione Molise - Vieste; 2. Vieste - Foce Aloisa; 3. Foce Aloisa - Bisceglie; 4. Bisceglie - Monopoli; 5. Monopoli - Punta Penne; 6. Punta Penne - Laghi Alimini; 7. Laghi Alimini - Ugento; 8. Ugento - Campo Marino; 9. Campo Marino - confine Regione Basilicata.
Ogni macro-area è stata a sua volta suddivisa in 2 transetti; in ogni transetto sono state posizionate 4 stazioni di prelievo a distanze progressive dalla costa: 0,5 km, 3 km, 10 km, 20 km. Il campionamento, effettuato in questo monitoraggio esclusivamente sullo strato superficiale, è stato realizzato utilizzando una rete tipo “manta” costruita appositamente per navigare e campionare nel primo strato della colonna d’acqua, quello più interessato dal rimescolamento causato dal moto ondoso. La concentrazione di microplastiche nel campione viene espressa come numero di oggetti per m3 (n/m3_H2O) di acqua di mare campionata.

L’analisi sulla presenza quali/quantitativa di microplastiche è stata realizzata su un totale di 72 campioni. Il numero medio di particelle valutato per l’intero set di dati, rappresentativi dell’intera area pugliese, è di 0,91 ± 0,28 n/m3_H2O. Comparando ed analizzando i dati per i singoli transetti monitorati si evidenzia il valore medio più alto per il transetto “Foce Capoiale” nella macro-area 1, quello più basso viene riscontrato per il transetto “Foce Candelaro”.

I RISULTATI DELLE ANALISI - “I risultati delle analisi sono stati confrontati con dati di letteratura: il dato pugliese è il secondo più alto dopo quello del Nord Est Pacifico – sostengono Nicola Ungaro ed Enrico Barbone - i dati presentati in questo studio rappresentano in assoluto la prima valutazione effettuata nei mari pugliesi relativamente alla all’analisi della quantità e distribuzione di microplastiche”. Infine i ricercatori aggiungono: “dal confronto con altri dati derivanti dalla letteratura si può osservare, seppure in maniera preliminare e in attesa di eventuali conferme da successivi monitoraggi, che le microplastiche nei mari pugliesi mostrano valori mediamente più alti, sia rispetto al Mar Mediterraneo che ad altri mari nel resto del mondo. Le elevate densità di microplastiche rilevate nella zona a nord del Gargano possano avere un’origine dalla parte più a nord dell’Adriatico, risultando quindi in una zona di accumulo delle microplastiche, in particolare nella zona più sottocosta del promontorio”.

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