Una natura da amare e non possedere. Al cinema «La volpe e la bambina»
ROMA - E' un'amicizia straordinaria, da favola, quella tra la bambina che abita ai margini del bosco e vive la natura come un'avventura, e la volpe che tanto desidera avere come amica. Ruscelli, alberi, ricci, linci, grotte, cascate, prati, montagne, neve e fiori: La volpe e la bambina, il nuovo film di Luc Jacquet, il regista del film fenomeno La marcia dei pinguini, riempie gli occhi di natura viva, orgogliosa e dominatrice. Un habitat incontaminato, dove la presenza dell'uomo c'è, spesso negativa (la lotta alle volpi con esche avvelenate), ma invisibile domina questo film che non è un documentario ma certo ha il pregio di un inno alla Natura. La Lucky Red (che già aveva con successo distribuito i teneri pinguini) ci punta e venerdì 21 marzo farà uscire in 300 copie il nuovo film che affascina, intenerisce e commuove.
Girato nel Giura francese e nel Parco Nazionale d'Abruzzo, prende spunto dall'infanzia libera nei boschi del regista-documentarista per elevarsi a racconto, con tanto di morale e lieto fine a sorpresa dal sapore buonista («ma pensate all'effetto sui bambini e capirete», dice il regista). Oltre al film, uscirà un Atlante rilegato sui paesaggi del film e due libri Mondadori (La volpe e la bambina. La storia con le immagini del film e La volpe e la Bambina. Gli animali del bosco). La protagonista (la giovane Bertille Noel Bruneau, un'undicenne di città «con una grande curiosità e un talento naturale», dice Jacquet) è una specie di Pippi Calzelunghe: temeraria, testarda, avventurosa al limite del pericolo, lunghi capelli rossi raccolti con due crocchie, vuole fortissimamente diventare amica di una volpe, selvaggia come tutti gli animali del bosco. A furia di appostamenti, ricerca nelle tane, bocconi di pane lasciati qua e là, riesce ad accarezzarla e a conquistare la sua fiducia: l'estate diventa così giornate all'aria aperta, scorrazzando in ogni dove con la coda rossa sempre a fianco.
Ma l'epilogo spiazzante, con morale, è in agguato: la bambina vuole portare la volpe in camera sua per farle vedere la sua tana, ma l'animale rinchiuso diventa furioso e si lancia dalla finestra cadendo a terra coperto di sangue. La bambina aveva voluto trasformare il legame di amicizia in possesso, ma la natura non si può possedere. Il finale buonista che arriva a cacciare indietro le lacrime è con la volpe ferita ma non morta e la bambina diventata mamma (con la voce narrante di Ambra Angiolini) che racconta a suo figlio quell'amicizia immortale.
Molti degli animali usati per il film, volpe protagonista compresa, non sono selvaggi ma addomesticati e la Fondation 30 Millions d'Amis garantisce che non cè stato alcun maltrattamento. In alcune scene invece, una molto tenera con la volpe che vuole rubare una coscia di pollo, sono stati animali selvatici ad avvicinarsi alla troupe durante i molti mesi di riprese.
«Sono dei trucchi, ma non voglio raccontarli tutti - dice il regista - perchè voglio lasciare al pubblico la magia di osservare gli animali e credere che tutto quello che si vede sia vero». Luc Jacquet ha raccontato l'origine del film, «quei 4 secondi in cui con il cuore a mille ero riuscito bambino sulle montagne dell'Ainad avvicinare una volpe e ad incrociare il suo sguardo. È stato sconvolgente». Il film, ammette il regista, «è quasi una favola perchè è un tipo di racconto che in maniera semplice riesce ad arrivare al cuore. Rispetto ai 'Pinguini', La volpe e la bambina non utilizza scenari impossibili e lontani: il messaggio di Jacquet è proprio nel recupero del legame con la natura la più vicina a noi, quella di paesaggi familiari, «ed è la scommessa del film, rinsaldare il legame tra l'uomo e la natura, tornando a toccare la terra e a guardare il cielo. Non a caso al centro c'è la volpe, un animale che con un pò di pazienza può capitare d'incontrare». Il prossimo film? Luc Jacquet, che stavolta ha avuto a disposizione oltre 11 milioni di euro (per i Pingiuni 2,5), non si sbilancia.
Alessandra Magliaro