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Ferito a Canosa

Paciolla cercava il suo amico
e sapeva di essere in pericolo

Gli inquirenti mantengono il massimo riserbo sulle indagini che ieri hanno portato al fermo, per tentato omicidio, dei fratelli Sabino e Luciano Carbone

Ferito a Canosacercava il suo amico

Dove è stato trovato Paciolla ferito

TRANI - Era sulle tracce della verità e cercava il suo amico scomparso dall’agosto scorso, forse vittima di lupara bianca: per questa ragione ha rischiato la vita ed è stato ferito alla testa con colpi di pistola sparati sabato scorso da due persone, presumibilmente due fratelli, che ieri sono stati sottoposti a fermo. E’ questa la convinzione degli investigatori sul ferimento di Fabio Paciolla, il 27enne di Canosa di Puglia, a nord di Bari, ferito alla testa sabato scorso con tre colpi di pistola sparati dai suoi aggressori mentre era nei pressi della stazione ferroviaria di Canosa di Puglia e miracolosamente salvo, dopo un delicato intervento chirurgico a cui è stato sottoposto.

Il 27enne sospettava di essere in pericolo. A quanto si è saputo, Paciolla - per il cui ferimento ieri sono stati sottoposti a fermo due fratelli, Sabino e Luciano Carbone, rispettivamente di 35 e 30 anni - appena giunto in Puglia si era recato al commissariato di polizia di Canosa di Puglia (la cui dirigente è Santa Mennea) e aveva raccontato di essere in pericolo e per questa ragione era stato stabilito un successivo appuntamento in commissariato con il pm Giovanni Vaira che coordina le indagini sulla scomparsa di Giuseppe Vassalli (e ora anche sul ferimento di Paciolla). Quando è stato raggiunto dai colpi di arma da fuoco, Paciolla ha chiesto aiuto chiamando direttamente sul cellulare di un investigatore del commissariato di polizia, dando indicazioni sul luogo dove si trovava, dopo essere riuscito - a quanto pare - a sfuggire ai suoi aggressori, dopo essere stato ferito. Quando è stato trovato, Paciolla aveva il volto ricoperto di sangue ed era semi incosciente.

Gli inquirenti mantengono il massimo riserbo sulle indagini che ieri hanno portato al fermo, per tentato omicidio, dei fratelli Sabino e Luciano Carbone, con precedenti penali. In giornata ci sarà la convalida dei fermi.

Intanto Paciolla è piantonato in ospedale: se hanno tentato di ucciderlo, potrebbero farlo ancora, così ipotizzano gli investigatori. La sua 'colpa', probabilmente, è stata quella di cercare con pervicacia il suo amico scomparso, così come hanno evidenziato gli investigatori secondo i quali Paciolla, sin dal principio, si è dedicato con perseveranza e dedizione alla ricerca del suo amico, ma la ricerca della verità lo avrebbe esposto a pericolo.

Per questo motivo lo stesso procuratore di Trani, Carlo Maria Capristo, ritiene che quanto accaduto sabato possa - ha detto oggi incontrando i giornalisti - «riaccendere un riflettore sulla scomparsa di Vassalli».
Al momento, ha detto ancora Capristo, sulla dinamica dei fatti si può solo dire che il ferimento non è avvenuto nel luogo in cui Paciolla è stato soccorso, dopo avere egli stesso chiamato la polizia e chiesto aiuto: il parcheggio della stazione ferroviaria. E’ anche ipotizzabile, hanno riferito gli investigatori, che vi sia stato uno scontro fra Paciolla, i suoi presunti feritori e altre persone, su cui si indaga. Ad accusare i due fratelli sottoposti a fermo, a quanto si è appreso, sarebbe stato proprio il ferito. Dal canto loro i due fratelli negano qualsivoglia responsabilità di quanto accaduto: di certo c'è che la notte di sabato scorso a finire in ospedale, non è stato solo Paciolla, ma anche loro, per farsi medicare alcune lesioni e contusioni. 

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