Martedì 28 Giugno 2022 | 11:45

In Puglia e Basilicata

LA MEMORIA DELLA MAFIA

Strage di Capaci, Bari ricorda il sacrificio dell'agente Dicillo. Le iniziative in Puglia

Strage di Capaci, Bari ricorda il sacrificio dell'agente Dicillo

Il sindaco Decaro alla cerimonia in via Rocco Dicillo

Tante manifestazioni in Puglia per «dimenticare» la tragedia del 23 maggio di trent'anni fa

23 Maggio 2022

Redazione online

BARI - In occasione della XXX edizione della Giornata della Legalità, che ricorre il 23 maggio, anniversario della strage di Capaci, diverse le manifestazioni svoltesi in Puglia e Basilicata. A San Severo il sindaco Francesco Miglio ha alzato l'attenzione sul fenomeno della criminalità, indirizzando un messaggio alla cittadinanza, in cui sottolinea come la strage di Capaci «fu il primo passo di una lucida strategia diretta a colpire lo Stato. L’Italia intera si fermò sgomenta nell’apprendere la ferale notizia: l’orologio segnava le ore 17,57 di sabato 23 maggio 1992. Chi pensava di registrare - in quel giorno, in quell’ora – la morte dello Stato e l’esaltazione vittoriosa della criminalità organizzata, fu smentito in modo assolutamente inequivocabile, poiché si ebbe da parte dei Cittadini una formidabile presa di coscienza che individuò nella mafia l’anti-Stato per eccellenza» sottolinea il sindaco di San Severo, il quale rivolge, infine, «il mio commosso e grato pensiero a quanti hanno dedicato la vita intera al servizio dello Stato, fino al supremo ed ultimo sacrificio».

La memoria a Barletta

Con Barletta ricorda Giovanni Falcone e la sua scorta esempi di legalità e giustizia. «Mai come oggi - scrive il movimento - diventa necessaria la memoria storica e gli esempi di “Uomini” al servizio dello Stato e della collettività tutta, perché siano modelli da seguire. Profondere la legalità nella società e soprattutto nei più giovani, è un Dovere che spetta ad ognuno di noi. Lo sviluppo della cultura della legalità è anche un punto fermo della candidata sindaco Santa Scommegna e delle liste come la nostra di Con Barletta che la sostengono, in continuità con quanto lei stessa ha già fatto negli anni passati in Confesercenti. Le idee di Falcone e Borsellino, e di tutti coloro che hanno contribuito alla crescita di questo grande Paese, devono continuare a camminare sulle nostre gambe e su quelle dei nostri giovani».

La memoria a Bari

Questa mattina, nel trentennale della strage di Capaci in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, il sindaco Antonio Decaro, accompagnato dalla presidente del Municipio IV Grazia Albergo, ha deposto una corona d’alloro in via Rocco Dicillo (Triggiano, 13 aprile 1962 – Isola delle Femmine, 23 maggio 1992), a Santa Rita, presso la targa che recita «Non dimenticare». Nel corso della cerimonia, svoltasi alla presenza di diverse scolaresche del territorio, il sindaco ha dichiarato: «Rendiamo omaggio a Rocco Dicillo, agente scelto del reparto scorte che moriva trent’anni fa a bordo di una delle macchine che scortavano il giudice Giovanni Falcone, in quella che da allora tutti conosciamo come la strage di Capaci. Una tragedia che ha segnato per sempre il nostro Paese. Voi bambini non eravate ancora nati, ma dovete sapere che Rocco Di Cillo era un giovane uomo, un figlio della nostra terra, che serviva lo stato e la giustizia. La sua morte, ingiusta, violenta e tragica, insieme a quella dei suoi compagni impegnati a difendere Giovanni Falcone, ha segnato un momento di svolta nella storia del nostro Paese. Anche se le mafie non sono ancora state sconfitte, oggi viviamo in un Paese più libero e più giusto e con voi bambini, che siete la nostra più grande speranza, oggi vogliamo piantare i fiori della legalità in questa aiuola, perché possiate essere testimoni di un cambiamento culturale che segna la strada del futuro». 

«Ringrazio i sindaci italiani e tutti i cittadini che hanno condiviso questo momento di forte valenza simbolica grazie al quale ci siamo ritrovati idealmente uniti, a nord come a sud, non solo per onorare il sacrificio delle vittime delle strage di Capaci, ma anche e soprattutto per esaltare quelle vite che hanno compiuto fino all’estremo il proprio dovere per difendere i valori e i principi fissati nella nostra Costituzione». Lo ha detto il presidente Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro, che alle 17.57, ora esatta della strage, davanti alla facciata di Palazzo di Città, ha osservato un minuto di raccoglimento accompagnato dalle note de «Il silenzio», indossando la fascia tricolore, simbolo dell’unità nazionale e dei valori costituzionali per difendere i quali Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta persero la vita. Nello stesso momento i sindaci di tutta Italia, su iniziativa dell’Anci, hanno osservato un minuto di silenzio. Alla cerimonia, che ha chiuso le iniziative della giornata per il trentennale della strage, sono intervenuti il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, la prefetta di Bari Antonella Bellomo, il procuratore della Repubblica di Bari Roberto Rossi e i rappresentanti delle forze dell’ordine cittadine.

Le parole di Emiliano

«Questa giornata, in Puglia, ha una particolare importanza perché nella strage di Capaci sono morti con Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e Vito Schifani anche due cittadini pugliesi, gli agenti della scorta Antonio Montinaro e Rocco Dicillo. Due regioni, la Sicilia e la Puglia, da quel giorno si sono unite in un vincolo indissolubile di dolore e al tempo stesso di speranza». Così il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, intervenendo questa mattina a una Giunta straordinaria per presentare il progetto regionale 'Storie di Antimafia in Puglià dedicato alla memoria delle vittime innocenti di mafia e alla cultura della legalità, nel trentennale della strage di Capaci. Alla presentazione, oltre agli assessori regionali, sindaci e studenti, ha partecipato anche Tilde Montinaro, sorella dell’agente di scorta Antonio Montinaro.
«Da quel 23 maggio - ha aggiunto Emiliano - un Paese intero si è riconosciuto dalla parte giusta. Dopo questo evento tutto ciò che probabilmente abbiamo dimenticato, e cioè quella divisione che aveva reso più difficile la lotta alla mafia, fu riunificato dalla morte di Giovanni Falcone e poi di Paolo Borsellino». «L'antimafia sociale - ha concluso - nasce in Italia proprio da una intuizione di Giovanni Falcone e anche di Paolo. Erano entrambi consapevoli che non era sufficiente fare solo processi per sconfiggere la mafia, ma occorreva altro».

L'omaggio delle toghe di Bari: 'fare di più e meglio pensando a loro'

«Oggi il pensiero è quello di non sentirmi degno. Credo che ripensando al lavoro fatto da quei colleghi, l’impegno deve essere a lavorare di più e meglio, ad avere la stessa intelligenza che aveva Giovanni Falcone, con l'orgoglio di appartenere alla stessa toga, nonostante i nostri limiti». Sono le parole del procuratore di Bari, Roberto Rossi, nella commemorazione organizzata nel Tribunale di Bari in occasione del trentennale della strage di Capaci. Hanno partecipato tutti i magistrati della giustizia penale barese, indossando le toghe.
«In un momento così particolare per la nostra professione - ha detto il giudice Marco Guida, presidente di sezione - ricordare i due nostri colleghi mi sembra il modo migliore per onorare la loro memoria e la toga che indossiamo». I colleghi Rossella Calia Di Pinto e Giuseppe Battista hanno voluto dedicare il loro ricordo a Francesca Morvillo. Battista, in particolare, ha ricordato che quando partecipò al concorso in magistratura, «al momento di consegnare l’elaborato, indeciso se farlo, una componente della commissione mi sorrise e mi disse 'fossi in lei consegnereì. Quella donna era Francesca Morvillo. Se sono oggi qui lo devo a lei». Oggi tutti i magistrati del distretto di Bari, Trani e Foggia, hanno osservato un minuto di silenzio prima della celebrazione dei processi. «Il grave attentato che ha spezzato le loro vite - dice l’Anm di Bari in una nota - non ha cancellato la memoria dell’impegno nella lotta alla mafia e l’esempio che rappresentano per tutti i magistrati e per le future generazioni di donne e uomini dello Stato».

Il ricordo della sorella di Antonio Montinaro

«Il ricordo dei nomi è importantissimo, perché dopo 30 anni quei nomi, quei ragazzi vengono ancora racchiusi in un nome collettivo: 'quelli della scorta'. Invece pronunciarli restituisce loro dignità e a chi resta storie di vita, sguardi, desideri. E ricordare ci permette di tessere un filo che unisce la storia dei singoli alla storia di tutti. La memoria è un atto di coraggio, non un atteggiamento ma una vera e propria virtù». Lo ha detto Tilde Montinaro, sorella di Antonio Montinaro, caposcorta salentino del giudice Falcone morto nella strage di Capaci, intervenendo questa mattina a Bari alla presentazione del progetto antimafia promosso dalla Regione Puglia.

L'iniziativa della Corte d'Appello di Lecce

A trent'anni dalla strage di Capaci, questa mattina nella Corte d’Appello di Lecce, è andato in scena lo spettacolo teatrale: 'Falcone e Borsellino-storia di un dialogò. di Maria Francesca Mariano, magistrato penale alla Corte di Assise di Lecce impegnata, fin dalla sua prima esperienza in Sicilia, nella lotta alla criminalità organizzata. Un’iniziativa che ha riunito decine di ragazzi delle scuole pugliesi, ed a cui hanno preso parte , tra gli altri: la Presidente del Consiglio regionale della Puglia, Loredana Capone, il Presidente della Corte d’Appello Lanfranco Vetrone, la Prefetta di Lecce Maria Rosa Trio ed il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini. "C'è stato un tempo in cui si diceva che la mafia non esisteva e fu proprio quello il tempo in cui Giovanni Falcone scelse di guardarla dritta negli occhi e scendere in campo in prima linea. Lo fece insieme a sua moglie, la giudice Francesca Morvillo, che con lui condivideva davvero tutto: il senso del dovere, l’amore, la paura di morire». Così nel suo intervento d’apertura Loredana Capone. «Da quel giorno terribile sono passati trent'anni e se nel frattempo le Istituzioni hanno potuto sviluppare i giusti anticorpi per combattere le mafie è stato anche e soprattutto - ha proseguito la Presidente del Consiglio regionale- merito di tutte e tutti quei magistrati che con la loro lotta, il loro sacrificio, ci hanno insegnato che ci sono missioni di fronte alle quali non ci si può sottrarre». Interpretato dagli attori Marco Antonio Romano (nel ruolo di Paolo Borsellino), Mino Profico (in quello di Giovanni Falcone), Liliana Putino (nei panni di Agnese Piraino Leto e Maria Falcone) e Valentina Piccolo (in quelli di Francesca Morvillo), lo spettacolo è stato 'adottatò dal centro studi «Paolo Borsellino» di Palermo e ha visto come madrina per il suo debutto Rita Borsellino. Loredana Capone nel pomeriggio incontrerà gli alunni della scuola secondaria di Collepasso, in Provincia di Lecce, per la presentazione del volume «Conoscere la costituzione italiana, scritto dal sen. Alberto Maritati ed edito dal Consiglio nell’ambito della linea editoriale «Leggi la Puglia».

Caracciolo: ricordare per non rendere vano sacrificio

«Il 23 maggio 1992 in un vile attentato mafioso, persero la vita Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e i tre uomini della scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani. Oggi il gruppo del Partito democratico della Regione Puglia vuole ricordare quella terribile giornata, quelle morti assurde, ingiuste. Plaudiamo all’iniziativa del presidente Michele Emiliano, sempre presente e sensibile a un argomento tanto delicato, che ha presentato un progetto con la Fondazione «Stefano Fumarulo» che promuove la memoria e la cultura della legalità». Lo dichiara il capogruppo del Pd in Consiglio regionale pugliese, Filippo Caracciolo. «Si sente spesso dire - aggiunge - che l’Italia non sa ricordare i suoi eroi, quelli che hanno cercato di insegnarci a stare dalla parte giusta, ma nel caso di Giovanni Falcone siamo di fronte a una grande eccezione: tutti lo ricordano e lo rimpiangono ancora oggi. Noi consiglieri del Partito democratico vogliamo ricordare quel giorno, quei morti, affinché il loro sacrificio non sia reso vano».

Lacarra: la mafia non è stata ancora sconfitta

«Trent'anni fa la strage di Capaci ci ha fatto capire quanto lo Stato poteva essere vulnerabile, ma ha rappresentato anche un punto di svolta nella lotta alla criminalità organizzata che deve essere incessante. Quelle immagini dell’autostrada squarciata vivono nelle menti di ciascuno di noi, come monito costante dell’impegno che, nel nome di quelle vittime colpevoli solo di essere servitori dello Stato, non possiamo permetterci di abbandonare». E’ quanto afferma il segretario del Pd Puglia, Marco Lacarra, nel trentennale della strage di Capaci. «La mafia non è stata ancora sconfitta: a noi ogni giorno il dovere di lavorare affinché i sacrifici di uomini come Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani non siano stati vani. Lo Stato c'è e continua a lottare per un Paese più giusto, dove tutti - conclude Lacarra - a partire dai bambini, possano crescere liberi e lontani dalle logiche mafiose».

Il sindaco Lucera parla al cuore dei giovani

«Carissimi ragazzi e ragazze, oggi è un giorno particolarmente importante per l’Italia intera, perché si celebra la ricorrenza dell'eccidio di Giovanni Falcone, della moglie e degli uomini della sua scorta.
Sono trascorsi esattamente 30 anni da quel terribile giorno e sento il dovere, in qualità di primo cittadino, di rivolgermi a Voi per condividere e non dimenticare una delle pagine più nere della nostra storia recente. Quel giorno di 30 anni fa morì Giovanni Falcone, grande servitore dello Stato, unitamente alla moglie ed ai valorosi uomini che componevano la sua scorta, ma Vi garantisco che quel sacrificio non fu vano. Diede, infatti, la forza alla nostra Nazione ed al nostro Popolo, di combattere con più vigore ed efficacia il “cancro mafioso” che ha da sempre soggiogato interi territori. Se non ci fosse stato il lavoro pregevole della Magistratura, delle Forze dell'Ordine e di tanti altri servitori dello Stato, le mafie avrebbero avuto la meglio sulle nostre comunità. Oggi voglio rivolgermi a Voi affinché comprendiate l’importanza della legalità ed, al contempo, il rispetto della cosa pubblica, valori fondamentali e non barattabili. Ricordatevi, care ragazze e ragazzi, che dove c'è rispetto comune e senso dello Stato è difficile che la delinquenza sopravviva, si rafforzi e proliferi. È di dominio pubblico che in molte zone della nostra Italia ci sia povertà, abbandono scolastico e disagio sociale. Sappiate che è proprio in questi contesti che la malavita organizzata prende corpo e si rafforza. La gente si sente abbandonata, sente la distanza dello Stato e qualche volta, commettendo un gravissimo errore, pensa che il crimine possa essere uno strumento di sopravvivenza, di aiuto e, paradossalmente, anche di riscatto sociale. Non c'è errore più grande!
È per ricordare queste poche e fondamentali “regole civili” che Vi invito, perché siete il futuro della nostra comunità, ad essere coraggiosi nell’occuparvi del bene comune e nell’avere la forza di cambiare le cose, con i singoli gesti del vivere quotidiano ossequiosi delle regole. Non siate fermi, non permettete a nessuno di mettervi in un recinto, ribellatevi alle ingiustizie e siate rivoluzionari nel rispetto della Legge. Solo così potrete imporre la grande forza della Legalità. Un forte abbraccio a Voi tutti dal Sindaco e dall'intera Amministrazione Comunale di Lucera» scrive il sindaco Giuseppe Pitta.

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