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In Puglia e Basilicata

I dati

Ristorazione e turismo: la Puglia vede «rosa» la Basilicata vede «nero»

Ristorazione e turismo la Puglia vede «rosa» la Basilicata vede «nero»

La crisi della ristorazione

Con le misure anti-Covid che si allentano e le temperature che si alzano, la Puglia dell’accoglienza e ristorazione vede «rosa» mentre la Basilicata «nero». Il motivo è semplice: per i lucani l’emergenza sanitaria non è affatto finita.

04 Aprile 2022

Marisa Ingrosso

Con le misure anti-Covid che si allentano e le temperature che si alzano, la Puglia dell’accoglienza e ristorazione vede «rosa» mentre la Basilicata «nero». Il motivo è semplice: per i lucani l’emergenza sanitaria non è affatto finita.

«Confcommercio in provincia di Potenza come in tutta la regione – dice il presidente Fausto De Mare - continua a monitorare due settori in particolare la ristorazione e la ricettività. Il “primato” di regione con il più alto numero di positivi per residenti preoccupa per il calo di consumi specie al ristorante. C’è un clima di scoraggiamento al pasto fuori casa. Per le imprese lucane la crisi sembra non avere fine: non bastavano due anni di pandemia che hanno azzerato quasi tutto il giro d’affari del settore con conseguenze pesantissime dal punto di vista occupazionale. Con l’improvviso rialzo dei prezzi delle materie prime e dell’energia che ha fatto ricadere gli imprenditori del settore nella nebbia dell’incertezza al punto che il fatturato della ristorazione non tornerà ai valori pre Covid fino al 2023 per 6 imprese su 10».

Il pugliese Maurizio Pasca, vicepresidente nazionale Fipe-Federazione italiana pubblici esercizi, vuole essere ottimista: «Non è che siamo tanto contenti delle mascherine all’interno dei locali, non ha senso, ma alla fine di aprile dovremmo tornare nella quasi normalità. Questa richiesta di green pass nei locali al chiuso potevano anche risparmiarsela, però ora speriamo di potere gestire le nostre attività. Il nostro settore è stato fortemente penalizzato, ma l’importante è tornare a vivere, anche se abbiamo una importante mancanza di personale. Forse preferiscono accedere al reddito di cittadinanza. Mancano circa 120mila addetti, camerieri, cuochi piazzaioli. Poi abbiamo avuto pochi ristori, rispetto alle perdite. Ma l’importante ora è cercare di ripartire». «Io – conclude - vedo già molte richieste sia per il Salento sia per altre località turistiche. Ritengo che, dopo due anni di restrizioni, chiusi in casa, ci sarà voglia di tornare a vivere».

Anche Federalberghi Puglia pare concentrata sulla ripartenza. Le nuove regole non sono un problema («si va in discesa», dicono). E il polso della situazione è che «in Puglia l’economia turistica è ancora inesistente, ma sicuramente questa estate faremo il “botto” con gli stranieri. Sempre se non scoppia una terza guerra mondiale».

Ricordiamo che (dati Rapporto annuale 2021, Ufficio studi della Fipe), in Puglia sono attivi circa il 6% di tutti i ristoranti e bar d’Italia (sono 20.193), mentre la piccola Basilicata sfiora l’1% (sono 2.891). Però sono per lo più attività “fragili” da un punto di vista della gestione e finanziario, in quanto nelle regioni sono presenti soprattutto ditte individuali e in numero superiore anche alla media nazionale.

Per loro questi anni pandemici sono stati feroci: nel 2021, il rapporto “iscritti/cessati” ci dice che in Puglia hanno chiuso i battenti 650 attività di ristorazione (446 le ditte individuali) e in Basilicata 63 (46 le individuali); per i bar il saldo negativo in Puglia è di -296 attività (201 le ditte individuali) e -26 in Basilicata (23 individuali).

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