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De Filippo «convocò» manager Total al ministero

Inchiesta petrolio, le pressioni di De Filippo per le assunzioni

Agli atti vi sono numerose intercettazioni nelle quali soprattutto il sindaco Vicino preme su De Filippo per ottenere l'assunzione del figlio

Inchiesta petrolio in Basilicata indagato sottosegretario De Filippo

POTENZA - Uscito due giorni fa dall’interrogatorio con i pm di Potenza con la fondata speranza di ottenere la richiesta di archiviazione della sua posizione nell’inchiesta sul petrolio in Basilicata (in cui è indagato per corruzione per induzione a fini elettorali), il Sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo (Pd), ha vissuto un’altra giornata sotto i riflettori a causa di intercettazioni e aspetti investigativi che lo riguardano.
Due, in particolare, le circostanze emerse nelle ultime ore. La prima riguarda la vera e propria «convocazione» nella sede del Ministero della Salute, a Roma, di un dirigente della Total: il 4 novembre 2014 fu Mariachiara Montemurro, capo della segreteria di De Filippo - e indagata a sua volta nell’inchiesta - a telefonare a Giuseppe Cobianchi, «per conto» di De Filippo. Montemurro, negli atti dell’inchiesta, si è guadagnata il titolo di «longa manus del Sottosegretario in relazione a questioni o pratiche di interessi di privati terzi, a favore dei quali si è registrato un intervento del Sottosegretario medesimo presso strutture o enti pubblici». Montemurro, in sostanza, incontrava chiunque - in particolare «imprenditori locali e non» - potesse essere utile ad ottenere posti di lavoro.
Di un posto di lavoro, appunto, era alla ricerca l’allora sindaco di Corleto Perticara (Potenza), Rosaria Vicino (Pd), per uno dei suoi figli. La donna si rivolse più volte proprio a De Filippo (presidente della Regione Basilicata dal 2005 al 2013) che, per parlare con lei dell’argomento, usava «frasi cifrate». Gli investigatori hanno annotato che i due parlavano di un "convegno» per intendere il colloquio di lavoro che il giovane doveva sostenere. Non basta: il Sottosegretario - sempre secondo gli atti dell’inchiesta - usava per parlare con Vicino il telefono fisso del Ministero, «probabilmente per precauzione - scrivono gli investigatori - per paura di essere intercettato e quindi di far capire agli organi inquirenti l’argomento trattato». Il figlio di Vicino, alla fine, il posto lo ottenne: non nella grande compagnia petrolifera, l’Eni (che non aveva bisogno in quel momento di un «profilo» professionale come il suo) ma nell’impresa «D’Apollonia», che opera nel settore delle estrazioni petrolifere in Val d’Agri. Secondo gli investigatori, è «ragionevole ipotizzare» che lo abbia ottenuto «proprio per effetto dell’interessamento» del Sottosegretario alla Salute. Intanto, proprio l’Eni ha sottolineato che il suo amministratore delegato, Claudio Descalzi, «non si occupa in alcun modo di assunzioni, in generale e tantomeno di quelle in Val d’Agri, e non è mai stato contattato da alcun soggetto su questo tema».

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