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L'ambulatorio del delitto della psichiatra potrebbe non riaprire più

L'ambulatorio del delitto della psichiatra potrebbe non riaprire più

L'ambulatorio del delitto della psichiatra potrebbe non riaprire più

 
L'ambulatorio del delitto della psichiatra potrebbe non riaprire più

Mercoledì 25 Settembre 2013, 09:55

03 Febbraio 2016, 03:39

di CARLO STRAGAPEDE
BARI - Saracinesche ancora abbassate al Centro di salute mentale di via Tenente Casale, dove esattamente tre settimane fa la psichiatra Paola Labriola fu assassinata da un paziente. Niente più fiori né bigliettini per la stimata professionista 53enne (evidentemente sono stati raccolti da persone a lei vicine), solo porte chiuse e un cartello sul vetro che spiega il motivo: «La riapertura dipenderà dalle decisioni della magistratura». In effetti la Procura mantiene sotto sequestro i tre locali nei quali avvenne il delitto. «I pazienti possono rivolgersi ai Csm di viale Scipione l'Africano (a Carrassi-Picone - n.d.r.), via Quasimodo (a Japigia) e via Sassari al quartiere San Paolo».

Dalle riunioni riservate all’Azienda sanitaria locale emerge però una ipotesi di lavoro inedita. Che il Centro di salute mentale di via Tenente Casale, l'unico del popoloso quartiere Libertà, possa non riaprire mai più. Perché? C'è una ragione burocratica e ce n'è una, diciamo così, psicologica. Quella burocratica sta nel fatto che il ministero della Sanità preme affinché anche in Puglia i servizi territoriali di psichiatria siano operativi 12 ore al giorno. Posto che il personale medico e paramedico sarebbe insufficiente per coprire 12 ore nei quattro Csm di Bari, è possibile che un Centro venga soppresso. Cioè proprio quello di via Tenente Casale, dove il 4 settembre la dottoressa Labriola è stata assassinata con 60 coltellate mentre lavorava.

I vertici della Asl sanno benissimo che se il Csm di via Tenente Casale non riaprisse mai più le reazioni degli operatori sanitari e dei pazienti sarebbero diametralmente opposte. I primi non si strapperebbero certo i capelli e anzi nel loro animo farebbero silenziosi salti di gioia. Una reazione umanamente comprensibile, dato che lì una loro collega ha perso la vita mentre svolgeva la sua professione. Un atteggiamento confermato dal fatto che alcuni paramedici in servizio in via Tenente Casale risultano in malattia. Altrettanto umanamente comprensibile, tuttavia, è la richiesta di aiuto da parte delle centinaia di pazienti seguiti proprio nel Csm del delitto. Molti di loro esprimono disagio nel doversi spostare negli altri Csm per sottoporsi alle terapie. Un disagio ricollegabile alla difficoltà di spostarsi in città (difficoltà accentuata dalla malattia) ma forse anche alla perdita di quell'abitudine logistica che per un paziente psichiatrico è una specie di cappotto tiepido e rassicurante.

Una bella gatta da pelare per Domenico Colasanto, direttore generale della Asl, e per Michele De Michele, coordinatore dei Csm dell'Azienda: riaprire il centro significherebbe scontrarsi con il tabù che esso rappresenta per gli operatori; chiuderlo deluderebbe i numerosi pazienti della zona Redentore e Libertà.

Colasanto: «Con i vertici della sanità regionale e con il collega De Michele vedremo il da farsi. Domattina (oggi per chi legge) ci sarà una nuova riunione». Solleciterete il dissequestro? «Ovviamente - risponde il dg della Asl - nutriamo il massimo rispetto per il lavoro della Procura, anche se non è escluso che contatteremo il magistrato per conoscere orientativamente i tempi, in base alle esigenze investigative». Quanto all'ipotesi della chiusura definitiva di via Tenente Casale, Colasanto è cauto: «È una delle strade percorribili ma valuteremo con molta attenzione».
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