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trasporti

Taranto ha un Frecciarossa
ma perde due Intercity

treno Frecciarossa

di MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - Da domenica è partito il nuovo Frecciarossa che collega Taranto a Milano attraverso Potenza e Roma. Ma quasi certamente dal 15 gennaio il capoluogo ionico perderà l’Intercity per la Capitale, soppresso nell’ambito della riorganizzazione del cosiddetto «servizio universale», ovvero i treni di base che Trenitalia garantisce attraverso un contratto con il ministero delle Infrastrutture.
E così, se la Basilicata ha ottenuto il Frecciarossa - attraverso un contributo economico della Regione - Taranto perde il suo unico treno low-cost per Roma. Gli Intercity sono infatti l’alternativa economica alla (cosiddetta) alta velocità, anche perché toccano i centri minori. La coppia di treni soppressa (Intercity 700 e 707) collega Taranto a Roma attraverso Metaponto, Ferrandina, Grassano, Potenza, Salerno e Napoli (e viceversa), partendo al mattino alle... con rientro dalla Capitale alle 15,26. Il risultato sarà che a partire da metà gennaio l’unico treno diretto Roma-Taranto è, appunto, il Frecciarossa (partenza 18,50, arrivo 00,08).

Gli orari del Frecciarossa sono ovviamente più comodi (l’Intercity 707 parte alle 15,26 da Roma e arriva alle 21,56 a Taranto), ma per gli utenti non è proprio la stessa cosa. Intanto per le fermate intermedie, ma soprattutto per il costo del biglietto delle Frecce che - soprattutto in periodo di punta - è sensibilmente più alto.
Trenitalia sta ancora negoziando il contratto di servizio con il ministero delle Infrastrutture, contratto nel quale rientrano non solo gli Intercity ma anche i treni notte. La maggior parte delle cancellazioni, per quanto la stessa azienda ha informalmente comunicato ai sindacati, riguarderebbe collegamenti di lunga percorrenza che interessano il Centro-Nord. Il nuovo contratto dovrebbe mantenere inalterato il numero di chilometri, ma con una eliminazione dei collegamenti che Trenitalia ritiene non remunerativi.

Secondo i dati circolati negli ultimi giorni, gli Intercity produrrebbero perdite per 45 milioni l’anno. E così, nonostante il ministero abbia promesso 95 milioni in più per coprire anche la manutenzione dei treni e i nuovi servizi (dovrebbero arrivare il wi-fi e le carrozze ristorante), sarà necessario rivedere il programma di esercizio. Al posto dei collegamenti tagliati ne saranno implementati di nuovi: si parla delle relazioni Roma-Salerno e Roma-Trieste ma le ipotesi iniziali, che parlavano anche di nuovi collegamenti sull’Adriatica, al momento non sembrerebbero confermate. Un’unica buona novità potrebbe però riguardare proprio i treni, perché progressivamente le vecchie carrozze degli Intercity dovrebbero essere sostituite dagli attuali Frecciabianca.

Si va dunque, anche nel mondo dei treni, verso una sorta di modello Ryanair: il vettore irlandese apre le sue basi lì dove i gestori aeroportuali sono disposti a investire. Anche sui binari sta accadendo la stessa cosa. Le Regioni «ricche», che possono permettersi di sovvenzionare i collegamenti, ottengono da Trenitalia l’attivazione dei servizi di più alto livello, quelli a mercato (le Frecce sono destinate alla quotazione in Borsa): è il caso proprio del nuovo Frecciarossa partito domenica, che può contare su un contributo della Basilicata pari a 3 milioni di euro l’anno. Viceversa, laddove Regioni o enti locali non intervengono, i collegamenti «sociali» previsti dai contratti di servizio vengono progressivamente eliminati. E la Puglia in particolare, che in questi anni sul trasporto ferroviario ha tenuto la barra dritta, rischia di essere molto penalizzata.
Ne è un esempio ulteriore quanto accaduto da lunedì nel nuovo orario dei treni regionali, con la sospensione dei collegamenti sulla Foggia-Manfredonia e sulla Gioia-Gravina, e la diminuzione dei treni sulla Foggia-Termoli con l’attivazione di servizi sostitutivi su gomma. Non c’è dubbio, infatti, che il bus dal punto di vista economico sia molto più conveniente rispetto alla ferrovia, soprattutto quando il numero dei passeggeri è molto basso. La concorrenza tra treni e bus, infatti, in alcuni casi è spietata e rischia di penalizzare le linee su ferro. Anche qui gli esempi non mancano.
Da giovedì Marino attiverà una linea di bus tra Foggia e Roma con biglietti a partire da 8 euro e fermata anche presso l’aeroporto di Fiumicino. È un servizio che si pone in diretta concorrenza con l’Intercity in servizio sulla stessa tratta, che ha costi sensibilmente maggiori. E che prima o poi potrebbe essere sacrificato per ragioni economiche.

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