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In Puglia e Basilicata

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Alleanza Verdi e Sinistra


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Centrodestra

44,12%

Fratelli d'Italia con Giorgia Meloni


Forza Italia


Lega per Salvini Premier


Noi Moderati / Lupi – Toti – Brugnaro – UDC

Centrosinistra

26,24%

Partito Democratico – Italia Democratica e Progressista


Alleanza Verdi e Sinistra


Impegno Civico Luigi Di Maio – Centro Democratico


+Europa

Terzo Polo

7,81%

Azione – Italia Viva – Calenda

M5S

15,29%

Movimento 5 Stelle

 

L'intervista a Di Rella

Comune di Bari, il presidente
dimissionario: «Lascio potere e soldi

Comune di Bari, il presidente dimissionario: «Lascio potere e soldi

Il faccia a faccia con Decaro poi l'annuncio dato dalla moglie su Facebook

24 Novembre 2016

Ninni Perchiazzi

«Non inseguo incarichi. Lascio potere e soldi per dare un messaggio alla città e al palazzo». Pasquale Di Rella annuncia le dimissioni dalla presidenza del consiglio comunale senza sbattere la porta, ma il fragore della decisione si abbatte ugualmente su Palazzo di città, almeno a giudicare da facce e reazioni dei consiglieri di maggioranza e del sindaco. Che certo non gradisce.
Non manca un tono polemico nelle parole di Di Rella che da lunedì si appresta a rivestire il ruolo di semplice consigliere comunale. Salvo, al momento improbabili, ripensamenti. «Almeno questa volta non potranno dire: chissà che cosa c'è sotto e chissà cosa vuole. Ho rinunciato a una parte dell'indennità e qualcuno ha detto che il 5% è poco. Ora sto rinunciando a molto di più. Basterà?».

In mattinata la notizia è stata postata dalla consorte di Di Rella su Facebook, qualche ora dopo l'incontro con Antonio Decaro. Più di mezz'ora di serrato face to face.
«Abbiamo ragionato delle deliberazioni del consiglio in programma lunedì prossimo. Avevo informato il sindaco già ieri sera della mia decisione ma mi sono preso qualche giorno prima di formalizzare le dimissioni in modo da consentire un sereno cambio della guardia».

Lunedì quindi l'ufficializzazione.
«Certo al consiglio fissato per le 14 di lunedì non sarò più presidente».

Quali sono le motivazioni?
«L'assoluto bisogno di poter esprimere il mio pensiero, il mio voto in assoluta libertà da vincoli istituzionali propri del presidente del consiglio comunale. Nei due anni e mezzo che ci separano dalla fine del mandato spero di poter essere più utile come consigliere. Ovviamente ciò comporterà un sacrificio anche in termini economici, ma è anche un segnale che va controcorrente. La politica si fa per passione non per ottenere incarichi o indennità».

Ci sono contrasti con la politica dell'amministrazione Decaro?
«Da presidente del consiglio non mi è mai stato impedito di far rilevare i ritardi o le lievi illegittimità. Il punto è un altro: in un momento come questo serve un segnale alla città. Si fa politica per esprimere il proprio punto di vista, per essere utili alla cittadinanza, non per carrierismo».

La sua scelta resta clamorosa o perlomeno alquanto arcana.
«Bisogna capire cosa si vuole. Se guerreggiare in aula oppure fare atti che servono alla città. E non se ne stanno facendo molti».

Il suo è un messaggio nemmeno tanto cifrato al sindaco?
«No, è un messaggio anche ai capigruppo che devono sapere dove vogliono andare e cosa fare. Finora non si è fatto il bene della città».

Quindi con Decaro ha buoni rapporti.
«Buoni come sempre. Abbiamo vissuto insieme la bella esperienza col sindaco Emiliano, credo di non aver mai fatto venire meno il mio sostegno come presidente del consiglio. Addirittura sui media sono anche stato affettuosamente rimproverato di aver tolto le castagne dal fuoco all'amministrazione più di una volta. Certo i rapporti umani e politici sono buoni, anche se non tutte le scelte dell'amministrazione sono state da me condivise, ma ero costretto ad astenermi. Da lunedì prossimo non lo sarò più».

Le sue sono parole più da consigliere di opposizione. D'altronde negli ultimi tempi è stato una sorta di «grillo parlante» dell'amministrazione.
«Io mi sono limitato, nell'ambito delle mie competenze consiliari, a sollecitare il pronto invio di qualche proposta di deliberazione, ho fatto rilevare delle scadenze previste dalla legge. Tutto in assoluto spirito di collaborazione, infatti non mi sono mai permesso di criticare l'operato della giunta, meno che mai quello del sindaco. Non mi sentivo e non mi sento un consigliere di opposizione».

Cosa allora?
«Sono un consigliere eletto dopo un po' di anni di esperienza che tiene a dare il suo contributo all'amministrazione e alla città nel modo più proficuo. Che adesso è quello di sedere in aula ed esprimere il proprio punto di vista su ciascuna deliberazione».

Sono possibili ripensamenti?
«Credo proprio di no».

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