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I misteri di Orlandi e Claps
uniscono due monsignori

Mons. Ennio Appignanesi

Mons. Ennio Appignanesi

di FABIO AMENDOLARA

POTENZA - Il terzo interrogatorio sulla scomparsa di Emanuela Orlandi gli metteva ansia. E per i consigli, prima di chiedere all’avvocato della curia, monsignor Piero Vergari, l’ex rettore della basilica romana di Sant’Apollinare (dove è stato sepolto Enrico De Pedis, detto Renatino, uno dei capi della banda della Magliana), all’epoca, era il 2012, indagato per concorso nel sequestro della ragazza, chiamò il vescovo emerito di Potenza don Ennio Appignanesi, sentito più volte per la scomparsa di Elisa Claps e morto un anno fa (era vescovo di Potenza ai tempi della scomparsa della ragazza. È stato sentito dagli investigatori nel 2010, dopo il ritrovamento dei resti nella chiesa della Trinità). Don Vergari è stato intercettato nel corso delle indagini del caso Orlandi, proprio per il suo ruolo di rettore della basilica che ospitava la scuola di musica frequentata da Emanuela Orlandi per le lezioni di flauto. Don Vergari ammette di aver conosciuto De Pedis. Il consiglio dell’ex vescovo di Potenza è: «Dì che eri la sua guida spirituale». L’escamotage è poter sfruttare il segreto della confessione, riconosciuto dalla legislazione italiana, che permette ai sacerdoti di non rispondere alle domande dei magistrati. Stralci della telefonata - durante la quale i due parlano anche del caso Claps (anche se in quel punto gli investigatori non hanno ritenuto di trascrivere il testo della conversazione) sono stati mandati in onda dalla trasmissione Rai «Chi l’ha visto?», ecco, invece, il testo completo della telefonata in esclusiva per la Gazzetta.

Don Piero: «Senta un po’, volevo chiederle un consiglio... se già un’altra vol... anzi, è la terza volta che dovrei anche rispondere a delle domande... ormai è la terza volta che vengo interrogato su questo caso... io in fondo c’era una persona che ho conosciuto, si chiama Enrico De Pedis, battezzato come Enrico! Poi c’è una persona... detto Renatino...».
Appignanesi: «Eh, permetti... parlare per telefono... te pare? Se ti hanno inquisito... sta a vede’ che ti mettono il telefono sotto controllo...».
Don Piero: «Dice?».
Appignanesi: «Noi non abbiamo niente da nascondere a nessuno... se ti hanno chiamato già tre volte... attento! L’importante è poter dire sempre le stesse cose...».
Don Piero: «Sì, sempre le stesse cose, no?».
Appignanesi: «Perché uno diventa credibile all’interno... perché se tu dici una parola giusta e onesta... le interpretazioni sono dieci... e allora certe volte uno si avvale di... non voler dichiarare... sì è colpevole, questo o quell’altro... fate le indagini, io non ho niente da dire, insomma...».
Don Piero: «No, io volevo dire questo... allora si potrebbe dire che in fondo ero una guida spirituale... diciamo... una guida spirituale di questa gente, no?».
Appignanesi: «Sì, ma su questo nessuno ti deve interrogare, perché è un ambito che non compete a nessuno, c’è il segreto della confessione... su questo non ho da dire nulla... soltanto alla mia coscienza e al Signore... quindi le domande invece di riceverle, io le farei a te... se c’è coscienza dia lei la risposta... io ho fatto quello che farebbe ogni sacerdote... basta».
Don Piero: «Certo, io non ho conosciuto altre persone scomparse... più o meno... io non ho mai avuto a che fare con queste persone che sono scomparse...».
Appignanesi: «Molto bene, molto bene, molto bene...».
Don Piero: «Questi hanno fatto il teorema... riciclaggio... quelli della mafia... poi si è convertito... don Ennio... io mai ho inteso parlare di lui, di Ior, di banca vaticana... mai ho saputo che è andato a portare soldi allo Ior».
Appignanesi: «Non amano la Chiesa, la vogliono denigrare facendo teoremi...».

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