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Libano - La crisi sempre più profonda affossa le speranze

Libano - La crisi sempre più profonda affossa le speranze

Libano - La crisi sempre più profonda affossa le speranze

 

Domenica 10 Febbraio 2008, 10:50

03 Ottobre 2025, 17:52

ROMA - Il Segretario generale della Lega araba, Amr Musa, ha lasciato ieri Beirut convinto che la sua mediazione abbia ancora possibilità di successo e che la crisi del Paese dei Cedri sia risolvibile con un accordo tra maggioranza filo-occidentale e l'opposizione pro-siriana guidata dal partito sciita Hezbollah. I libanesi però stamani si sono svegliati convinti, ancora più di prima, che la spaccatura interna si sia ulteriormente approfondita e che il piano arabo portato avanti da Musa sia ormai fallito. Ciò mentre il Libano resta senza presidente. Ieri, come ampiamente previsto, lo speaker del Parlamento, Nabih Berri, ha rinviato - per la 14esima volta dallo scorso settembre - la seduta fissata per domani sull'elezione del capo dello Stato. La nuova riunione è convocata per il 26 febbraio.
Il tono delle ultime dichiarazioni rilasciate dai leader dei due schieramenti opposti non lasciano spazio all'ottimismo ed anche il Patriarca cattolico-maronita Nasrallah Sfeir, riferimento spirituale della minoranza cristiana, con una intervista al settimanale "Massira", ha messo da parte la cautela mostrata in questi ultimi mesi e ha lanciato accuse pesanti ad Hezbollah che, a suo dire, «vorrebbe creare uno Stato alternativo in Libano». Il cardinale ha anche condannato, senza nominarla, la Siria.
La via d'uscita alla crisi è la formazione di un governo di unità nazionale che aprirebbe, automaticamente, la strada alla nomina a presidente del capo delle Forze Armate, Michel Suleiman, già indicato dai due schieramenti come il "candidato di consenso". I tentativi di Musa di portare maggioranza ed opposizione ad un compromesso sono però falliti di fronte all'intransigenza delle opposte posizioni. I due leader dell'opposizione, lo sciita Hassan Nasrallah (Hezbollah) e il cristiano Michel Aoun (Libera corrente patriottica) qualche giorno fa hanno ribadito che l'opposizione non rinuncerà al diritto di veto nel governo di unità nazionale. «Non possiamo essere spettatori passivi», ha spiegato Aoun. Immediata è stata la reazione del leader della maggioranza Saad Hariri. «Siamo pronti allo scontro se necessario», ha detto con tono perentorio. Poi ha annunciato che il 14 febbraio, nell'anniversario dell'attentato in cui tre anni fa venne ucciso il padre, l'ex premier Rafiq Hariri, migliaia di libanesi manifesteranno contro il "progetto siro-iraniano".
Dietro le quinte è tornato a muoversi il regime saudita intenzionato a contrastare l'influenza di Siria e Iran in Libano. Riad depositando un miliardo di dollari nella Banca centrale libanese (aveva fatto lo stesso durante la guerra tra Hezbollah e Israele nel 2006) più che garantire la stabilità della lira libanese ha voluto ribadire il suo sostegno al premier sunnita Fuad Siniora. Tornando da una viaggio in Arabia saudita, il leader druso Walid Jumblatt, un acceso antisiriano, ha riferito ai media l'avversione profonda che la monarchia dei Saud proverebbe per Damasco. Riad, ha aggiunto Jumblatt, farà il possibile per ottenere lo svolgimento del processo internazionale sull'assassinio di Rafiq Hariri che una buona parte dei libanesi attribuiscono ai servizi segreti siriani.
Mario Correnti

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