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IL CASO

Potentini rapiti in Mali, stretta dei Langone sulla Farnesina. E Roma apre un'inchiesta

Potentini rapiti in Mali, stretta dei Langone sulla Farnesina

Domani Daniele, figlio dei coniugi e fratello di Giovanni, sequestrati dagli jihadisti, si recherà dal ministro Di Maio per avere notizie

22 Maggio 2022

Redazione online

RUOTI (POTENZA) - La Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine in relazione al rapimento in Mali della famiglia Potentina, avvenuto giovedì scorso. Nel procedimento, coordinato dall’aggiunto Michele Prestipino, si procede per sequestro di persona per finalità di terrorismo. Le indagini sono affidate ai carabinieri del Ros che hanno trasmesso a piazzale Clodio una prima informativa. 

Oggi Daniele Langone si recato personalmente alla Farnesina «per cercare di avere notizie sui propri familiari rapiti in Mali. Al suo fianco il ministro Di Maio, il quale mi ha informato che seguirà personalmente questa brutta vicenda che tiene in apprensione la nostra comunità». Il sindaco di Ruoti, Anna Maria Scalise, trasmette alla «Gazzetta» il sentimento che sta vivendo il paese del Potentino, dove sono conservate le radici di Rocco Langone (64 anni) e sua moglie Donatella Caivano (62 anni), che vi hanno vissuto per un ventennio sino agli anni Ottanta del secolo scorso. A Ruoti vive la sorella di Rocco, Anna Maria Langone, che è, comprensibile che sia, preoccupatissima per il fratello (a quanto pare soffre di problemi cardiaci), la cognata ed il loro figlio Giovanni (42 anni), suo nipote. I tre, la tarda sera di giovedì 19 maggio, a Sincina, villaggio nel Sud della Nazione africana, sono stati tratti in sequestro «uomini armati», ha riferito una fonte della sicurezza maliana senza fornire dettagli su chi potrebbero essere i rapitori che hanno agito. La fonte ha rivelato che sono in corso «contatti diplomatici», facendo intuire l’esistenza di trattative.

La località del rapimento si trova «a una decina di chilometri da Koutiala», ha precisato un politico locale riferendosi a una cittadina situata a circa 100 km dal confine con il Burkina Faso e a 300 dalla capitale maliana, Bamako. I sequestratori erano «a bordo di un veicolo», ha riferito il politico parlando di «italiani» appartenenti ai Testimoni di Geova così come il cittadino togolese che è stato anche rapito. La coppia non era in Mali per conto del movimento religioso cristiano e millenarista, ha precisato l’Associazione dei Testimoni di Geova del Senegal, responsabile per l’area: «Da quasi un anno - ha ricordato un suo portavoce - non abbiamo alcun missionario» né «alcun religioso» sul posto sebbene, come è ovvio, ci sono «Testimoni di Geova in Mali come in molte altre parti del mondo» che professano la propria fede. I tre potentini rapiti in Mali, infatti, erano iscritti all’Associazione dei Testimoni di Geova del Senegal, competente pure per il Mali. Di loro da giorni non si avevano notizie.

Dopo la pensione, tre anni fa, i coniugi Langone hanno raggiunto uno dei loro figli, Giovanni, in Mali già dal 20017. Il sogno era quello di aprire una Sala del Regno, un luogo di culto, a circa 300 chilometri dalla capitale Bamako, a Sincina. Qui credevano di essere al sicuro, ma  al momento sono in pericolo. Sono stati tutti e tre prelevati a casa e portati su un pick-up. Insieme a loro anche un amico del Togo. La famiglia Langone, per integrarsi al meglio in Mali, aveva anche cambiato cognome in Coulibaly. Stando a quanto trapelato e al modus operandi dei banditi, sarebbero pronti a rilasciare gli ostaggi in cambio di soldi. Si tratta del primo rapimento che si è consumato nel sud-est del Paese.

Prima di andare in Mali, la famiglia Langone viveva in Brianza. Rocco Langone E la moglie Maria Donata Caivano (conosciuta come Donatella), erano residenti da anni a Triuggio, mentre il loro figlio Giovanni risiedeva a Lissone. «Sono andati via nel 2019, bravissime persone, sempre disponibili e al servizio degli altri». Così l’inquilino che vive in affitto in una porzione di abitazione della famiglia Langone, padre, madre e figlio rapiti in Mali, ha descritto i suoi padroni di casa. «Abbiamo paura perché sappiamo che chi ha preso i nostri familiari è molto pericoloso. Ci aiuti lo Stato italiano» ha detto Vito Langone, fratello di Rocco. 

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