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l'oro nero lucano

Petrolio, si «sdoppia»
l'inchiesta di Potenza

Stralcio per il filone relativo a Gemelli e al «quartierino»

Petrolio, si «sdoppia»  l'inchiesta di Potenza

di Giovanni Rivelli

POTENZA - L’inchiesta sul petrolio di Potenza si sdoppia: da una parte i fatti direttamente lucani, per i quali ieri i pm Francesco Basentini, Laura Triassi ed Elisabetta Pugliese hanno fatto notificare l’avviso di conclusione delle indagini a 70 indagati, 60 persone fisiche e 10 società, tra cui l’Eni Spa. Dall’altra la vicenda legata al «quartierino» di Gianluca Gemelli, ai progetti di movimentazione del petrolio, tra Corleto, Taranto e Augusta e altri affari, per i quali gli stessi magistrati stanno conducendo ancora interrogatori (ieri e martedì sono stati a Roma e ci torneranno la prossima settimana per sentire il ministro Graziano Delrio) che confluiranno in un fascicolo che resta a Potenza ma diventa autonomo.

uno stralcio sul «quartierino» Quelle che fino a ieri erano voci, avvalorate nel tempo da indizi, quali le motivazioni con cui era stato negato il trasferimento del filone d’inchiesta, ieri hanno trovato conferma con la notifica dell’avviso di conclusione. Il nome di Gianluca Gemelli e le relative ipotesi di reato (che comparivano nelle ordinanze eseguite alla fine dello scorso marzo) sono scomparsi perché ritenuti parte dell’attività dell’associazione a delinquere, cosa che radica la competenza a Potenza.

Le opere Total e l’inquinamento Eni La parte che, invece, la Procura si appresterebbe a chiedere di inviare al processo (l’avviso di conclusione è un atto propedeutico) è quella dei due filoni che riguardano i lavori intorno alla realizzazione del centro oli Total di Tempa Rossa di Corleto e il presunto inquinamento, con annesso traffico di rifiuti, del Centro Olio Eni di Viggiano entrambi riuniti nell’atto notificato ieri. Contestazioni mosse, tra gli altri, ai consiglieri regionali (ex ed attuale) padre e figlio Pasquale e Vincenzo Robortella e all’ex sindaco di Corleto Rosaria Vicino (tutti del Pd) e una serie di imprenditori per il versante Tempa Rossa, mentre sul versante Eni spiccano i nomi dell’ex capo del Distretto Meridionale Eni Ruggero Gheller, di altri dirigenti del Cane a sei zampe, quali Roberta Angelini, Antonio Cirelli, Nicola Allegro, e Luca Bagatti, di due ex direttori dell’Agenzia regionale protezione ambiente della Basilicata, che avrebbe fatto «controlli approssimativi e carenti», Aldo Schiassi e Raffaele Vita, e che vede nell’elenco degli indagati anche Donato Viggiano, ex direttore generale del Dipartimento ambiente della Regione, accusato di abuso di ufficio per non essersi astenuto da un procedimento autorizzativo per l’Eni per la quale una società in cui era entrata a far parte la moglie curava, in subappalto, alcune opere.

I motivi del Riesame sul sequestro al Cova Sempre ieri, intanto, il Tribunale del riesame ha depositato le motivazioni della decisione con cui lo scorso 16 aprile ha respinto l’istanza Eni per il dissequestro delle due vasche sequestrate al Centro Oli di Viggiano che hanno determinato il blocco dell’impianto. Per i magistrati «l’ipotesi accusatoria risulta provata, con al certezza propria della presente fase processuale, ben al di là del limite del fumus, dovendosi al contrario dirsi sussistenti i gravi indizi di colpevolezza» e «appare di immediata percezione il secondo dei presupposti necessari all’adozione del vincolo, ovvero il periculum. È infatti chiaro - scrivono - che la protrazione dell'utilizzo delle vasche, dell’impianto Valbasento e del pozzo in assenza di correttivi costituisce aggravio alle conseguenze dannose del delitto contestato protraendo, attraverso l’illecito smaltimento, la diffusione nell’ambiente di sostanze pericolose». L’Eni, intanto, ieri ha ribadito «la correttezza dle proprio operato».

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