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Caso Moro, un mese prima di via Fani
un documento anticipava rapimento

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Gero Grassi *


I documenti ci sono da sempre ma o non sono stati capiti, oppure sono stati accantonati perché capiti troppo bene da parte di Governo, Magistratura, Servizi e Commissioni precedenti. In base alla ragione di Stato.
L’attuale Commissione Moro ed il presidente Giuseppe Fioroni invece li hanno letti, riletti ed attenzionati ora, con opportune indagini e ricostruzioni.


Quale è la vicenda? Il documento originale, sotto riprodotto fedelmente, il 18 febbraio 1978, parte da Beirut, presumibilmente dal Colonnello Stefano Giovannone. Dice notizia riservatissima.


È forse la prima notizia del rapimento di Aldo Moro perché i terroristi, di cui parla il documento, sono le Brigate Rosse e la Banda Baider Meinhof tedesca.


La “fonte 2000” cita Habbash e parla di operazione terroristica di notevole portata che salvaguarderebbe impegni finalizzati ad escludere il nostro Paese da piani terroristici (Lodo Moro).


Attenzione: nella chiusura del documento si dice di «non diramare la notizia ai Servizi collegati all’OLP» e questa è affermazione straordinariamente importante perché conferma grandi rapporti tra parte dei nostri Servizi e l’Organizzazione per la liberazione della Palestina.


Lasciamo il documento al lettore e, per ora, alla sua fantasia.


Aggiungiamo che, in una delle lettere scritte dal carcere delle BR, Moro cita il colonnello Giovannone, deceduto anni dopo improvvisamente. Così come misteriosamente è “suicidato”, anni dopo, il capitano dei carabinieri Mario Ferrario, altro protagonista di questa storia. Analogamente sospetta è la scomparsa, nell’agosto 1980, a Beirut di due giovani giornalisti italiani, mai più ritrovati: Graziella De Palo ed Italo Toni che avevano denunciato la copertura, da parte dei nostri Servizi Segreti, della internazionale e clandestina vendita di armi italiana.


Il Maresciallo Oreste Leonardi, capo scorta di Moro, a fine febbraio 1978, è fortemente preoccupato e ai suoi superiori evidenzia necessità di maggiore protezione.


Moro certamente ha saputo di questo documento e il 15 marzo 1978, giorno prima dell’eccidio di via Fani, chiama il Capo della Polizia, non certo per aumentare la scorta al suo studio, come invece sostengono dopo lo stesso Capo della Polizia e i suoi collaboratori Sereno Freato e Nicola Rana. Chiama perché sa ed ha paura.


A questo punto va citato, perché potrebbe avere grande connessione, il documento che il 2 marzo 1978, secondo G71, al secolo il gladiatore Antonino Arconte, parte dal Ministero della Difesa, a firma dell’Ammiraglio Remo Malusardi, Capo della X Divisione SB (Gladio), con il quale si invita il Colonnello Giovannone (G219), Capo dei nostri Servizi Segreti in Medio Oriente, a “prendere contatti immediati con i Gruppi del terrorismo mediorientale al fine di ottenere informazioni e collaborazioni per la liberazione di Aldo Moro”. 14 giorni prima del rapimento.


Io non so se la connessione tra i due documenti è certa.


Le indagini verificheranno cosa lo Stato italiano ha fatto per rispondere al documento proveniente da Beirut.


So che la perizia “Gabella” dice vero il documento Arconte, così come so che a questo documento nessuna presta grande attenzione e fede.


Non so se Arconte dice il vero, ma è verosimile che Arconte abbia intercettato una notizia successiva al documento Habbash.
So per certo che le armi ai palestinesi le vendevano gli italiani e che i palestinesi le hanno date anche alle Brigate Rosse.
So infine che sulla porta di casa, quella mattina del 16 marzo 1978, negli occhi di Aldo Moro, mentre Maria Fida gli impediva di portare insieme il figlio Luca, di due anni e mezzo, c’era la consapevolezza che qualcosa di grave stava per succedere ed il Maresciallo Leonardi, nella telefonata alla moglie di qualche minuto prima, aveva lanciato strani e preoccupanti segnali di immediato pericolo.


* Vicepresidente Gruppo Pd
Camera dei Deputati

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