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di ANGELO SCONOSCIUTO
BRINDISI - L’attuale manualistica dedica poche righe all’armistizio e, puntando su Resistenza e riorganizzazione dello Stato, passa dall’8 settembre 1943 a Salerno, dimenticando Brindisi e il suo territorio quali tiepida incubatrice della nuova Italia, magari senza nemmeno l’alimentazione elettrica e il tepore sufficiente, piuttosto che solo teatro degli ultimi atti di gente che c’era anche prima del Ventennio e che forse pensava di poterci stare dopo. Al «quasi silenzio» attuale vanno opposte le poche righe di Giorgio Candeloro nella sua «Storia dell’Italia moderna» (nella foto, il re Vittorio Emanuele a Brindisi)
8 settembre 1943 Quando lo Stato ripartì da Brindisi
di Angelo Sconosciuto

BRINDISI - L’attuale manualistica dedica poche righe all’armistizio e, puntando su Resistenza e riorganizzazione dello Stato, passa dall’8 settembre 1943 a Salerno, dimenticando Brindisi e il suo territorio quali tiepida incubatrice della nuova Italia, magari senza nemmeno l’alimentazione elettrica e il tepore sufficiente, piuttosto che solo teatro degli ultimi atti di gente che c’era anche prima del Ventennio e che forse pensava di poterci stare dopo. Al «quasi silenzio» attuale vanno opposte le poche righe di Giorgio Candeloro nella sua «Storia dell’Italia moderna». Parlò del «disastro del settembre ‘43» e aggiunse: «il grande conflitto mondiale assunse in Italia anche il carattere di guerra civile. Infatti, mentre dall’11 settembre in poi ricomincia a funzionare a Brindisi, pur con un’organizzazione e un’efficacia molto ridotte, il governo Badoglio, considerato legittimo in quanto prosecuzione di quello in carica l’8 settembre e riconosciuto dagli alleati, il 18 Mussolini annuncia ...l’istituzione della repubblica...».

E dunque, se il gran libro della storia già perde elementi che ricordano l’approdo della corvetta «Baionetta» il 10 settembre e la sistemazione, nei palazzi brindisini, della sede dei ministeri, è utile che non si dimentichi il concetto di riordino dello Stato. È la scienza giuridica, che ricorda come elementi costitutivi di esso siano il popolo, il territorio e la sovranità. Ebbene, dall’11 settembre di 70 anni addietro - il “nostro” 11 settembre -, lo Stato c’era: poco ampio e con una popolazione risibile, ma c’era. E da qui si provvide a emanare nuove leggi, necessarie al ripristino della certezza dei rapporti nella vita del Paese. Le leggi vanno promulgate e pubblicate - dice l’ABC del diritto - ed a Brindisi esse videro la luce sulla «Gazzetta Ufficiale» che si stampava nella «Tipografia del Commercio V(incenzo) Ragione», diceva l’ultima riga di testo utile di questi documenti, il cui gerente era Vittorio Testi. Il primo numero «Serie speciale - anno 84° - numero 1/B» fu pubblicato giovedì 18 novembre 1943, in luogo «P. M. 151».

A scorrere i titoli si notano subito i provvedimenti di riordino, non tanto e non solo per quella comunicazione della Presidenza del Consiglio, con cui si informava che, grazie a diversi passaggi, era stato varato il cosiddetto «Governo dei Sottosegretari», magari sotto la spinta del malcontento dei primi Comitati di liberazione nazionale. Si pensi, ad esempio, che il Regio decreto 30 ottobre 1943, n.1/B risolve una questione formale di grande importanza. Parla dell’«Apposizione del “Visto” alle leggi ed ai decreti» durante l’assenza del Ministro Guardasigilli, per le contingenze di guerra, e lo risolve stabilendo che il visto va apposto dal «capo del Governo», cioè Badoglio, il quale appunto appose il “visto” a quel decreto proprio in virtù della stessa norma che si stava emanando.

Subito dopo - Regio Decreto-legge 30 ottobre 1943, n. 2/B - ecco l’altra norma rilevante: «Sospensione delle norme relative alla emanazione, promulgazione, registrazione e pubblicazione dei Rr. Decreti e d’altri provvedimenti», nonchè decisione - con Regio Decreto 30 ottobre 1943, n. 3/b - della «Pubblicazione di una serie speciale della Gazzetta Ufficiale del Regno». Con Regio decreto-legge 10 novembre 1943, n. 5/B, ancora, si provvide alle «Attribuzioni di Sottosegretari di Stato durante l’assenza, per le contingenze di guerra, dei rispettivi ministri». E da questo decreto legge in avanti si può dire che la macchina burocratica fu ripristinata, con una costante: il sorvolo sulle formalità richieste perchè i provvedimenti avessero efficacia. Non dispregio per queste, ma effettivo riconoscimento delle stesse e piena sottomissione ad esse «non appena - dicono i singoli dettati - le circostanze lo permetteranno». Da «P. 151» furono stampate 6 «Gazzette Ufficiali» nel 1943 e 6 nel 1944. L’11 febbraio 1944 il governo passò a Salerno e mercoledì 16 febbraio 1944 la «Gazzetta Ufficiale» reca come luogo di stampa la città campana. Pubblicò «Provvedimenti circa il ritorno all’Amministrazione italiana di alcuni territori finora sottoposti al Governo Militare Alleato». Il fazzoletto di terra dov’era l’Italia ufficiale si era allargato: stava assumendo un’altra fisionomia, fisica e politica. Brindisi non era più capitale, se mai lo era stata.

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