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Bari, l'ospedale in Fiera utile per cure e vaccini ai profughi ucraini

Bari, l'ospedale in Fiera utile per cure e vaccini ai profughi ucraini

Bari, l'ospedale in Fiera utile per cure e vaccini ai profughi ucraini

 
Marco Seclì

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Marco Seclì

Bari, bufera sull’ospedale in Fiera. I sindacati: disastro annunciato

L’ipotesi della Regione sulla struttura anti-covid, destinata a chiudere il 31 marzo

Domenica 06 Marzo 2022, 09:51

BARI - Destinato a sbaraccare il 31 marzo con la fine dello stato d’emergenza legato alla pandemia, l’ospedale Covid della Fiera del Levante può costruirsi un futuro sulla nuova emergenza, quella umanitaria causata dalla guerra in Ucraina?
Uno spiraglio è aperto, in considerazione del fatto che l’accoglienza dei profughi potrebbe comportare l’allestimento di strutture sanitarie dedicate, utili ad assicurare sia le eventuali cure ospedaliere che le vaccinazioni degli ospiti (in Fiera è attivo anche l’hub vaccinale).
In attesa delle decisioni del governo Draghi che potranno orientare le scelte, nel Covid Hospital della Fiera sono ancora assistiti una trentina di pazienti. Quando il virus picchiava duro, i 150 posti letto disponibili, fra terapia intensiva e area medica subintensiva, sono stati essenziali per salvare vite e impedire il collasso degli altri ospedali. Oggi la situazione è ben diversa: contagi e ricoveri calano giorno dopo giorno e il 31 marzo gli eventuali pazienti ancora presenti saranno trasferiti nelle altre strutture.
Non sarebbe un problema in questo momento. Ma uno stop sic et simpliciter della gestione emergenziale a partire dal primo aprile non è esente da problemi che la Regione si prepara a fronteggiare. L’assessore alla Salute, Rocco Palese, non nasconde la preoccupazione. «Passare in modo brusco, dall’oggi al domani, dalla gestione sanitaria d’emergenza a quella ordinaria è un errore - taglia corto - anzitutto perché dobbiamo ricordarci sempre che la pandemia non è finita e che ci ha già insegnato di non cantare vittoria troppo presto». Sarebbe il caso perciò, sembra suggerire l’assessore, di adottare una linea di prudenza prima di dismettere i presidi anti-Covid.
Palese di sicuro considera necessario «per l’intero Paese - sottolinea - un periodo transitorio che permetta la riorganizzazione dei servizi dopo due anni di stop».
Uno degli esempi emblematici del caos che potrebbe scatenarsi, in tutta Italia, in assenza di un passaggio intermedio e meno brusco, sono i piani terapeutici individuali. Ovvero quelli che ogni anno gli specialisti stilano per i pazienti oncologici, diabetici, trapiantati, in dialisi, psichiatrici, e che vengono validati dagli uffici distrettuali delle aziende sanitarie per entrare nel sistema e ottenere le esenzioni per le cure e l’assistenza. Solo in Puglia sono migliaia. Per due anni i piani terapeutici sono stati prorogati. «Dal primo aprile, con la fine dell’emergenza - avverte Rocco Palese - migliaia di persone si riverseranno su specialisti e Asl per rinnovarli. Ecco perché ho già inviato una circolare alle Asl per allertarle sulla questione, affinché possano prepararsi per tempo».
Altra patata bollente è l’esenzione ticket, anch’essa prorogata fino al 31 marzo. «Di punto in bianco in migliaia si ritroveranno senza», osserva l’assessore. Una serie di ragioni che rendono «quanto mai opportuna - ribadisce - una norma transitoria del governo per gestire il passaggio in modo meno traumatico». Anche perché lo stato d’emergenza permarrà, sia pure con una motivazione diversa dalla pandemia. «Su molti temi il confronto tra governo e Regioni è ancora aperto, spero che si arrivi a un punto d’incontro». E in questo ambito anche il destino dell’ospedale Covid della Fiera potrebbe non essere ancora segnato dalla smobilitazione fissata al 31 marzo, come ricordato pure dal prefetto di Bari.
Se nell’ottica dell’accoglienza dei profughi, si vedrà. «Intanto - dice Palese - ci stiamo attrezzando anche per eventuali ricoveri e per le vaccinazioni. Ma una decisione sul da farsi dovranno prenderla non solo la Regione, ma anche il Comune di Bari e l’ente Fiera».
primi arriviE ieri a Bari sono arrivati i primi profughi ucraini: tre donne e due bambini che saranno accolti dal Comune di Molfetta. Lasciato l’aeroporto, sono stati accompagnati dall’assessore Gianna Sgherza e dagli operatori dei servizi sociali e dell’integrazione e dell’accoglienza in una struttura dove saranno sottoposti a controlli sanitari, tampone e vaccino. Poi entreranno nel programma Sprar. I cinque ospiti «pugliesi» fanno parte degli 11.323 entrati in Italia dall’inizio del conflitto. Le principali destinazioni: Roma, Milano, Bologna e Napoli, dove spesso si ricongiungono con familiari e conoscenti che già vivono in Italia.

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