Giovedì 21 Febbraio 2019 | 12:44

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Dissequestro dell'impianto

Inchiesta petrolio lucano
L'Eni va in Cassazione

Il gruppo petrolifero avrebbe individuato una soluzione alternativa che consentirebbe lo "sblocco"

Centro Oli Val d'Agri a Viggiano

’Eni ha presentato ricorso in Cassazione contro la decisione del Tribunale di riesame di Potenza in merito al sequestro dell’impianto Centro Olio di Viggiano. Lo comunica il gruppo petrolifero in una nota.

L’Eni ha presentato anche un’istanza per il dissequestro dell’impianto, dopo aver individuato una soluzione che consiste nella «possibilità di apportare una modifica all’impianto in grado di determinare la separazione della produzione di gas da quella di olio e permettere di continuare nella reiezione delle acque di strato, soluzione che non richiede variazioni dell’autorizzazione principale attualmente in essere».

L’Eni auspica quindi che «tale soluzione possa essere accolta dalla magistratura per permettere la riapertura dell’impianto, in attesa del giudizio che la società confida potrà chiarire la correttezza del suo operato. La società darà la massima collaborazione alla magistratura nell’interesse che possa essere fatta quanto prima chiarezza sulla vicenda e si possa procedere al più presto al riavvio delle operazioni».

RIESAME: MALAFFARE DELL'EX SINDACO - Intorno all’ex sindaco di Corleto Perticara (Potenza), Rosaria Vicino (Pd) - ai domiciliari dallo scorso 31 marzo nell’ambito dell’inchiesta sulle estrazioni petrolifere in Basilicata coordinata dalla Procura di Potenza - si «coagulava un ben articolato sistema di malaffare» in cui "confluivano e si intrecciavano» interessi economici ed elettorali. Vicino, inoltre, era il «principale punto di riferimento politico» del Sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo (Pd), con il quale «costituiva un rapporto elettorale sinallagmatico».
Sono alcuni dei passaggi delle motivazioni con cui Tribunale del Riesame di Potenza ha respinto la richiesta di revoca della misura cautelare. Per De Filippo, e per altri indagati, è imminente la richiesta di archiviazione da parte della Procura potentina.
Secondo i giudici del Riesame - riferendosi al «protocollo Vicino» attuato nell’ambito dei lavori per la realizzazione del Centro oli della Total - «sorprende» inoltre «la spregiudicatezza» con cui Vicino «riusciva a coartare la volontà di importanti imprenditori» per ottenere assunzioni, per scopi elettorali o «semplicemente per ragioni di amicizia».
Ed è «sorprendente» la «spregiudicatezza del 'barattò» con cui l’ex sindaco «mette in vendita» i provvedimenti amministrativi del Comune per «ottenere corrispettivi». Vicino, evidenziano ancora i giudici del Riesame in altri passaggi delle motivazioni, «senza alcuna esitazione» ricorreva «al mercimonio diretto dei suoi poteri» per «spianare le difficoltà prospettate sulle assunzioni richieste» e usava il «flusso delle carte in uscita dall’ufficio tecnico» del Comune «come un’arma in suo possesso» per «sfiancare la resistenza» di alcune imprese».

I giudici del Riesame hanno anche depositato le motivazioni per quanto riguarda la posizione di Salvatore Lambiase, ex dirigente regionale, per il quale il gip lo scorso 31 marzo dispose il divieto di dimora a Potenza nell’ambito del filone dell’inchiesta che riguarda invece il Centro Oli dell’Eni a Viggiano (Potenza). Il Riesame respinse nelle scorse settimane la richiesta di revoca della misura, mentre oggi - secondo quanto si è appreso - il gip l’ha revocata. Lambiase, secondo il Riesame, aveva una «stringente volontà di favorire» la compagnia petrolifera, avvertendo anche una delle dipendenti, «e dunque Eni» - scrivono i giudici - che i Carabinieri del Noe hanno "acquisito per conto della Procura, presso di lui, tutta la documentazione» relativa a una diffida della Regione: più in generale il contesto, per il Riesame, sarebbe quello di «una quanto meno inopportuna vicinanza tra un rappresentante dell’organo di controllo e la società controllata».

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